Andrea Persia: «Vigor Perconti, ti porterò sempre nel cuore»

di Marco PICCINELLI 

Apparso sul Nuovo Corriere Laziale del 27/6/2016

Andrea Persia approda al Pomezia, in Eccellenza, dopo una stagione ‘al massimo’ alla guida della Juniores blaugrana della Vigor Perconti, confermatasi Campione d’Italia per la seconda volta consecutiva. Il mister di Primavalle, dunque, torna tra i ‘seniores’ a seguito di una stagione in cui la sua Vigor ha avuto un ruolino di marcia impressionante: nel solo girone B del campionato (fasi finali escluse, sia nazionali che regionali) la squadra ha vinto 25 partite su 30, pareggiandone 3 e perdendone solo 2; 80 gol realizzati e un numero irrisorio di gol subiti, 17. I numeri ‐ e il gioco mostrato dalla Vigor nel corso di questa stagione ‐ parlano da sé e la squadra di Persia con determinazione, umiltà e sacrificio, costruisce quel che le malelingue, forse bisbigliando, iniziavano a far serpeggiare ad inizio stagione. Prendere le redini della Juniores di Bellinati, alla Vigor, sarebbe stato come suonare dopo Jimi Hendrix sul palco di Woodstock e i paragoni tra l’uno e l’altro tecnico, dai ‘lontani’ spalti, erano fin troppo ovvi e scontati. Pur tuttavia, Persia si rimbocca le maniche e dimostra di saper contare, e anche molto, per la verità. Così come dirà al ‘Nuovo Corriere Laziale’ lo stesso Maurizio Perconti: «il nuovo Bellinati». A Persia bastano dieci mesi. La Vigor vince il campionato, conquista il titolo regionale contro un Tor di Quinto (a guida Vergari) per nulla semplice da battere, si fa largo tra le finali nazionali ed elimina tutti uno dopo l’altro. Arriva, alla fine, anche il titolo nazionale, a coronamento di una stagione sostanzialmente perfetta.

Spero tu possa perdonarmi per l’ovvietà della prima domanda: perché lasciare la Vigor in un anno in cui hai vinto tutto, alzando sia il trofeo regionale che conquistando il titolo nazionale?
«Non è stato un ‘lasciare la Vigor’: Francesco (Bellinati nda) s’era preso un anno sabbatico dalla sua categoria, che era la Juniores per l’appunto, dato che ha sempre guidato la squadra. Io già sapevo che, l’anno prossimo, Bellinati avrebbe ripreso la squadra. Successivamente, s’è prospettata la possibilità d’andare ad allenare in una piazza importante come Pomezia (dove già sono stato) e dove credo di aver fatto bene. Ne ho parlato col Presidente, a 360 gradi, e abbiamo deciso di comune accordo».

Proprio Perconti, al termine della partita contro il Settimo Torinese in cui Bellinati è corso ad abbracciarti, ha detto «questo fa capire a tutti come viviamo alla Vigor Perconti: noi siamo così».CAMPIONATO DI CALCIO JUNIORES ELITE 2015/2016 - VIGOR PERCONTI VS CALCIO SETTIMO FINALE NAZIONALE
«E’ stato un anno bellissimo, dove dopo tanti anni sono riuscito a raccogliere il massimo che potevo in dieci mesi: titolo regionale e scudetto. E’ stato difficile ma anche una meravigliosa esperienza. La società è, a livello regionale e nazionale, di primissimo livello, ti mette in condizione di lavorare da professionista per come è strutturata, così come anche per la gente che ci lavora. Ho avuto la possibilità di lavorare con un gruppo di ragazzi a cui voglio molto bene e a cui sarò per sempre legato, per tutto il corso della mia vita. Credo molto nel rapporto, come allenatore, oltre al discorso tattico e di metodologia: con questi ragazzi s’è instaurato un rapporto significativo e hanno dato – in ogni occasione – il 110%, tanto per loro, quanto per me. Ci tengo a sottolinearlo a caratteri cubitali. Così come ci tengo a dire che ho avuto la possibilità di incontrare un Presidente straordinario come Maurizio Perconti e di avere avuto accanto a me tanti collaboratori, citando quelli che mi sono stati a fianco per tutto questo cammino: Davide Massimi, il preparatore atletico è stato determinante perché è stato insieme a me sul campo nel corso di tutti gli allenamenti; il preparatore dei portieri Mattia Scalabrin; Raffaele Trinchera, l’anima della Vigor Perconti, un valore aggiunto all’interno di un gruppo in cui ho scoperto di avere un amico; Moreno Grilli, uomo di calcio e che ha vissuto insieme a me tutto questo percorso».

«Porterò sempre nel cuore questi ragazzi, per tutta la vita»

In molti video – facilmente reperibili su Youtube o altri social network – è facile rivederti esultare e invadere letteralmente in campo saltando insieme ai ragazzi per ogni gol segnato. E’ stato un anno calcistico vissuto intensamente, pur essendo stato il primo non a guida di una prima squadra?
«Ho vissuto come se stessi in campo coi ragazzi: ci sono mille immagini, infatti, di me che esulto con foga assieme ai ragazzi. Loro mi hanno trascinato a livello emotivo più di sempre: nei ragazzi ho visto la mia stessa fame, umiltà e determinazione nel voler raggiungere degli obiettivi. Ci lega, in sostanza, un legame viscerale, di sentimento, e ogni volta che loro facevano una giocata, un gol, il mio istinto mi portava a esultare così. E poi, insomma, s’è creato un bel rapporto anche con Bellinati, storia e simbolo della Vigor: è lui che ha portato i titoli alla squadra negli anni precedenti. Ho avuto il piacere di vederlo allenare e di conoscerlo meglio: le immagini della finale a Settimo, poi, insomma, parlano da sé».

Nelle prime occasioni che ci sono state, nelle prime interviste che abbiamo realizzato, emergeva nelle tue parole l’alterità della condizione, o comunque della categoria, dato che per te è stata una ‘prima volta’, alla guida di una Juniores, come vivi il ritorno alla guida di una prima squadra?
«Molto tranquillamente. Anche se, in ogni caso, personalmente, la Juniores della Vigor Perconti la considero una prima squadra, per come è costruita, per come è strutturata ed inquadrata nella società. Chiaramente con ‘i grandi’ ci sono altri aspetti da valutare».

Hai avuto altre proposte da altre squadre, oltre al Pomezia? Perché ritornare proprio a Pomezia?
«No, non ci sono state proposte da squadre di Serie D o professionistiche, anche se mi avrebbe fatto molto piacere e che avrei senz’altro colto. E’ un impegno che ho già assunto quando ero alla guida degli Allievi Nazionali e della Berretti dell’Aprilia: mi piacerebbe molto fare lo stesso con società di Serie A e Serie B. E’ un’esperienza a cui tendo. A me, comunque, piace lavorare ‘coi grandi’ e credo d’avere la maturità di farlo».

Che campionato d’Eccellenza t’aspetti (data l’Astrea retrocessa, neopromosse di liv- ello come Unipomezia e Lepanto Marino o – ancora – allenatori come Gagliarducci dati quasi per certi alla Vis Artena)?
«Conosco molte squadre tra quelle che animano il campionato d’Eccellenza, dato che ho già fatto questo campionato, provando anche ultimamente a seguirne gli sviluppi. Al di là dei valori presenti in altre compagini, ce ne saranno alcune che partiranno con un cospicuo budget e che avranno l’obbligo di vincere il campionato; ce ne saranno delle altre, invece, come noi, che valorizzeranno i giovani e che avranno un gruppo mirato di grandi. La squadra dovrà cercare di fare, insomma, di fare un campionato commisurato alla squadra che viene imbastita. Ovviamente, il nostro sarà un campionato diverso da quello della Vis Artena o da quello dell’Unipomezia o altre realtà: attraverso il lavoro, l’organizzazione del gioco, la scelta di giovani di qualità e vogliosi di crescere e di emergere, coadiuvati da ‘senior’ che saranno la spina dorsale della squadra, cercheremo di colmare il gap con le altre squadre in questo modo. Sapendo, fin da subito, che il nostro obiettivo è quello della tranquilla salvezza, facendo in modo di accogliere tutto ciò che viene in più di positivo».

«E’ stato un anno eccezionale. Perconti? Un presidente straordinario»

Quando hai vinto lo Scudetto Juniores hai detto che è stato il momento più alto della tua carriera d’allenatore, qual è stato quello peggiore?
«C’è stato un momento bello, positivo, ma che in quella circostanza non riuscivo a viverlo pienamente: quando sono andato via dalla Berretti dell’Aprilia, stavo vivendo un momento familiare molto difficile… Avevo le due persone a me più care che stavano male entrambi e, in quel momento, non riuscivo a far conciliare le cose, perché dovevo badare a loro dato che erano tutt’e due in ospedale, ed è stato molto difficile…».

E quelli da giocatore, invece? Sul tuo profilo Facebook, qualche giorno fa, hai cari- cato un video di quello che la stampa definì l’”inferno di Giorgione”

FIRENZE ITALIA 11 GIUGNO 2016, CAMPIONATO DI CALCIO JUNIORES ELITE 2015/2016 - VIGOR PERCONTI VS SETTIMO CALCIO FINALE NAZIONALE NELLA FOTO:

«Quell’occasione era un derby, tra noi (il Giorgione) e il Padova, contro una squadra – insomma – che aveva un blasone e aveva giocato la Serie A. La partita racchiudeva parec- chie tensioni già da sé: noi in campo eravamo sicuramente molto determinati e motivati. Quel che è successo fuori lo abbiamo vissuto dal campo, ogni tanto buttavo un occhio sugli spalti ma nessuno avrebbe mai immaginato che potesse accadere quel che poi è successo. Sono ricordi, in ogni caso, ai quali sono legato e che hanno costellato la mia carriera da calciatore, dato che ho avuto modo di fare parecchie esperienze (Livorno, Massese, Olbia, solo per citarne alcune nda). Un altro aneddoto del genere fu quando, in un Olbia-Trapani, ci fu un’invasione di campo incredibile alla fine della partita, a causa di un arbitro che – ricordo – prese delle decisioni dubbie. Successe di tutto! Queste storie, in ogni caso, al di là dei singoli episodi sui generis, ti fanno stare bene: essere stato calciatore è stata la cosa più importante della vita, oltre a questo scudetto vinto».

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