Le arti al tempo di Dante

Le arti al tempo di Dante

di Giuseppe MASSIMINI

Tre grandi mostre a Forlì e a Ravenna celebrano Dante a 700 anni dalla morte

Tre grandi mostre celebrano Dante a 700 anni dalla morte. La prima Dante. La visione dell’Arte, Forlì, Musei San Domenico (a cura di Antonio Paolucci e Riccardo Mazzocca), racconta sette secoli di fortuna letteraria e artistica della Divina Commedia. Un viaggio nella storia dell’arte con 300 capolavori selezionati dal Duecento al Novecento: da Giotto a Filippo Lippi, da Michelangelo (in mostra con uno splendido disegno di un dannato nel girone dell’inferno) a Lorenzo Lotto, a Tintoretto fino ad arrivare a Boccioni, Casorati e tanti altri maestri del Novecento. Grandi pale di altare, affreschi staccati e prestiti da importanti musei e collezioni di tutto il mondo. La seconda, Dante. Gli occhi e la mente. Le Arti al tempo dell’esilio è ospitata nella Chiesa di San Romualdo a Ravenna. Curata da Massimo Medica e aperta fino al 4 luglio ripercorre, con capolavori assoluti, opere che Dante ebbe occasione di ammirare durante le tappe principali del suo esilio nelle varie corti e città dell’Italia centro-settentrionale. Opere che hanno caratterizzato le vicende dell’arte italiana tra il XIII e il XIV secolo segnata da profonde mutazioni e novità. Si inizia con due celebri capolavori di Cimabue e Giotto che lo stesso Dante ebbe sicuramente occasione di ammirare prima del definitivo esilio da Firenze. Il suo peregrinare lo porta prima nella Forlì degli Ordelaffi e poi a Verona presso la corte scaligera. Preziosi tessuti, oreficerie, tavole dipinte e sculture (queste ultime del Maestro di Sant’Anastasia) documentano la sosta del poeta nella città veneta. In questi stessi anni (1304-05) passa a Padova nel momento in cui Giotto affrescava la Cappella degli Scrovegni, uno dei cicli più innovativi di tutta la storia dell’arte del XIV sec. (“Credette Cimabue ne la pittura / tener lo campo, e ora ha Giotto il grido, / sì che la fama di colui è scura” -Purgatorio, Canto XI). Il successivo passaggio a Bologna (1304-1306) viene documentato da preziosi manoscritti miniati della scuola bolognese del tardo Duecento e del primo Trecento.

Da sinistra, -Madonna col bambino di Cimabue, -Madonna col bambino in trono e due angeli di Giotto, -Sacco votivo di A. De Carolis

A Lucca e a Pisa ha occasione di ammirare le opere di Nicola e Giovanni Pisano affiancate, in mostra, da quelle di Arnolfo di Cambio. Lasciata la corte di Cangrande della Scala a Verona Dante giunge a Ravenna, invitato da Guido Novello da Polenta, signore della città. Muore nel 1321 all’età di 56 anni. Ultima e imperdibile mostra Inclusa est Fiamma, ospitata sempre a Ravenna nella Biblioteca Classense (fino al 17 luglio). Curata da Benedetto Gugliotta, racconta le celebrazioni nazionali per il VI centenario dantesco del 1921. Esposti libri, manifesti, fotografie, dipinti, manoscritti e numerosi oggetti d’arte conferiti come omaggio a Dante e alla città, “ultimo rifugio” del poeta. Tra le opere più evocative il modello in bronzo del monumento di Dante a Trento, realizzato da Cesare Zocchi nel 1896 e i celebri sacchi donati da Gabriele d’Annunzio e decorati da Adolfo De Carolis col motto “Inclusa est flamma” titolo della rassegna. A scandire il percorso albi di firme della Tomba di Dante e della Classense, con autografi di visitatori illustri e di comuni cittadini che, tra XIX e XX secolo, testimoniavano i loro sentimenti durante la visita al sepolcro di Dante. Un anonima fiorentina, scossa dai sensi di colpa, chiese perdono al poeta quasi fosse stata lei stessa, cinque o sei secoli prima, a decretarne l’esilio dalla sua città natale.

Redazione

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