Venezia, la pittura è viva

di Giuseppe MASSIMINI

In laguna un ricco panorama espositivo con le mostre di Burri, Korzhev, Gorky, Hyong-Keun e Arp.




Venezia non è solo Biennale. Anzi, in questo periodo divorata da masse di turisti, la laguna offre un ricco panorama espositivo che mantiene viva l’attenzione del pubblico verso la “pittura” assente alla 58° esposizione d’arte della Biennale di Venezia. Polemiche a parte iniziamo il nostro tour veneziano dalla mostra Burri la pittura, irriducibile presenza, aperta fino al 28 luglio alla Fondazione Cini, isola di San Giorgio Maggiore. L’esposizione, curata da Bruno Corà, ripercorre cronologicamente le tappe più significative del maestro attraverso molti dei suoi capolavori: dai primi e rari Catrami (1948) e dalle Muffe (1948), presentati in stretto confronto con gli iconici Sacchi (1949-50), ai Gobbi (1950), per arrivare alle affascinanti Combustioni (1953), i Legni (1955), i Ferri (1958), le contorte Plastiche (1960) e l’evoluzione straordinaria dei Cretti (1970), divenuti uno dei temi di ricerca più iconici di Burri, fino ai grandi Cellotex, della metà degli anni Novanta. L’università di Ca’ Foscari omaggia una delle figure più eminenti del panorama pittorico, prima sovietico e poi russo, della seconda metà del Novecento. L’esposizione Gely Korzhev. Back to Venice (a cura di Faina Balachovskaja, Giuseppe Barbieri, Silvia Burini e Nadezhda Stepanova, fino al 3 novembre) costituisce l’occasione per rileggere dopo più di mezzo secolo dal suo debutto veneziano nel 1962, proprio alla XXXI Biennale d’arte, tutti gli aspetti più rilevanti della sua produzione. Dai nudi monumentali alle sua straordinaria nature morte, fino ad alcuni esempi della sua originale declinazione della pittura sovietica: torna in mostra Comunisti, famoso trittico di quella storica Biennale.

Da sinistra Rosso Nero di Alberto Burri, Il nuovo slogan di Gely Korzhev e due opere di Arp




Altra sosta, a Ca’ Pesaro, Galleria Internazionale d’Arte Moderna. Qui visitiamo la mostra Arshile Gorky. 1904-1948. L’esposizione, prima retrospettiva italiana (a cura di Gabriella Belli, fino al 22 settembre), esplora con oltre 80 opere tutta la parabola artistica del pittore, una delle figure cardine dell’arte americana del XX secolo a fianco di de Kooning, Pollock e Rothko. Palazzo Fortuny, invece, si concentra su Yun Hyong-Keun una delle figure più importanti della pittura astratta coreana del secondo dopoguerra, scomparso nel 2007 all’età di 79 anni. La mostra, a cura di kim Inhye, fino al 24 novembre, ripercorre con oltre 55 opere la vita e la carriera dell’artista. Tele scure e toccanti documentano in maniera magistrale il clima dell’epoca. Ultima tappa Palazzo Venier dei Leoni, Collezione Peggy Guggenheim, per vedere la mostra La natura di Arp (a cura di Catherine Craff, fino al 2 settembre). Oltre 70 opere tra sculture in gesso, legno, bronzo e pietra, collage, disegni e tessuti, per una suggestiva e complessa lettura della produzione dell’artista franco-tedesco. Tra i fondatori del movimento data e pioniere dell’astrazione Arp sviluppò un vocabolario di forme organiche che si muovono fluidamente tra l’astrazione e la rappresentazione




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