Tutte le spese di Luca e Giovannino

Tutte le spese di Luca e Giovannino

di Giorgio MIGLIORE

Solo nel 2015 bruciati oltre 2 milioni di euro. Bianchedi e Guadagnini, stipendi da 200mila euro Fondo rischi di 8 milioni “per evoluzione del contesto politico”. L’ufficio del comitato? Nuovo di zecca

“Sono già stati spesi 10 milioni”. In realtà, finora il Coni – da quanto si evince dai bilanci pubblicati in rete – per la candidatura a Roma 2024 ha certificato spese per poco più di 2 milioni di euro. Per la precisione 2.197.363 euro. Questo ovviamente per quanto riguarda il documento finanziario 2015. Come abbiano fatto Giovanni Malagò e Luca Cordero di Montezemolo a spendere quattro volte in soli 9 mesi del 2016 è un mistero, che sarà probabilmente svelato quando alla fine dell’anno il Comitato Olimpico Nazionale pubblicherà il consuntivo 2016. Per il momento sappiamo che il Coni ha dotato il Comitato Promotore di uffici nuovi di zecca all’interno della sede centrale del Foro Italico, per i quali sono stati spesi investimenti strutturali per circa 590.000 euro di cui una parte è servita per riqualificare l’immobile adibito a sede dell’unità operativa per Roma 2024. Per i viaggi in giro per il mondo per promuovere l’immagine di Roma e la sua candidatura, solo nel 2015 sono stati spesi circa 150.000 euro, ma immaginiamo che per il 2016 gli sforzi si siano moltiplicati.

COSTI DEI DIRIGENTI

Ma veniamo ai costi del personale e, soprattutto, dei dirigenti. Se Montezemolo ha svolto il suo incarico da presidente a titolo gratuito, lo stesso non si può dire degli altri rappresentanti e collaboratori vari del Comitato. La coordinatrice ed ex schermitrice Diana Bianchedi, ad esempio, ha firmato un contratto biennale dal valore di 190mila euro (l’anno, ovviamente), a cui bisogna aggiungere altri 38mila euro di quota variabile. Per il direttore della Comunicazione Fabio Guadagnini, volto noto di Sky e Fox Sports, erano previsti per il 2016 ben 200mila euro, più 40mila di possibili premi (chissà se raggiunti, a questo punto). E ancora: 90mila euro per Roberto Daneo, advisor del dossier che aveva già svolto lo stesso incarico per Expo 2015; 100mila euro per il planning manager Simone Perillo, 45mila euro per il programma multimediale di valorizzazione artistico/sportiva della città. Ma anche 40mila euro per chi ha curato il progetto del bacino remiero, o 25mila euro per quello delle gare di vela (che non si disputeranno mai). Alcuni di questi contratti erano a progetto, altri sono già stati stipulati fino al 31 dicembre 2017.

QUALE DANNO ERARIALE?

Per l’anno 2016, la variazione del budget Coni aveva previsto entrate dallo Stato per 9 milioni di euro, più altri 2 milioni sbloccati dal Patto di Stabilità, più ancora altri 2,5 milioni derivanti da sponsorizzazioni, per un totale di 13,5 milioni di euro, mentre fra le spese si era determinato un incremento di costo di 6 milioni di euro, tuttavia non rendicontato. Ma non è tutto. Attenti a questo punto perché è molto importante: in un capitolo del bilancio consultivo 2015 si parla di un accantonamento nel fondo per rischi e oneri di 8.455.000 euro. Ecco come viene giustificato, testualmente: “L’incremento del fondo rischi deriva integralmente dagli accantonamenti effettuati sull’esercizio per il progetto di natura straordinaria di candidatura della città di Roma ai giochi olimpici e paralimpici 2024. Tali accantonamenti derivano dalla valutazione dei rischi, effettuata alla data del bilancio, che potrebbero rimanere a carico del Coni, qualora i finanziamenti pubblici e privati, associati al progetto stesso, dovessero in tutto od in parte venir meno (es. per via dell’evoluzione del contesto politico e delle conseguenti scelte di finanza pubblica) od essere inferiori ai fabbisogni, dovendo comunque l’Ente pienamente adempiere ai propri impegni assunti a monte con il Cio e formalizzati a livello economico, con una prima stima, lo scorso febbraio”. Chiaramente “evoluzione del contesto politico e conseguenti scelte di finanza pubblica” significa che Malagò e i suoi collaboratori erano coscienti del pericolo che il Comune di Roma, una volta mutato il colore politico, potesse cambiare idea sui giochi e, da bravi amministratori, si sono premuniti. E allora? Dove sta il danno erariale tanto sbandierato dal presidente del Coni?

LE ALTRE SPESE

Ma torniamo per un attimo alle spese 2015. Nel bilancio si legge che lo scorso anno sono stati spesi 2,2 milioni di euro per le attività di Roma 2024. La voce più alta è tutt’altro che definita nel dettaglio: 785.000 euro di “altri costi per servizi”. Ma ci sono anche 450.000 euro di supporto tecnico legale, 485.000 euro di collaborazioni e prestazioni professionali, 150.000 euro di viaggi e di trasferte, più altre uscite minori riconducibili a catering, convegni, materiali, merci. Solo un anticipo delle spese ben più consistenti del 2016: nel budget per l’anno corrente, infatti, sono segnati 7,5 milioni di euro di costi previsti. Un +5,1 rispetto al 2015, visto che le attività “avranno particolare impulso considerando che si tratta dell’anno precedente a quello in cui il Cio designerà la città ospitante l’evento”. Quando verrà approvato il consuntivo 2016 si saprà cosa e quanto è stato speso con precisione. Come più volte ribadito dal Coni, sono tutte spese lecite, autorizzate dalla legge e da quella mozione con cui proprio il Campidoglio aveva presentato domanda di candidatura. La stessa che ora la Giunta guidata da Virginia Raggi deve revocare per chiudere ogni discorso su Roma 2024. Nell’ottica del Comitato solo un investimento (inferiore rispetto a quello sostenuto da Los Angeles e Parigi) per vedersi assegnata la manifestazione (e con essa 1,7 miliardi di contributi dal Cio).

Redazione

Il sito del settimanale 'Nuovo Corriere Laziale' testata che segue lo sport giovanile e dilettantistico della regione Lazio.

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