Arce, parla il presidente Marrocco

Arce, parla il presidente Marrocco

Articolo apparso sul Nuovo Corriere Laziale del 21 dicembre 2015

La squadra ciociara sta inanellando una serie di risultati positivi: la matricola arcese, infatti, dopo un avvio scazonte, s’è ripresa totalmente e sta mettendo in campo un buon calcio. Subentra mister Mizzoni, l’Arce inizia a vincere e ad essere tremendamente costante, nonostante i pochi gol segnati rispetto la posizione occupata in classifica. Il ‘Nuovo Corriere Laziale’ ha interpellato il Presidente Alessandro Marrocco per un’inter‐ vista a 360° sulla situazione dell’Arce e su quella del Girone B del Campionato d’Eccellenza. Situazione non molto florida, a seguito dei casi di Gaeta e Palestrina.

L’Arce occupa una posizione insolita per il campionato d’Eccellenza, essendo una matricola. E’ il caso di dire che – forse – un avvio del genere non se lo sarebbe aspettato nessuno: dove vuole arrivare l’Arce?
«Il nostro avvio non lo auguro a nessuno: abbiamo inanellato quattro sconfitte di seguito! (ride nda) Complessivamente, però, il 2015 è stato molto positivo: abbiamo fatto una rincorsa, conclusasi nell’ultima giornata con l’accesso ai play-off, dopodiché c’è stato il passaggio in Eccellenza. Come promesso ai ragazzi il giorno precedente la partita della finale dei Play-off di Promozione, sarebbero stati tutti riconfermati, qualora avessimo vinto. Abbiamo puntato sul gruppo che avevamo da quattro anni, dalla Promozione, inserendo un paio di innesti. Inizialmente, in Eccellenza, abbiamo pagato lo scotto della poca conoscenza della categoria e di una serie di infortuni (quello di Corsetti ad inizio stagione  ne è un esempio nda) ci hanno portato ad inanellare quattro sconfitte nelle prime quattro giornate. Successiva- mente ci sono state le dimissioni di mister Carlini e qualcosa è cambiato, qualcuno è rientrato in squadra, stiamo lavorando abbastanza bene – devo essere sincero – lo dimostrano le vittorie con la Vis Artena e con l’Anzio: se la vittoria con l’Artena poteva essere un episodio, ci siamo riconfermati subito dopo fuori casa, ora ci aspetta Itri (giocata ieri e finita 3 a 3 nda) e poi andremo a Ciampino!»

Prima ha fatto riferimento all’ultima partita del campionato di Promozione dicendo di aver riconfermato tutti, dopo il paradigma – anche dopo le ultime vittorie – rimane lo stesso: “squadra che vince non si cambia”?
«Sì, certo: domenica (ieri nda) cambiamo per un infortunio e una squalifica ma e secondo me l’intelligenza di un allenatore si vede da queste fasi: in questi momenti positivi, infatti, si deve poter continuare quello che s’è fatto e non improvvisare. La continuità nel calcio, così come nella vita e nel lavoro, penso che sia la cosa più importante».

Mizzoni, insomma, primo artefice di questo Arce.
«Assolutamente sì! In questo momento parlano i risultati e gli stanno dando ragione. Certo, il campionato sarà fatto di alti e bassi ma nella fase attuale siamo contentissimi».

Anche perché gli alti e bassi sono, comunque, propri di una matricola…
«Per carità: siamo entusiasmati noi per primi dai risultati ed è bene restare coi piedi per terra, anche se sto già vedendo “qualche articolo di troppo” sui giornali. Sono una persona umile e mi piace parlare alla fine: ad inizio campionato avevo un paese contro, così come gli addetti ai lavori: quando ho presentato la squadra mi hanno irriso, svilendo le possibilità della squadra. Tuttavia i ragazzi hanno fatto il loro 50%, per il resto, taccio, giacché mi piace parlare alla fine di tutto, come ho detto. Nel primo mese di Eccellenza, infatti, venivamo screditati per il fatto di non essere all’altezza della categoria e siamo stati zitti, tornando al lavoro. Ho visto, nei giorni scorsi, che il mister ha rilasciato qualche dichiarazione ma in settimana imporrò il silenzio».

A proposito di dichiarazioni e sconfinando per un attimo dall’Arce, lei che idea s’è fatto sulla vicenda-Gaeta?
«Io ho un’idea mia del calcio: è come se fosse un’azienda. Nasce tutto per passione, certo, ma passione significa amore, malattia e ossessione, anche da risultati. Vanno cercando “Maria per roma”, coloro che cercano troppi risultati e sono ossessionati da essi. La verità è che una squadra è un’azienda: se hai possibilità di comprare, compri. Se non puoi farlo devi aspettare, lavorare ed incamerare, gettando le basi per il momento più florido e scegliendo le persone giuste, ovviamente. Certo è che dopo quattro-cinque anni, quando gli utili ti hanno permesso di reinvestire in azienda per crescere, lo fai. Altrimenti rimani  legato alla tua realtà e alle tue possibilità; altrimenti non è calcio ma idiozia pura e hai anche vita breve. Io ad Arce sono da solo: ho giurato a me stesso che quando il calcio fosse diventato uno stress mentale, con il problema – magari – dei pagamenti a fine mese, avrei lasciato. Purtroppo, invece, c’è molta gente che vive il calcio per finire su un giornale o per avere un po’ di gloria ma alla fine sono i risultati che parlano».

Riguardo la vicenda, ad esempio del caso Vitale, qualche giorno fa il Presidente del Gaeta ha affidato una lunga risposta alla stampa a riguardo, andando anche nei particolari delle cifre. Lei che ne pensa del fatto che sia Eccellenza che Serie D si stiano avviando verso un semi-professionismo ‘de facto’ con tanto di giocatori che ‘scendono’ tra i dilettanti?
«Io la penso così: prima di comprare un giocatore ci parlo a quattr’occhi. Se il giocatore mi comincia a dire di volere stabilità perché “ho il mutuo di casa da pagare” gli dico che dovrebbe iniziare a lavorare seriamente: per me Serie D, Eccellenza e Promozione rappresentano il dilettantismo. Fino a 25 anni alternando – magari – calcio e università, ci può stare, ma chi cerca di vivere col calcio nel campo del dilettantismo deve pensare di entrare a far parte del mondo del lavoro. Quando leggo che un giocatore a trent’anni campa di calcio, nell’ambito del dilettantismo, prendo il giornale, leggo e mi ci faccio una risata sopra. Non accetto, ad esempio, che ci sia un giocatore che prende 500€ e che viva solamente di calcio, oppure qualcuno che mi chiede certezze perché deve pagare il mutuo di casa calcando i campi da gioco e prendendo 650€. Come fai a pagare il mutuo con quei soldi solamente? Ammetto che in passato c’erano cifre più alte: sono stato agente FIFA (quando sono diventato Presidente ho messo da parte il tesserino) e – ad esempio nel 2006 – anche in Eccellenza giravano numeri molto alti. Ciò non toglie che non ho mai condiviso queste pratiche: è assurdo, è più forte di me. I giocatori che scendono di categoria li concepisco solamente nell’ottica in cui, verso i trent’anni, sono amanti del calcio e vanno a giocare in Prima Categoria nella squadra vicino casa, mantenendo comunque un lavoro. Certo è che se un atleta pensa di sbarcare il lunario con il calcio dilettantistico…è improbabile»

Marco Piccinelli

Marco Piccinelli

Studente di Scienze Storiche presso l’Università di Tor Vergata. Scrivo per il ‘Nuovo Corriere Laziale’ , ho un blog su Formiche.net. Ho scritto per Controlacrisi.org, Lindro.it, Oltremedianews.com, ‘Terra’ e ‘il manifesto’. Nicchista per vocazione. Generalmente leggo parecchio.

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