L’intervista: Francesca Provenzano, la forza e la poesia del segno

L’intervista: Francesca Provenzano, la forza e la poesia del segno

di Giuseppe MASSIMINI 

Disegni alle pareti e scaffali di libri arredano con gusto lo studio  in cui Francesca  Provenzano dipinge. Ci troviamo a pochi metri dalla Basilica di Santa Croce in Gerusalemme a Roma. Ci sediamo attorno ad un tavolo dove sono poggiati alcuni fogli appena disegnati. Uno raffigura la torsione di un busto maschile semivestito che ricorda il dettato anatomico michelangiolesco, l’altro approfondisce la conoscenza dell’arte classica per la realizzazione di opere moderne utilizzando la luce come elemento di coesione. Parallelamente alla sua professione medica Francesca Provenzano ha sempre avuto una grande passione per il disegno. Racconta: “ho sempre disegnato, da bambina,  al liceo artistico, negli anni in cui ero impegnata negli studi di medicina e durante l’attività professionale. Ho effettuato numerosi disegni anatomici e tecnici per libri, relazioni e pubblicazioni mediche”.

Ricordi il tuo primo disegno?

Risale alle scuole elementari. Un paesaggio sottomarino con pesci, alghe,  piante. Molto colorato. 

Cosa è per te il disegno?

Una “necessità”: è una modalità di conoscenza del reale, un bisogno profondo che attiva circuiti complessi occhio-mente-mano.

E il colore?

Il colore  attiva emozioni sia in chi dipinge che in  chi guarda, è una grande possibilità espressiva.

Tre disegni di Francesca Provenzano

I tuoi punti di riferimento

L’arte classica, i grandi maestri del 400/500, gli impressionisti…tra i contemporanei Renzo Vespignani, Pedro Cano  e tanti tanti altri. 

In una società sempre più computerizzata sopravviverà la pittura?

Questa domanda richiederebbe una lunga discussione. La pittura del passato fa parte della nostra storia e non si può dimenticare. Per quanto riguarda il futuro le opere digitali sostituiranno il pennello e la matita? Non lo so, ma ho ammirato recentemente a Firenze un’opera digitale di RefiK Anadol effettuata appositamente per Palazzo Strozzi che mi ha lasciato senza fiato: colori che circolano liberamente costruendo e distruggendo forme plastiche in continuo movimento. Ecco, la digitalizzazione aggiunge alla pittura classica la dimensione del movimento. E’ molto interessante, spero di vederne lo sviluppo….

Quanto incide la biografia di un artista sulla riuscita del suo successo?

Nella storia personale c’è tutta l’evoluzione di un artista e quindi sì, la biografia incide sul suo successo.

Se una scatola che contiene gomitoli di lana diviene un’opera d’arte che fine hanno fatto la bellezza e l’emozione?

Anche questo è un argomento complesso. Il “bello” è legato a fattori soggettivi, culturali e sociali.  Io posso solo condividere o meno quanto viene proposto come opera d’arte.

Redazione

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