In ricordo di Gustavo Giagnoni, allenatore della Roma tra il 1977 e il 1978

Ufficio stampa As Roma




Il 7 agosto, all’età di 86 anni, ci ha lasciato Gustavo Giagnoni, allenatore della Roma tra il 1977 e il 1978: qui di seguito un breve resoconto della sua carriera e della sua avventura in giallorosso.




Non indossava più il colbacco, regalo di un amico reduce da un viaggio in Lapponia, quando fu chiamato ad allenare la Roma nell’estate del 1977. Gustavo Giagnoni, nato a Olbia nel 1932, ne aveva bisogno perché non sopportava il freddo del nord, dove si era svolta la maggior parte della sua carriera sia da giocatore sia da allenatore. Scoperto il calcio presso i Salesiani, notato subito da alcuni osservatori dell’Olbia, tra i suoi maestri c’è soprattutto Edmondo Fabbri. Con lui vive la straordinaria cavalcata del Mantova che, con tre promozioni in quattro anni, arriva in Serie A e che era soprannominata “il piccolo Brasile”. Inizia ad allenare proprio il Mantova, siede anche sulla panchina del Milan e soprattutto su quella del Torino, dove sfiora lo scudetto e getta le basi della squadra che poi sarebbe arrivata al titolo con Radice nella stagione 1975-76.




Gaetano Anzalone punta su di lui per la grande dose di entusiasmo che riusciva a trasmettere alle sue squadre e per il piglio avanguardistico. All’epoca lo si definiva apertamente un “rivoluzionario” e lui stesso in un’intervista, già da allenatore della Roma, dichiarò: “In Italia sappiamo giocare solo a uomo, mentre il sistema richiede la zona”. Non è stato, quindi, “solo” colui che ha raccolto l’eredità di Liedholm, ma anche colui che ha provato a preparare il terreno per il ritorno del Barone, che proprio grazie alla sua zona conquistò tutti. E forse non è un caso che la stagione del secondo scudetto romanista iniziò proprio contro il suo Cagliari. Dopo il 3-1 a favore della Roma, disse che “la Roma gioca a meraviglia, con la sua zona, da 4 anni”. Forse un pizzico la sentiva un po’ sua, anche vedendoci alcuni calciatori come Conti, Tancredi, Di Bartolomei e Pruzzo, che erano stati allenati da lui.




Accolto a Roma il 21 luglio 1977 dall’Ingegner Renzo Baldesi (Gaetano Anzalone era negli Stati Uniti), Giagnoni appena insediato, chiede l’acquisto di Pietro Paolo Virdis dal Cagliari, che il Club cerca di acquistare (con un’offerta superiore al miliardo più due calciatori in contropartita), ma che non ottiene, mentre su sua indicazione arriva nella capitale Franco Tancredi, che il tecnico aveva avuto al Milan. Esordisce proprio contro il “suo” Torino con una bella vittoria per 2-1, la sua Roma chiude il campionato all’ottavo posto, confermando il piazzamento dell’ultima stagione di Liedholm e vivendo momenti molto intensi. Su tutti, la vittoria per 2-1 col Verona del 19 aprile che allontana molte paure. Il suo abbraccio con Santarini, autore del gol-vittoria, è una delle immagini più belle della sua esperienza romanista. All’ultima giornata la Roma vince 1-0 a Bergamo con gol di Di Bartolomei, con 10 reti capocannoniere stagionale e torna a vincere in trasferta dopo ben due anni e mezzo. Poi Giagnoni vive un’estate complicata in cui emergono le sue perplessità per un progetto tecnico di rafforzamento che, nonostante l’acquisto di Roberto Pruzzo, non vede declinato secondo le sue indicazioni. L’esonero dopo la sconfitta del 5 novembre 1978 contro il Torino (ancora lui…), fotografa il momento difficile della squadra, ma non scalfisce il ricordo di un biennio vissuto all’insegna di una grande professionalità e di un contributo importante alla crescita di Società e squadra.




“L’allenatore è come un manager – disse una volta – deve avere tante qualità. Fra queste le conoscenze tecniche e le capacità di penetrazione psicologica, umana, sono veramente fondamentali”. Una delle tante dimostrazioni delle sue doti umane la diede Giovanni Trapattoni, che era stato suo vice al Milan e che, al termine di un Roma-Juve finito 1-1 dopo che i bianconeri, guidati dal Trap, erano andati in vantaggio, fece dire da un amico comune al tecnico della Roma: “Dite a Giagno che mi sarebbe dispiaciuto vincere questa partita”.

Nel 2012, la sua biografia, “Calci, carezze e sgambetti”, venne pubblicata con in copertina una sua foto con la tuta giallorossa, un’ulteriore riprova di quanto fosse rimasto legato all’esperienza romanista.




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