Archivi categoria: Cronaca

Speciale impianti: parla il giornalista del Tempo Fernando Magliaro. “La prima pietra nei primi mesi del 2018”

Articolo apparso sul Nuovo Corriere Laziale dell’11 Aprile 2016

di Serena GRIMALDI

Dalle tempistiche alle probabili interruzioni dell’iter procedurale, dalle discussioni tra Marino e Zingaretti, dall’utilità delle opere strategiche alla necessità di costruire lo stadio della Roma, Fernando Magliaro giornalista de Il Tempo, offre una panoramica generale sulla situazione attuale riguardo la costruzione dello stadio a Tor di Valle.

Un anno fa si diceva che la prima pietra dello stadio a Tor di Valle non si sarebbe posta prima del 2017. Oggi nel 2016, cosa possiamo prevedere?
«Se va tutto bene, a maggio presentano il progetto, un mese circa perché il Comune lo esamini e siamo a giugno, altri quindici giorni per attivare la Conferenza dei Servizi, i sei mesi della Regione che potrebbero finire a dicembre. Quindi a occhio e croce, se non siamo negli ultimi mesi del 2017, presumibilmente saremo nel primo trimestre del 2018. Purtroppo mi capita spesso di essere smentito dai fatti. Ma il problema è che la Roma ha un pessimo modo di gestire la comunicazione su questa questione. Quando indico il primo trimestre del 2018, intendo che la Conferenza dei Servizi regionale impieghi minimo sei mesi (non saranno mai di meno). Se avesse bisogno di più tempo, si potrebbe fare il cosiddetto “stop and go”, cioè la Conferenza può interrompere il suo countdown di 180 giorni di lavoro, per eventuali problematiche di natura progettuale, ma solo di un certo rilievo: ad esempio, non per cambiare un tipo di albero ma per rivedere il progetto della metropolitana. Però l’interruzione non è quantificata, possono volerci altri sei mesi, inoltre l’eventuale maggioranza in Campidoglio potrebbe decidere di modificare la delibera e quindi azzerare l’iter. Però questi passaggi al momento non sono facilmente prevedibili»

L’ex sindaco Marino pare che stia spendendo molta energia per questo stadio, tanto da accusare la Regione di voler fermare il progetto. In questo senso come sono i rapporti tra Marino e Zingaretti?
«Marino? Potremmo parafrasare Renzi. Io ammetto di non avere avuto mai grande simpatia per Marino. La Regione non ha fermato nulla perché non ha ancora nulla, il progetto non è ancora stato presentato. Detto questo i rapporti tra Marino e Zingaretti non ci riguardano perché grazie a Dio Marino non è più il sindaco e ha smesso di fare danni. Per il resto la Regione intende portare avanti velocemente il progetto, però ovviamente ha delle riserve sull’iter procedurale del Campidoglio, parliamo di iter burocratici e questioni urbanistiche. Ciò detto, Zingaretti è un tifoso della Roma e non credo abbia alcuna intenzione di mettere i bastoni tra le ruote, considerato che ha salvato dal fallimento Parnasi con l’acquisto di una delle due torri di Eur Sky che stanno di fronte ad Euroma2. Visto anche che Parnasi è uno dei grandi sponsor del PD e di Zingaretti, dubito che voglia boicottare un’opera di questo genere»

Costruire uno stadio a Tor di Valle vuol dire anche riqualificare tutta la zona e i collegamenti, ovvero realizzare le opere cosiddette “strategiche”. Non è un po’ troppo complicato e oneroso?
«La complicatezza è un concetto che tecnicamente non esiste. Oggi siamo in grado di costruire aeroporti sull’acqua, però è costoso, sì. Ad esempio non è che la metropolitana a Roma non si può fare a causa del problema archeologico. Stesso discorso vale per lo stadio. Al Comune i costi non interessano perché è un’opera privata, compresi i pagamenti delle opere di interesse pubblico. Quando erano in corso le trattative, il Comune ha chiesto determinate cose per un valore di trecento milioni di euro e i proponenti, la Roma e Parnasi, si sono impegnati a rispondere. Se poi sono troppo onerose rinunceranno a tutto il progetto. È il motivo per cui ho dubbi su come potrebbe procedere al riguardo l’eventuale nuovo sindaco dei cinque stelle: la Raggi non credo cancellerà la delibera ma potrebbe decidere di discutere alcuni parametri in maniera tale da rendere talmente oneroso e improduttivo questo investimento che saranno gli stessi proponenti a rinunciare. Riguardo la riqualificazione, sono andato più volte a Tor di Valle a fare sopralluoghi e peggio di come sta ora è impossibile. Tu hai usato l’espressione opere strategiche, io sinceramente ho molti dubbi riguardo la loro strategicità: ponti, autostrada, trenino, metropolitana ecc., non sono opere realmente strategiche per la città, non se ne avverte il bisogno, ma servono fondamentalmente allo stadio e diventeranno strategiche in un secondo momento. Mi spiego meglio: la metro C è un’opera strategica a prescindere poiché nel centro storico ci sono quattro fermate metro, Colosseo sulla B, Barberini, Spagna e Flaminio sulla A, mentre la zona di Piazza Navona ha solamente gli autobus. La metro C che dovrebbe avere le fermate di Venezia e Chiesa Nuova andrebbe a completare il servizio. Ma la diramazione della metro B da Piramide a Tor di Valle non serve a nessuno, è lo stadio che giustificherebbe quella linea. La stessa cosa vale per il nuovo svincolo a Parco de’ Medici, per i lavori sulla Roma – Fiumicino. L’unica opera strategica che dovrebbe sussistere indipendentemente dallo stadio sarebbe l’adeguamento della strada che collega via del mare a Ostiense, che oggi è pericolosa ma potrebbe diventare una strada a buono scorrimento».

Per quanto riguarda la questione dei terreni di Tor di Valle, sai se ci sono ancora polemiche da chiarire?
«Dovrebbero essere state tutte risolte». 

Un’ultima battuta: si parla di oltre un miliardo di investimenti privati ma anche di cinquemila posti di lavoro, disponibili dal momento in cui si inizia a costruire. Secondo te, vale la pena costruire lo stadio?
«Assolutamente sì. Nonostante tutte le cose che ti ho detto, io parlo da tifoso della Roma e ti dico di sì perché potrebbe significare un salto di qualità e di livello per la società e per la squadra, capacità economiche maggiori e quindi possibilità di concorrere meglio alla conquista di trofei. Al di là di questo, a Roma gli investimenti pubblici e privati sono azzerati da decenni e le ultime cose realizzate sono Porta di Roma e Euroma2; i posti di lavoro scarseggiano, nel pubblico e nel privato, si licenzia e non si assume. Se ci sono imprese che vengono qui con le giuste precauzioni e controlli e ci mettono nella condizione di avere qualche migliaio di posti di lavoro sia di alta che di bassa specializzazione, non posso che essere contento. Quindi se io fossi il sindaco e da un punto di vista economico mi si presentasse la prospettiva di cinquemila posti di lavoro e un investimento privato di un miliardo e mezzo di euro, io stenderei un tappeto rosso a chi investe».

Speciale impianti: La peggior ferrovia d’Italia a servizio dello Stadio della Roma

Apparso sul Nuovo Corriere Laziale dell’11 Aprile 2016

di Giorgio MIGLIORE

Come indicato nel dossier finale, Tor di Valle/Stadio della Roma diventerà il distretto di Roma con la maggiore connessione di trasporti pubblici, apportando enormi benefici anche alle aree limitrofe grazie ad accessi multipli per fan e visitatori, incluso un ponte pedonale, un ponte stradale, la Metro B e le linee ferroviarie Roma-Lido e Roma-Fiumicino”. Era il 15 maggio 2015, quasi un anno fa, e questa frase era contenuta in un comunicato firmato da Marc Pannes, ex Ceo dell’As Roma e fra i personaggio maggiormente coinvolti nel progetto Stadio della società giallorossa.
Ma in meno di 12 mesi, tante cose sono cambiate. In primis, Pannes è andato via nel gennaio scorso, quasi contestualmente all’allenatore Rudi Garcia (un caso, ovviamente). Soprattutto, l’ottimismo rispetto al piano mobilità che ruota attorno a quello che diventerà l’As Roma Stadium è assolutamente crollato. La Regione Lazio infatti nega qualsiasi tipo di progetto per il collegamento di Tor di Valle che, per Nicola Zingaretti, per il momento è solo un ex ippodromo. E fa nulla se c’è “la volontà politica di costruire l’impianto”: oggi raggiungere l’area sarebbe un “viaggio della speranza”. Esattamente come quello che porta all’approvazione del progetto.

La Roma-Lido

Ad oggi, infatti, non c’è in programma nessun miglioramento della mobilità urbana, né in riferimento al trasporto pubblico, né per la mobilità privata. Se lo stadio venisse inaugurato domani, l’unico modo per raggiungerlo senza prendere il trenino Roma-Lido a Piramide e scendere alla stazione Tor di Valle. Già, prendere la Roma-Lido. La ferrovia che dal 1924 porta i romani al mare è stata dichiarata da Legambiente la peggiore d’Italia, ricevendo da due anni consecutivi il poco prestigioso Premio Caronte. Sui binari viaggiano i convogli scartati dalla Metro B, e di una flotta minima di 12 treni ne circolano ogni giorno al massimo 7-8 a causa dei continui guasti. Problemi alle sottostazioni elettriche, poi, finora non hanno permesso l’installazione dell’aria condizionata a bordo dei treni: essendo macchine pensate per viaggiare sotto terra, d’estate diventano dei veri e proprio forni. Insomma, dei carri bestiame a cui i pendolari sono costretti a sottoporsi.
La società francese Ratp Dev aveva presentato alla Regione Lazio un piano di ristrutturazione completa della ferrovia, con un project financing per tre anni di lavori, ma il governatore Nicola Zingaretti ha rifiutato l’offerta. Ad oggi, non esiste nessun piano di ammodernamento della linea, se non dei piccoli lavori di miglioramento che Atac sta realizzato alla parte elettrica e che dovrebbero portare a diminuire i disagi. Troppo poco per servire un impianto che, nelle intenzioni della società giallorossa, dovrebbe funzionare tutti i giorni, e non solo il giorno delle partite.

La Metro B2

Il “grande progetto” iniziale per servire lo Stadio della Roma era quello di realizzare la cosiddetta “Metro B2”. Di cosa si tratta? Come noto, nel 2012 ha aperto un diramazione al vecchio tragitto della Metro B, Laurentina-Rebibbia: dopo Bologna, alcuni treni virano in direzione piazzale Jonio. Si sarebbe voluta fare la stessa cosa dopo la fermata di Eur Magliana, facendo procedere la linea blu lungo i binari della Roma-Lido fino a Tor di Valle fino a Parco de’ Medici. Lo scorso anno, però, Atac ha bocciato il progetto, che sarebbe stato innanzitutto troppo costoso e poi insostenibile dal punto di vista tecnico. Da quando ha aperto la Metro B1, infatti, le attese per gli utenti sono aumentate esponenzialmente e comunque è impossibile scendere sotto i 5 minuti di attesa. Realizzando una nuova diramazione, le attese aumenterebbero ulteriormente. Senza contare che anche la linea B meriterebbe sensibili miglioramenti.

La Via del Mare

Nessun progetto anche per quanto riguarda la Via del Mare. Una delle strade più pericolose d’Italia (e d’Europa), a una sola corsia per senso di marcia, è l’unico modo oggi per raggiungere l’area dove sorgerà lo Stadio. Il raddoppio è un progetto rimasto sulla carta da oltre 25 anni, così come l’unione con la parallela via Ostiense. Che se si farà, si farà al massimo dal Gra (e già sarebbe una grande cosa). Si parla anche di un ponte sul Tevere per collegare il Business Park alla Roma-Fiumicino, e su quello la Conferenza dei Servizi in Regione dovrebbe valutare l’interesse pubblico, esattamente come ha fatto il Comune di Roma con la discussa delibera del 2015.

Cosa succede altrove

Storicamente, lo stadio Meazza di Milano è raggiungibile con il tram direttamente da Piazza del Duomo, o ancor più comodamente con la Metro Rossa scendendo alla fermata Lotto: da lì una passeggiata di circa 1 km lungo un viale alberato con un largo marciapiede. Da qualche settimana, però, ha aperto anche la Metro Lilla, che permette di scendere direttamente davanti all’impianto del quartiere San Siro. A Torino, sia lo Juventus Stadium che l’Olimpico si possono raggiungere prendendo gli autobus dalle fermate metro Bernini e Massaua o da Porta Nuova e Vinzaglio.
Peggio di Roma al momento c’è Napoli, che assicura un rafforzamento della linea 152 dell’Anm in occasione delle partite. Oggi lo Stadio Olimpico si può raggiungere con la Metro A e poi con un tram da Piazzale Flaminio fino a Piazza Mancini, a cui aggiungere una discreta passeggiata fino alla Curva Sud: anche nei giorni delle partite, la metropolitana chiude alle 23.30, rendendo difficilissimo prenderla in occasione delle gare in notturna.

Speciale impianti: l’infinito stadio della Roma. Che fine ha fatto il progetto definitivo?

Articolo apparso sul Nuovo Corriere Laziale dell’11 Aprile 2016

di Camilla DONINELLI

Dal 30 Dicembre 2012, giorno in cui fu annunciata la scelta del terreno di Tor di Valle per edificare lo stadio della Roma, che stiamo aspettando tutti con ansia trepidazione la posa della prima pietra. Nonostante l’entusiasmo dell’ex sindaco Marino, dei grandi annunci Pallotta e di Parnasi, c’è chi ancora aspetta il progetto definitivo, la Regione Lazio. Forse qualcuno ha fatto i conti senza l’oste, e ancora oggi la data di inizio dei lavori è ancora incerta. Di seguito la cronologia, mese per mese (quasi) della travagliata storia dello stadio dei giallorossi.

2012

30 Dicembre 2012: L’annuncio ufficiale arriva durante la conferenza stampa congiunta tra Orlando, dove si trovava il presidente James Pallotta e il proprietario dei terreni, il costruttore Luca Parnasi – e il centro sportivo di Trigoria, dove erano presenti l’amministratore delegato giallorosso Claudio Fenucci e l’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno.

2013

9 Dicembre: L’As Roma presenta all’allora sindaco Ignazio Marino il progetto dello stadio a Tor di Valle. Tra i presenti James Pallotta, i dirigenti romanisti Zanzi e Baldissoni, l’ex assessore allo sport Luca Bancali e l’ex assessore all’Urbanistica Giovanni Caudo. Secondo il progetto lo stadio sarà “aperto tutta la settimana per ospitare anche concerti ed eventi culturali, con una capienza base da 52mila posti espandibile a 60mila” con ristoranti, negozi, il museo”. 23 Dicembre: Viene inserito, all’interno della Legge di Stabilità n. 147 del 2013, l’articolo 1, commi 304-305 (Finanziamento e procedure per l’ammodernamento e la costruzione degli impianti sportivi). Nel paragrafo Spiagge e stadi si legge che: «Parte la sanatoria anche per i canoni non pagati da parte dei gestori di stabilimenti balneari: potranno pagare il 60% in nove rate o il 30% subito, sempre entro la fine di febbraio. Quanto agli impianti sportivi, l’emendamento prevede l’ammodernamento e la costruzione di impianti sportivi senza la realizzazione di nuovi complessi di edilizia residenziale. La proposta di modifica stabilisce il ricorso “in via non esclusiva” al fondo di garanzia per il credito sportivo per favorire interventi di ammodernamento o costruzione “con particolare riguardo alla sicurezza degli impianti e degli spettatori”».

2014

26 Marzo: Viene presentato da Ignazio Marino e James Pallotta, in Campidoglio, il progetto del nuovo Stadio della Roma nell’area di Tor di Valle, al posto del vecchio ippodromo del trotto. Per la realizzazione dello stadio, secondo quanto svelato dall’ex Sindaco, sarebbero serviti circa un miliardo di euro. Pallotta ha subito rassicurato: “Il nuovo stadio sarà finanziato interamente da privati, non ci saranno fondi pubblici. Il progetto, si spera, durerà solo 2 anni, e creerà tanti posti di lavoro. Sarà ultramoderno, stupefacente”.
29 Maggio: La Roma consegna in Comune il progetto cantierabile sul nuovo stadio che sorgerà sui terreni del costruttore Parnasi. Ad annunciare l’atto che si attendeva dalla presentazione del plastico dell’impianto, avvenuta lo scorso 26 marzo in Campidoglio , è stato il braccio destro del presidente Pallotta, Mark Pannes. Depositata la documentazione ai funzionari del Dipartimento pianificazione e attuazione urbanistica del Comune di Roma, doveva partire l’iter di 90 giorni in cui gli uffici tecnici dovevano analizzare lo studio di fattibilità ricevuto e la conseguente valutazione che doveva certificare «il pubblico interesse» dell’opera. Poi, infine, la Conferenza dei servizi che avrà una durata massima di 180 giorni essendo in carico alla Regione. Giovanni Caudo, all’epoca, dichiarava che «Se da Comune e Regione non arriveranno particolari osservazioni sullo studio di fattibilità del nuovo stadio, la Roma potrà partire coi lavori già dall’inizio del 2015».
4 Luglio: Lo studio di fattibilità viene presentato alla Casa della Città dove resta esposto durante tutta l’estate. Nel progetto sono previste tre torri di uffici, alberghi e strutture commerciali come compensazione alle opere pubbliche necessarie allo stadio.
14 Luglio: L’ ex assessore Caudo, nel corso di un incontro per la presentazione della conferenza urbanistica del IX Municipio, assicurava che sarebbero state richieste delle modifiche sopratutto dal punto di vista delle infrastrutture per la mobilità, dato che si riteneva insufficiente la previsione per il trasporto pubblico.
Agosto: Durante la conferenza dei servizi sullo studio di fattibilità viene presentata la variante richiesta dalla Regione Lazio a tutela dell’area protetta della Tenuta dei Massimi, l’area sarà collegata alla Roma-Fiumicino attraverso la rotatoria del Parco dei Medici.
25 Agosto: A New York Marino e Caudo hanno ottenuto l’ok dal presidente della AS Roma James Pallotta e dal suo gruppo finanziario Raptor Group su due nodi cruciali che faciliteranno il via libera allo Stadio della Roma: la riduzione di cubatura e l’aumento di investimento per rendere il progetto del nuovo stadio giallorosso un’opera di interesse pubblico. “La cordata AS Roma pensava di spendere 270 milioni investendo solo il 4% in trasporti su ferro, e abbiamo ottenuto che ne spendano 319, di cui 60 (il 20%) andranno ai trasporti su ferro”. Non solo, “pensavano di vedersi compensati tutti i 270 milioni di opere e invece – ha aggiunto Caudo – nonostante l’incremento delle opere a 319 gli riconosciamo di interesse pubblico solo 195 milioni, di cui 60 appunto sono per i trasporti pubblici”.
4 Settembre: viene approvato il pubblico interesse con una Delibera dalla Giunta, in cui vengono inserite le condizioni a cui è subordinato il progetto: la trasformazione della ferrovia Roma-Lido in metropolitana, l’unificazione e la messa in sicurezza della Via Ostiense/Via del Mare, lavori per il rischio esondazione dell’ Arnone, un parco fluviale, il prolungamento di un ramo della metro B fino a Tor di Valle e altro.
2 Ottobre: La Delibera passa all’esame delle Commissioni Sport, Urbanistica, Ambiente, Lavori Pubblici e ai Municipi IX e XI.
22 Dicembre: L’Assemblea Capitolina approva la Delibera sancendo l’interesse pubblico del progetto dello Stadio subordinato alle opere pubbliche da realizzare a Tor di Valle.

2015

31 Marzo: Giovanni Caudo nel corso di un’Assemblea Pubblica annuncia che non è sicuro che il proponente intenda portare avanti l’operazione. Il Sindaco scrive al Presidente James Pallotta, che gli risponde a stretto giro l’intenzione di consegnare i progetti entro il 15 giugno. 11 Aprile: la società EUR Nova inizia le indagini geognostiche e sismiche.
20 Aprile: Spunta l’ipotesi di costruire lo Stadio della Roma sui terreni di Tor Vergata. Immediatamente smentita da Caudo che “Ad oggi non c’è stata nessuna richiesta da parte della Roma al Comune per le aree di Tor Vergata. Siamo quindi in attesa dei progetti definitivi sull’area di Tor di Valle. Attualmente si possono candidare tutte le aree possibili e se la Roma decidesse di cambiarla allora bisognerebbe rifare la procedura prevista dalla norma – prosegue Caudo – Nel caso in cui l’area fosse di proprietà del Comune bisogna fare un bando e comunque la Roma dovrebbe rinunciare al percorso fatto fino ad ora”.
Fine Aprile – Maggio: incontri di aggiornamento con i media sullo sviluppo del progetto a Tor di Valle.
15 Giugno: Il Presidente della Roma James Pallotta e il CEO di Eurnova Luca Parnasi, assieme ai rappresentanti di A.S. Roma SPV LLC e ai partner del progetto, fra cui Lend Lease, MEIS, Libeskind e LAND, hanno consegnato il dossier finale contenente tutti gli elementi del progetto Tor di Valle/Stadio della Roma. Un’area di oltre 125 ettari, lo stadio di 52.500 posti (estendibile sino a 60.000) e la Nuova Trigoria – il Business Park, il Convivium (distretto dedicato all’intrattenimento), aree verdi e parchi. In seguito alla consegna del dossier finale, il Comune di Roma doveva analizzare la documentazione prima di aprire il percorso di approvazione presso la Regione Lazio. La posa della prima pietra era prevista per la fine del 2015, e il completamento entro la fine del 2017, in tempo per la stagione calcistica 2017/2018, mentre il Convivium e il Business Park apriranno nel 2018.
7 Luglio: Il plastico del progetto consultabile pubblicamente presso Roma Capitale.
21 Luglio: Il progetto del nuovo stadio della Roma a Tor di Valle passa all’esame della Regione per l’approvazione definitiva, ma per il Comune ci sono «carenze» dovute a «una certa fretta nella fase finale». La relazione con cui il gruppo inter assessorile del comune di Roma ha concluso la prima parte del lavoro, è stata inviata per conoscenza anche al proponente Eurnova.
22 Luglio: Filiberto Zaratti, deputato SEL, deposita un’interrogazione parlamentare proprio sull’interesse pubblico dell’opera. «Il governo è a conoscenza della proposta per la realizzazione del nuovo stadio della Roma Calcio nell’area di Tor di Valle, presentata dalla Eurnova S.r.l., e delle ricadute sul sistema idrogeologico ed ambientale del territorio e del peso urbanistico che l’intervento determinerebbe sul tessuto urbano e infrastrutturale della città di Roma?»
8 Settembre: L’Atac boccia il prolungamento della metro B a Tor di Valle dove dovrebbe sorgere il nuovo stadio della Roma. Tra i motivi addotti dalla municipalizzata dei trasporti romana, ci sarebbe il fatto che “l’incremento di rete” comporterebbe un “conseguente incremento di costi di esercizio per l’esercente”. In altre parole, per gestire il nuovo tratto funzionale allo stadio, Atac dovrebbe accollarsi costi di gestione più alti. La delibera approvata dal Consiglio comunale il 22 Dicembre 2014 ha stabilito, come condizione necessaria per dichiarare il pubblico interesse alla realizzazione dello Stadio, il ‘potenziamento dell’offerta di trasporto su ferro a servizio dell’area di Tor di Valle e della città con frequenza di 16 treni/ora nelle fasce orarie di punta giornaliere, prioritariamente attraverso il prolungamento della Metro fino a Tor di Valle.
22 Settembre: Silvia Velo, sottosegretario all’Ambiente, rispondendo in commissione alla Camera all’ interrogazione presentata da Zaratti sottolinea il «Rischio idraulico, per esondazione del fosso di Vallerano, e rischio idraulico potenziale per deflusso e accumulo idrico di tipo meteorico». Sono le «due principali situazioni di criticità» relative all’area scelta per il nuovo stadio della As Roma. Velo ha riferito «informazioni acquisite dall’Autorità di Bacino del fiume Tevere», e ha tra l’altro aggiunto, che «la localizzazione dell’opera all’interno della pianura alluvionale del fiume Tevere, poco più a valle della confluenza del fosso di Vallerano, induce a indicare la necessità di approfonditi esami circa il pericolo di assestamento».
5 Ottobre: La Procura chiude le indagini sul terreno di Tor di Valle.
23 Novembre: Elaborato il progetto definitivo dello Stadio, poiché mancavano i sondaggi geologici e le prove antisismiche.

2016

Febbraio: Continui slittamenti. L’iter è fermo dopo che gli uffici del Campidoglio hanno chiesto le integrazioni del progetto preliminare. La Regione aspetta ancora l’integrazione del progetto.
31 Marzo: entro l’8 Aprile i progettisti dovevano consegnare alla Lend Lease i progetti definitivi. «Il dossier dovrebbe essere pronto tra marzo e aprile». Le integrazioni richieste dalla Regione erano attese per la fine del 2015, poi si era parlato di gennaio-febbraio, ora il nuovo rinvio. Questo significa che l’iter di approvazione durerà almeno per l’intero 2016, visto che la Regione ha a disposizione 180 giorni per esaminare il progetto nella Conferenza di servizi decisoria. L’ex sindaco di Roma, durante la conferenza stampa alla sede della Stampa Estera per presentare il suo libro, ha criticato in maniera netta Renzi e il governatore del Lazio «La costruzione dello stadio della Roma è importante non solo per i tifosi, ma anche per la ricaduta economica di circa un miliardo e mezzo di euro che avrebbe. Il governo e il presidente della Regione Zingaretti hanno rallentato la costruzione e forse vogliono fermarla. Avremmo portato a Roma ricchezza culturale, sportiva ed economica. Il governo Renzi ha voluto interrompere questo percorso». La risposta di Zingaretti non si è fatta attendere: «Ho letto dello stadio della Roma e voglio chiarire che la Regione è ancora in attesa del progetto dello stadio». Questo, ha aggiunto il governatore, «perché lo stesso Comune inviando i documenti con i pareri sui progetti depositati scrisse esplicitamente che anche l’assenza di un parere positivo avrebbe compromesso l’interesse pubblico dello stadio e i dipartimenti inviarono alla Regione tutti pareri negativi sui documenti che avevano. E quindi siamo in attesa del progetto dello stadio». Dopo di che, giù durissimo: «Io non sono abituato a dire dei sì o dei no in assenza di progetti – ha concluso Zingaretti – ed è stravagante che si possa teorizzare il contrario».

Speciale impianti: Flaminio prossimo al collasso

Apparso sul Nuovo Corriere Laziale dell’11 Aprile 2016

di Fabio BELLI

Le problematiche

Ma quali sono i problemi del Flaminio, in termini di struttura? Bisogna fare un passo indietro, a quando nel giugno del 2011 l’impianto è ancora pienamente funzionale, tanto da ospitare un evento decisamente importante. La finalissima play off dell’allora campionato di Lega Pro Prima Divisione tra l’Atletico Roma, erede più o meno diretto della fu Lodigiani – poi Cisco – e la Juve Stabia. Partita importante anche visto l’esodo non indifferente di tifosi da Castellammare. Il sogno di una terza squadra di Roma ai piani alti del calcio italiano sfuma quel giorno, ma tutto fila più o meno liscio. Più o meno è la parola giusta, visto che già allora la capienza di un impianto potenzialmente da 25.000 spettatori abbondanti era stata ridotta a poco meno di 5.000 a causa di problemi di manutenzione e di tenuta degli spalti. E’ l’inizio della fine, per un impianto che era arrivato ad ospitare sold out estremamente faticosi per la struttura durante il Sei Nazioni di rugby. A dare il colpo di grazie la nevicata del 2012: tra numerose crepe e cedimenti strutturali si infiltra il ghiaccio, che la disgelo fa marcire letteralmente la struttura in cemento armato. Per un anno la coppia Abete-Pancalli, con l’ex gestione della Federcalcio che prova ad abbozzare piani di ristrutturazione, non fa che perdere ulteriore tempo. Si arriva alle perizie del 2016 con una situazione drammatica sotto gli occhi degli ispettori.

Prossimo al collasso

Anche i locali della piscina, fiore all’occhiello della struttura, risultano prossimi al collasso. La copertura della tribuna Ovest presenta «un diffuso stato fessurativo, costituito da estese microlesioni». Nello stadio, «il più alto tasso di degrado si riscontra nelle curve nord e sud». Ma non va meglio nel resto della struttura. Impianti, gradinate, zone interne ed esterne. Tutto questo si legge nella perizia di 290 pagine redatta dagli ingegneri Francesco Cardano e Daniele Mosca su incarico della settima sezione del Tribunale di Roma. Lo stato di abbandono è evidente, come si legge in un’inchiesta realizzata dal Corriere della Sera, e a finire sul banco degli imputati è il Coni, per la mancata manutenzione ma non solo.

Il campo da gioco è stato reso inutilizzabile dallo stato di abbandono del tappeto erboso, anche a causa della mancata impermeabilizzazione. E spesso la cura è stata peggio del male, visto che la perizia degli ingegneri Cardano e Mosca aveva rilevato come gli interventi di riparazione fossero stati quasi totalmente inappropriati, con le ostruzioni dei bocchettoni a causa dei detriti che hanno fatto “marcire”, mai termine fu più azzeccato, ancor di più un impianto col passare dei mesi completamente abbandonato a sé stesso. Per sistemare la situazione si parla di 6 milioni di euro di lavori, che sono però ulteriormente cresciuti nell’ultimo anno e mezzo. Come si legge nella perizia: “Nei locali sottostanti le gradinate si rileva la «presenza di ampie zone ammalorate» (pavimenti, rampe di scale, stangoni in travertino). Compromessa è anche l’efficienza dell’impianto termico: «Tubature deteriorate, difformità di installazione, manomissione dei circuiti, mancata bonifica delle apparecchiature dismesse». L’impianto idrico «è significativamente obsoleto», mentre quello di areazione è in buone condizioni ad eccezione di quello per la piscina. Per la parte elettrica si contano 19 quadri inefficienti e degradati (tra cui quelli dei fari e della palestra per la scherma), mentre sull’illuminazione interna si evidenzia «una generalizzata alterazione» da parte degli utilizzatori dell’impianto. Infine il piazzale esterno, dove i tecnici sottolineano quello che è sotto gli occhi di tutti: «Pensiline smontate e accatastate, verde incolto, pavimentazione fatta di rattoppi, tagli, buche, disconnessioni».

Bisognerebbe ripartire da zero, e non si comprende quale club potrebbe giudicare conveniente una ristrutturazione ex novo di un impianto non pensato per la società, come può essere la Lazio ma anche qualsiasi altra squadra: un investimento economico enorme senza considerare i problemi di viabilità e di infrastrutture circostanti.

Speciale impianti: Ecco perché il Flaminio non sarà lo stadio della Lazio

Apparso sul Nuovo Corriere Laziale dell’11 Aprile 2016

di Arianna MICHETTONI 

Lasciate ogni speranza, voi ch’entrate: deve esser inciso in un angolo nascosto dall’erbaccia, incrostazioni ed umidità, tra desolazione e incuria – un’iscrizione arrugginita; una patina di logoro e vecchio a ricoprirla, a ricoprire ogni centimetro di quel che fu. Fu lo Stadio Flaminio, trame di storia dello sport romano e nazionale già sul punto ormai di sgretolarsi: il passato, voler salvare le apparenze – la denominazione monumentale, il pregio architettonico e i vincoli archeologici. Poi l’assenza di manutenzione e le condizioni pietose in cui versa attualmente la struttura: degrado del calcestruzzo, corrosione delle armature metalliche, infiltrazioni ed ambienti devastati; il terreno di gioco ridotto a boscaglia incolta.

Il Flaminio, citando Giovanni Malagò, “vale zero”.

Pure se in base all’articolo 10 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, quest’ultimo è un bene di interesse artistico e storico sotto tutela dal 2008 (al compimento del mezzo secolo). E gli eredi di Pier Luigi Nervi, attraverso la fondazione omonima, detengono proprietà intellettuale e diritti morali sullo Stadio Flaminio, tanto da aver espresso più volte pareri contrari ai piani di ristrutturazione presentati dal Comune di Roma – si legga: non si è permesso alcuno stravolgimento o manipolazione di una struttura di interesse culturale, considerate pure le opere di prevedibile adeguamento cui sarebbe sottoposta la pregevole zona di Roma in cui è situato. «Vorrei evitare che, dopo la realizzazione di una proposta ponderata e calibrata di ampliamento del Flaminio, vista con occhio benevolo dai Beni Culturali, si arrivasse ad attuare soluzioni poco pratiche. Questo stadio è preso a modello per la gradevolezza architettonica e per la visibilità dagli spalti: spero non venga trasformato in un tendone», queste le parole dell’erede Nervi.

La legge Urbani ne impedisce la demolizione (l’idea immediata: la costruzione del nuovo impianto, in armonico ammodernamento del quartiere, sfruttandone le potenzialità della zona), le restrizioni dovute ai Beni Culturali e alle Belle Arti ne bloccano l’ampliamento – aumentare la capienza della struttura (fino a 37000 unità) è, o sarebbe, possibile solo mediante un abbassamento del terreno di gioco di 4,5 metri circa (una misura tale da consentirne il ricavo di un numero adeguato di posti): ciò comporterebbe però l’avvio di scavi che verrebbero immediatamente interrotti a causa dei certi ritrovamenti archeologici, data l’area su cui sorge lo stadio. Impossibile, ancora, ipotizzare l’edificazione di un secondo anello sia per rispettare il progetto originario e per non gravare con alcun peso sull’impianto: una elevazione della struttura correrebbe inoltre il rischio di venire bocciata dai Beni Culturali. Secondo la normativa vigente, dunque, è assai difficile rivitalizzare la struttura.

Poi c’è il grande sogno biancoceleste, il ritorno al mitico – o leggendario, per le narrazioni tramandate di generazione in generazione laziale – Stadio Flaminio, così carico di storia: l’autenticità di un sentimento che non conosce bonifica o restauro, ma non abbastanza da evitare che lo stadio possa costituire l’ennesima occasione di interventi meramente speculativi. Perché non il Flaminio? Una struttura concepita e perfetta per il gioco del calcio.

Tuttavia, riconosciuto il potenziale punto di aggregazione dal forte valore culturale e sociale, la scelta emozionale non può però essere priva di un’attenta, logica e razionale analisi commerciale: il valore delle tradizioni ha un costo che si aggira intorno ai sei milioni di euro per la sola ristrutturazione conservativa – restituirlo alle fattezze delle origini, con i limiti strutturali dovuti all’obsolescenza di un impianto pensato e costruito nella metà dello scorso secolo. Il restyling necessita del benestare pure di Renzo Piano, che mantiene un ruolo di supervisore sullo skyline dell’intera area, e per l’eventuale restauro occorrerebbero investimenti che variano tra i 35 e i 40 milioni di euro ottemperando alla manutenzione ordinaria e straordinaria, nel rispetto dei vincoli delle soprintendenze; per colpa delle decine di restrizioni che gravano sull’impianto, soprattutto, lo stesso non può diventare fonte di guadagno per l’impossibilità di organizzare attività collaterali a fini commerciali.

La Lazio quindi investirebbe in un progetto decine di milioni di euro, pur priva della proprietà della struttura, già vincolata, con un circondario non edificabile e nessun tornaconto economico. Lungi dal business plan ideato e fortemente voluto dal presidente Lotito – sull’orlo di una crisi di Nervi, quanto mai appropriato: trattasi di uno stadio polifunzionale, aperto H24, dove i bisogni delle persone vengano soddisfatti quotidianamente.
Una struttura moderna, architettonicamente suggestiva, agevole per gli spettatori, inserita in un piano viabilità consono al traffico della capitale, dove l’aspetto economico e commerciale sia tanto valorizzato quanto il valore storico del club – la presenza della sala trofei deve cioè coesistere con il negozio ufficiale: caratteristiche avulse al progetto Flaminio, avvolto nel fascinoso velo nostalgico – o troppo stretto nel suo passato, non funzionale ed antieconomico. Infine, l’ultima delle considerazioni: fin quando vi sarà uno stadio di proprietà del CONI, verso il quale le due squadre romane contribuiscono con i loro canoni d’affitto a quasi la metà degli introiti, l’impianto esclusivo biancoceleste o giallorosso è utopistico. Perché Roma avrebbe uno Stadio Olimpico utilizzato in pochissime occasioni, con un ricavo drasticamente ridotto.

Lutto nel dilettantismo laziale, ci ha lasciato Sebastiano Mirmina

Il mondo del calcio dilettantistico romano è in lutto per la morte avvenuta la mattina del 5 aprile 2016, all’età di 79 anni, di Sebastiano Mirmina, storico presidente della ASD ROMAN.
Mirmina nasce a Noto in Sicilia e fonda con alcuni amici nel 1968 la ASD Roman che rileva interamente dopo poco per condurla da solo tutta la sua vita fino all’ultimo giorno.
Dotato di un carattere molto forte, caparbio, finanche straripante; chi in questi anni ha incontrato le sue squadre da avversario, lo ricorda con ammirazione e rispetto.
Quando si pareggiava per lui era una vittoria mancata, quando si perdeva un pareggio lasciato sul campo. Sempre indomito, i suoi ragazzi di allora ancora ricordano quando alla sfida decisiva che promosse la Roman in Promozione invase il campo con un entusiasmo contagioso. Da qualche anno la malattia aveva reso rade la sue comparse sui campi (oggi la sua squadra milita nel campionato di Seconda Categoria gir. G), senza che comunque lasciasse mai quel sodalizio che sempre di più per lui rappresentava la vita stessa.

Con le lacrime che solcano i visi, lo ricordiamo con affetto, insieme a tutti gli atleti che hanno giocato per lui, qualcuno diventato oggi dirigente o allenatore in ogni livello, consapevoli che personaggi del genere hanno sempre fatto il bene del calcio e che la sua assenza mancherà a tutto il movimento calcistico dilettante del nostra regione.
Sebastiano Mirmina

In punta di penna, la fiction che trae ispirazione dalla storia del Corriere Laziale

Una bella sorpresa per tutti, un grande riconoscimento per il nostro giornale. Si chiamerà “In punta di penna” la serie tv che Sky inizierà a girare nel mese di maggio, che trae ispirazione dalla storia ultraquarantennale del Corriere Laziale. La prima stagione della fiction, nata da un’idea di Fabio Caressa, durerà 12 puntate e dovrebbe andare in onda nel 2017 prodotta da Stefano Accorsi e diretta dal regista emergente Robert Projettow. La storia è ambientata negli anni ’70: il terrorismo rosso e nero e fare da contorno, il giornalismo politicizzato, le redazioni semiclandestine, i grandi gruppi editoriali che iniziano a muoversi nel mondo della finanza, preludio agli scenari del capitalismo giornalistico degli anni ’80. In uno scantinato del quartiere prenestino a Roma risuona la canzone di Francesco De Gregori “La leva calcistica del ’68”. Ed ecco l’intuizione del giovane direttore (interpretato dal bravissimo Pierfrancesco Favino): realizzare un giornale dove si raccontano le gesta dei piccoli calciatori. Il successo è dietro l’angolo, ma le difficoltà non mancano fra sesso, droga e tradimenti… Il nostro direttore Eraclito Corbi sarà presente in un cameo, nella parte di Italo Cucci.

“Nutrizione è salute” e i suoi testimonial incantano l’Umbria

Terzo appuntamento per la campagna di educazione alimentare FIGC-LND a Perugia, tanti ospiti e idoli di casa presenti al convegno del CR Umbria

“Nutrizione è salute” allo sprint finale del suo giro d’Italia. La prestigiosa campagna di educazione alimentare realizzata dalla FIGC-Lega Nazionale Dilettanti in collaborazione con la Federazione Medico Sportiva Italiana è stata protagonista a Perugia dove nel corso del pomeriggio si è svolto il convegno a cura del Comitato regionale Umbria e moderato dal giornalista RAI Massimo Angeletti. A dare il benvenuto nella casa del calcio umbro il suo presidente Luigi Repace, nonché direttore della Struttura complessa medicina dello sport USL Umbria 1: “Vedere una sala così piena è motivo di grande orgoglio, le società e tutti i loro tesserati sono la forza di questo comitato. E’ nostra assoluta priorità tutelare la salute dei nostri atleti attraverso iniziative come quella in corso capaci di coinvolgere anche gli allenatori e le famiglie”.

Prima di lasciare spazio al tema di giornata, si è voluto ricordare la figura di Serenella Baglioni, vicepresidentessa del comitato recentemente scomparsa, a cui è stata intitolata la sala del consiglio.

Per la Lega Nazionale Dilettanti presenti anche il Segretario generale Massimo Ciaccolini insieme al Consigliere Federale LND Giuseppe Caridi: “L’impegno assunto dalla Lega Dilettanti nei confronti dei suoi tesserati è qualcosa di unico in Italia – ha precisato Caridi – Spesso c’è tanta disinformazione sull’argomento nutrizione soprattutto se legato alla pratica sportiva, con questo progetto si vuole offrire un aiuto concreto a tutto il movimento dilettantistico”.

Un saluto in apertura dei lavori è arrivato anche dal presidente Coni Regionale Domenico Ignozza e dal direttore Sanitario USL Umbria 1 Pasquale Parise.

Subito dopo la proiezione del video ufficiale della campagna è toccato al dott. Daniele Valeri dell’AMS-FMSI Terni illustrare il modello alimentare sviluppato dalla Federazione Medico Sportiva Italiana per la pratica del gioco del calcio. Tutte le informazioni sono presenti all’interno dei kit della nutrizione distribuiti in occasione di ogni convegno, per un totale di 1.500.000 opuscoli per le famiglie e 30 mila manuali per i tecnici. A seguire è arrivato il contributo scientifico del prof. Erio Rosati, docente di Patologia Generale e Clinica presso il Corso di Laurea di Scienze Motorie e Sportive e presidente della Commissione Medico Sportiva Nazionale LND, che si è soffermato sulla prevenzione delle patologie dell’adulto da sovraccarico funzionale sportivo in età evolutiva.

Immancabili le testimonianze arrivate direttamente da chi il campo lo ha vissuto da protagonista come Riccardo Zampagna,Federico Giunti, Lamberto Boranga, Marco Di Loreto, Francesco Liguori oltre ad Ilario Castagner, l’artefice del “Perugia dei miracoli” di cui furono parte i presenti quest’oggi Franco Vannini e Michele Nappi.

“Fa sorridere pensare ai primi anni in cui ho iniziato a giocare, allora coi compagni mangiavamo di nascosto dall’allenatore – ha raccontato Giunti – Da metà anni ’90 in poi è cambiato tutto, l’alimentazione è al centro dell’attività sportiva”

“Per certi versi si può dire che nella mia carriera sia stato l’anticalciatore – racconta scherzosamente Zampagna, oggiallenatore dell’Assisi – Da tecnico ho dovuto rivedere completamente il mio pensiero, insieme alla società cerchiamo di guidare i ragazzi verso uno stile alimentare compatibile con l’attività sportiva”.

Da aprile ad oggi i preziosi consigli alimentari studiati per accompagnare l’attività agonistica sono stati presentati su e giù per la penisola in occasione degli eventi organizzati dai Comitati Regionali LND e anche all’interno di importanti spazi fieristici come Agroalimenta a Lanciano ma soprattutto Expo2015, dove Nutrizione è Salute ha rappresentato l’Italia sul tema dello sport e dell’alimentazione. Il progetto ha ottenuto il patrocinio delle più alte istituzioni del Paese quali Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero dell’Agricoltura, Ministero della Salute, Dipartimento per lo Sport, oltre ad aver ricevuto il supporto di partner selezionati fra i più prestigiosi del settore alimentare e di partner tecnici protagonisti sulla scena nazionale. Solo poche settimane fa si è aggiunto un partner di eccellenza come la RAI a garantire un’ulteriore diffusione della campagna in tutti i canali televisivi della piattaforma digitale.

Mustillo (Partito Comunista): «Da Marino conversione parziale e tardiva»

«Il libro di Marino non dice nulla di nuovo, se non che la sua conversione è stata tardiva.» Così in una nota Alessandro Mustillo, candidato sindaco del Partito Comunista. «Dalle anticipazioni che ne sono state fatte è palese che per anni il sindaco sia stato parte di un sistema di potere, quello del PD a Roma. Perché ha denunciato subito quei fatti? Perché non si è opposto, quando aveva la possibilità e la forza, ai diktat che venivano dal suo partito? Se lo avesse fatto tutta Roma lo avrebbe sostenuto, ma è evidente che Marino ha alzato la testa solo quando è stato scaricato. La sua conversione tardiva non è sufficiente ed è parziale perché non riguarda gli indirizzi politici e economici che hanno caratterizzato la sua giunta. Chi ha portato avanti l’attacco ai diritti dei lavoratori, i piani di privatizzazioni, tagli e politiche antipopolari, non può pretendere di diventare il paladino della giustizia e legare a sé chi vuole rompere realmente con il sistema di potere del PD. Se una parte della sinistra romana intende porsi su questa strada commette l’ennesimo errore e di certo – conclude la nota – noi comunisti non li seguiremo nel suicidio.»

Roma, undici candidati sindaci. C’è anche Tosi, la Meloni ci ripensa ma per Mustillo (PC) «E’ Alemanno con parrucca bionda»

La corsa per la poltrona di Sindaco di Roma si anima ed entra nel vivo, nonostante la data delle elezioni non sia affatto certa: il 5 giugno quanto riportano Il MessaggeroIl Tempo ma il Decreto per l’indizione dei comizi non è stato ancora firmato. Al momento, dunque, ci sono undici candidati sindaco: Roberto Giachetti (Partito Democratico – Centro Democratico – Verdi), Alessandro Mustillo (Partito Comunista), Stefano Fassina (Si), Guido Bertolaso e Giorgia Meloni (entrambi in quota centrodestra ma, per ora, grande la confusione sotto il cielo), (Alfio Marchini (Lista Marchini – NCD – Conservatori Riformisti), Simone di Stefano (Casa Pound), Alfredo Iorio (MSE – FN),  Francesco Storace (La Destra), Virginia Raggi (M5s) e anche Flavio Tosi (Fare!) che spiazza l’indecisione della Lega Nord e Noi con Salvini, dopo il caos primarie e gazebarie.
Tosi, infatti, tenta di sparigliare l’area del centrodestra con la propria autocandidatura e, in una nota, si legge: «Sto pensando di candidarmi a sindaco di Roma. Oggi non conta di dov’è il sindaco, conta che uno il sindaco lo sappia fare. Come dice Berlusconi serve un uomo del fare», ironizzando, quasi col nome del movimento da lui fondato.
A sinistra, poi, le ipotesi Bray e Marino insidiano Fassina e l’unico punto fermo ‘a sinistra’ del Pd sembra essere la lista del Partito Comunista. Proprio riguardo alla questione Meloni-Bertolaso, il candidato sindaco del PC Alessandro Mustillo, ha dichiarato «La Meloni è Alemanno con la parrucca bionda». In totale autonomia dal Partito Democratico e dal centrosinistra, Mustillo ha detto: «Giorgia Meloni ha annunciato che correrà alle elezioni di Roma. Fuori dalle polemiche inutili sulla maternità di questi giorni, il punto è che la destra al governo di Roma con Alemanno ha prodotto danni enormi, tanto quanto il PD. Un nuovo volto alle stesse politiche non cambia le cose».