Capannelle al capolinea: lo storico ippodromo chiude i battenti

di Francesca EMPLER

Due giorni fa, mercoledì 19 dicembre, HippoGroup ha annunciato la chiusura, per il prossimo anno, dello storico ippodromo di Capannelle, inaugurato nell’ormai lontano 1881 e ricostruito nel 1926.




L’ente in questione, gestore dell’impianto, ha precisato che l’attività verrà sospesa poiché l’amministrazione capitolina ha quantificato il canone di concessione retroattivamente in oltre 2 milioni e mezzo di euro annui. HippoGroup sottolinea inoltre che la continuità era già compromessa a causa dell’instabilità in cui versava il settore e dalle scelte penalizzanti del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. Roma, a detta dell’ente, è stata infatti privata, nel corso del 2018, di Gran Premi di storica memoria, estromessa dai calendari e danneggiata nel finanziamento del trotto. Conclude manifestando il grande dispiacere, essendo anche gestori di altre tre strutture ippiche: due a Milano e una a Montecatini. È importante e molto difficile assicurare la qualità e rientrare con il denaro.




La Capitale perderà così un altro grande simbolo della città dopo la chiusura già di Tor di Valle e il trotto, il velodromo olimpico e lo stadio Flaminio. Un altro fallimento per la città, anche se l’ultima parola non è ancora detta. Infatti se qualcuno avesse intenzione di farsi carico della struttura, lo storico ippodromo avrebbe ancora una possibilità. Il Gruppo ha infatti sottolineato che, se il Comune avesse intenzione di prendere in gestione l’ippodromo, avrebbe le necessarie attrezzature e l’adeguata manovalanza.

La comunicazione della chiusura ha suscitato malcontento tra i vari addetti ai lavori. Tra loro Fabio Schiavolin, l’ad di Snaitech, che considera impossibile che nella Capitale una struttura così importante non riesca ad avere un futuro; spera che le istituzioni sentano e possano intervenire.

Una situazione sconfortante e a dir poco scoraggiante. È necessario che qualcuno intervenga; non si può continuare ad assistere alla rovina della città, la Capitale.




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