Vis Artena, mister Di Cori: «Una salvezza che vale tantissimo»

di Ufficio Stampa Vis Artena

E’ passata più di una settimana dalla conclusione del campionato Juniores d’Elite. La Vis Artena si sta godendo il riposo dopo aver chiuso la stagione regolare con la conquista di una salvezza diretta che a un certo punto dell’anno pareva davvero complicata. Con un lavoro certosino e di grande esperienza, mister Pino Di Cori ha portato la squadra rossoverde fuori dalle acque mosse della zona play out e nell’ultima giornata (vittoria per 2-1 sulla Fortitudo Roma) ha potuto festeggiare il raggiungimento dell’obiettivo. «Un traguardo molto importante per noi e per tutta la Vis Artena. Quando il presidente Matrigiani mi ha chiamato a condurre questa squadra, in pochi credevano che avremmo raggiunto la salvezza diretta e onestamente l’impresa era difficile. Ma devo dire che ho trovato sin da subito la collaborazione dei tecnici della prima squadra con cui ho avuto modo di lavorare, prima Fabrizio Liberti e poi Mirko Granieri. Ho dovuto farmi conoscere e apprezzare dai ragazzi anche se alcuni di loro si sono allenati costantemente con la prima squadra: alla fine ce l’abbiamo fatta, mantenere la categoria Elite era davvero l’unica cosa che contava». Di Cori individua il momento di svolta nel rush finale di stagione della squadra maggiore del settore giovanile della Vis Artena. «Indubbiamente la vittoria di Gaeta che ha compattato ancor di più il gruppo. Tra l’altro, grazie alla società, abbiamo organizzato quella trasferta in maniera da far sentire ancor più importanti questi ragazzi e da quel momento la nostra stagione è cambiata». Per Di Cori la Vis Artena ha un vero “tesoro giovane” fatto in casa. «Qui ci sono ragazzi molto validi dal punto di vista tecnico, ma anche da quello professionale e caratteriale. Nella nostra zona è stato sempre complicato andare a trovare “under” validi per la prima squadra e invece qui ce ne sono davvero tanti, alcuni dei quali tra l’altro hanno già dimostrato di essere pronti per fare il salto tra i grandi». Sul futuro di Di Cori, che tra l’altro ieri è andato in panchina contro l’Arce in Eccellenza per la squalifica di mister Granieri, è ancora presto per sbilanciarsi. «Abbiamo fatto qualche chiacchierata, ma ora tutto il club è concentrato sul rush finale della prima squadra. Ci sarà tempo per ragionare assieme alla società»

Albalonga, Corsetti: «Bel colpo a Rieti, ora ci divertiamo senza pressioni»

di Ufficio Stampa Albalonga

L’Albalonga ha riacceso la speranza. In tanti, ormai, davano la squadra di mister Cristiano Gagliarducci come prossima ad un finale di stagione senza grandi squilli, né ambizioni. Invece il club castellano sta terminando alla grande l’annata del ritorno in serie D e ora si è clamorosamente riavvicinata alle posizioni che valgono i play off. Grazie alla vittoria di Rieti (1-0 con gol di Corsetti), i ragazzi del presidente Camerini hanno appena due punti meno di Torres e Olbia che sono appaiate al quarto posto e inoltre hanno agganciato l’Arzachena al sesto. Il blitz dello “Scopigno” è stato firmato dall’esterno offensivo classe 1986 Claudio Corsetti secondo il quale «l’Albalonga ha fatto un ottimo primo tempo, dimostrando di essere decisamente più in palla dell’avversario e sciupando tante occasioni. Nella ripresa, poi, anche noi siamo calati e il Rieti, che comunque è la terza forza del girone, ha provato a crearci qualche grattacapo, ma nel finale lo abbiamo trafitto con un contropiede sugli sviluppi di un loro calcio d’angolo avviato da Errico, rifinito da Pintori e concretizzato dal sottoscritto». La posizione di classifica dell’Albalonga è tornata estremamente interessante. «Stiamo facendo un campionato sopra le attese di tutti – spiega Corsetti che a Rieti ha segnato il suo ottavo gol stagionale – Il nostro organico, forse, non vale una delle prime cinque posizioni, ma la squadra si sta esprimendo molto bene. In particolare, da quando abbiamo ottenuto i punti per la matematica salvezza siamo più liberi di testa e stiamo viaggiando su ottimi ritmi. Non abbiamo nessun assillo play off, né tantomeno li considereremmo un “fastidio”, ma anzi sarebbero un premio per la nostra annata. Però ora scendiamo in campo principalmente per divertirci e cercare di toglierci altre soddisfazioni nelle ultime tre partite». La prima delle quali arriverà domenica contro il Muravera, ospite al Pio XII. «Una squadra ostica che corre tanto e combatte, tra l’altro sono in piena lotta per salvarsi e dunque avranno alte motivazioni. Probabilmente noi abbiamo qualcosa in più a livello tecnico e su quello dovremo puntare – dice Corsetti – All’andata incrociammo i sardi forse nel peggior momento della nostra stagione e giocammo su un campo molto stretto che assieme al vento condizionò l’andamento del match. Domenica, comunque, puntiamo a fare un’altra bella gara cercando di conquistare altri tre punti».

Il Serpentara BellegraOlevano scrive la storia, Quatrana: «La vittoria a Taranto, una carica pazzesca»

di Ufficio Stampa Serpentara BellegraOlevano 

Il 17 aprile 2016 entra di diritto nella storia del Serpentara BellegraOlevano. La squadra del presidente Luciano Ferro firma un’impresa incredibile: grazie alle reti di Quatrana, De Julis su rigore e Delgado, infatti, è stato sbancato lo stadio del Taranto davanti agli occhi (increduli) di quasi diecimila tifosi pugliesi. Una vittoria che, comunque vada, resterà indelebile in questa pazzesca stagione dei ragazzi di mister Antonio Foglia Manzillo, capaci di realizzare già altre imprese esterne contro le big del girone. «Questo è un successo speciale, indimenticabile – conferma l’attaccante classe 1986 Luca Quatrana – Vincere a Taranto non capita tutti i giorni né ad un club come il Serpentara né a un giocatore come me. Tra l’altro ho anche realizzato il primo gol su calcio di punizione e questo rende la mia domenica davvero perfetta». Quatrana prova poi a raccontare più nel dettaglio il match in terra pugliese. «Abbiamo avuto un impatto non semplice con la partita, ma poi siamo riusciti ad andare in vantaggio. Prima dell’intervallo abbiamo subito l’1-1 e a quel punto si poteva fare dura, invece nella ripresa anche con un pizzico di fortuna siamo ritornati avanti grazie al rigore di De Julis e nel finale Delgado, che è subentrato a gara in corso, ha siglato il 3-1. Tre punti che ci danno una carica incredibile». Alla vigilia, mister Foglia Manzillo aveva detto che solo una vittoria a Taranto avrebbe potuto riaprire un clamoroso discorso legato alla salvezza diretta. «Ma dobbiamo dare continuità anche in casa: se tutto l’ambiente ci sta vicino abbiamo più possibilità di farcela – dice Quatrana – Il Potenza, prossimo avversario e attualmente prima delle squadre salve senza play out, dista cinque punti. E’ una finale, poco da dire. Tra l’altro a loro mi lega un ricordo negativo di un clamoroso gol sbagliato all’andata e quindi vorrei rifarmi. Il Serpentara, comunque, ha dimostrato di potersela giocare con tutte senza paura di nessuno. Dobbiamo cercare di centrare tre risultati positivi da qui a fine stagione – conclude Quatrana – e poi tireremo le somme su dove saremo arrivati».

Juniores Elite, Pro Calcio Tor Sapienza-Ladispoli: l’anteprima fotografica di Roberto PROIETTO

La vittoria nei play off Juniores Elite della Pro Calcio Tor Sapienza contro il Ladispoli negli scatti di Roberto PROIETTO. Cronaca, pagelle e servizio fotografico completo all’interno del Nuovo Corriere Laziale in edicola lunedì 18 aprile!

Questo slideshow richiede JavaScript.

Speciale impianti: «Siamo a un punto di non ritorno. Il problema? Sono i trasporti»

Apparso sul Nuovo Corriere Laziale dell’11 Aprile 2016

di Alessandro IACOBELLI

Sulle pagine del ‘Nuovo Corriere Laziale’ si esprime sull’annosa questione del nuovo stadio dell’A.S. Roma anche il Consigliere comunale uscente di Roma Capitale Ignazio Cozzoli. Nel corso del tempo sul tema sono state formulate svariate ipotesi. Una di queste riguardava possibili contatti presi dai vertici del sodalizio giallorosso con i proprietari della zona di Tor Vergata. Tale eventualità può ad oggi ritenersi improbabile. Le attenzioni sono ormai virate su Tor di Valle. In tal senso, proprio di recente, il Presidente James Pallotta si è detto fiducioso di una imminente chiusura dell’affare. Il progetto definitivo deve però ancora giungere nelle mani della Regione Lazio. Il Presidente Zingaretti, infatti, sta aspettando la documentazione.

La situazione appare comunque ingarbugliata. I nodi da scogliere sono molteplici. Il problema principale è senza ombra di dubbio quello relativo ai trasporti. La viabilità, senza il potenziamento della linea ferroviaria Roma-Lido, accuserebbe difficoltà incalcolabili. Insomma, il cammino non è agevole e roseo per la nuova casa giallorossa.

Ecco allora le dichiarazioni rilasciate da Ignazio Cozzoli.
A distanza di mesi, la zona di Tor Vergata può ormai essere accantonata come ipotesi di insediamento dello stadio?
“Mi pare di capire che l’interesse dell’A.S. Roma si sia concentrato esclusivamente sulla zona di Tor di Valle. Se non sbaglio, tra l’altro, manca soltanto la progettazione esecutiva per avviare la fase della conferenza dei servizi con la Regione Lazio. Dubito quindi la possibilità di avvallare una ulteriore ipotesi. L’investimento ha raggiunto cifre rilevanti”.

Lei come si è posto di fronte all’intenzione di porre le basi del progetto sull’area di Tor di Valle?
“Personalmente, nelle specifiche sedi istituzionali, ho votato a favore del suddetto progetto. Ritengo che l’investimento sia importante per la città. Le opere pubbliche richieste, basti pensare alla razionalizzazione della viabilità stradale e all’ammodernamento della tratta ferroviaria Roma-Lido, sono a dir poco essenziali. L’unico ostacolo riguarda l’ampliamento della linea B della Metropolitana, bocciato dagli esperti dell’Atac. In particolare sul rifacimento della Roma-Lido la Regione sembra ancora a carissimo amico. Il project financing, con la proposta dei francesi, non sta ottenendo riscontri concreti”.

Riguardo ai lavori inerenti alla tutela idrogeologica del territorio quale è il suo punto di vista?
“A mio parere si tratta di un finto problema. Sono state realizzate quattro sedute della commissione urbanistica di Roma Capitale in cui sono state acquisite tutte le prescrizioni dei vari enti coinvolti. La messa in sicurezza del fosso di Vallerano era prevista inevitabilmente nel progetto presentato dalla A.S. Roma. La Regione Lazio non nasconde le sue perplessità, ma non riesco a capire come si possa rinunciare ad un’opera così imponente”.

Speciale impianti: «Se l’alternativa è far morire il Flaminio, lo diano alla Lazio!»

Apparso sul Nuovo Corriere Laziale dell’11 Aprile 2016

di Lorenzo PETRUCCI

Giornalista di fama nazionale, autore di opere televisive importanti, oltre che regista e collaboratore di significative personalità del mondo cinematografico e televisivo del Nostro Paese. Giancarlo Governi, da tifoso laziale e da grande conoscitore della “questione stadio Flaminio” ci chiarisce meglio il tutto, col sogno di poter rivedere magari un domani la squadra biancoceleste di nuovo nella sua vecchia casa.

Dall’alto della sua esperienza e conoscenza nel mondo del calcio e soprattutto dell’ambiente Lazio, le chiediamo: lei che idea si fatta sulla richiesta di assegnazione dello stadio Flaminio alla società biancoceleste?
“Innanzitutto devo dire che il progetto che il Presidente della Lazio, Claudio Lotito, propose alcuni anni fa al Comune di Roma, era impraticabile. Era quello di uno stadio da erigere in una zona della Tiberina che non era edificabile ma rurale e che faceva parte di un piano regolatore di Roma e quindi che il Comune avrebbe dovuto portarci tutte le infrastrutture, con un costo pazzesco, oltre a una zona pericolosa perché soggetta alle inondazioni del Tevere. Questo progetto comprendeva anche la costruzione di una piccola cittadella intorno allo stadio. Naturalmente questa proposta non è passata con la giunta Veltroni, Alemanno e Marino e oggi è finito nel dimenticatoio. Oggi però vi è la possibilità di avere in concessione praticamente gratuita questo stadio (il Flaminio), perché altrimenti l’alternativa è quella di abbatterlo oppure di farlo deperire a tal punto da farlo decadere. Quindi sarebbe interessante dare alla Lazio la sua casa, perché lì vicino c’era lo stadio Rondinella, il primo d’Italia. Il fatto che lo stadio Flaminio sia stato progettato da uno dei più grandi architetti del ‘900, Pierluigi Nervi, adesso questo non gli ha giovato, perché lo stadio è considerato intoccabile”.

Quindi secondo lei cosa si potrebbe fare?
“Penso che se l’alternativa è quella di far morire lo stadio, è meglio a questo punto chiedere il permesso alla famiglia Nervi, ristrutturalo, bonificarlo e farne la casa della Lazio, perché con un costo non eccessivo tutto ciò potrebbe essere fatto. Inoltre l’ubicazione è perfetta, trovandosi nella zona nord della capitale, da sempre fulcro del tifo laziale, dentro ci sono palestre, piscine, e potrebbe diventare una cittadina dello sport e potrebbero usufruirne altri sport della SS Lazio, non solo la squadra di calcio.”

Ad oggi però il Flaminio è in un forte stato di degrado, pensa che a questo punto sia meglio costruire uno stadio nuovo piuttosto che ristrutturalo?
“E’ quello che ha fatto la Juventus con il vecchio stadio delle Alpi, però non si può paragonare col Flaminio, considerato un capolavoro dell’architettura del ‘900. Il problema non è tanto il terreno ma quello della capienza, bisogna innanzitutto rimettere le strutture che si stanno usurando e poi bisognerebbe dargli una capienza maggiore per una squadra come la Lazio. Inoltre non penso che costruire uno stadio ex novo sia più conveniente che ristrutturare il Flaminio, anche perché questo è un bene pubblico e non possiamo pensare di abbandonarlo completamente e incide il costo al Comune di Roma e alla comunità.”

Un inconveniente che si potrebbe venire a creare di riportare la Lazio allo stadio Flaminio potrebbe essere la viabilità?
“Non penso che si verrebbe a creare ciò, anche perché lo stesso vale per lo stadio Olimpico, dove non ci sono parcheggi. Secondo me ci sono più possibilità di parcheggio al Flaminio rispetto all’Olimpico, con i mezzi pubblici che collegano bene l’impianto. Lo stesso vale anche per gli edifici limitrofi allo stadio, i quali non avrebbero nemmeno problemi con l’aspetto sonoro prodotto dai tifosi.”

Infine, che futuro prevede per il Flaminio?
“Penso che se all’Italia dovessero essere assegnate le Olimpiadi del 2024 si risolverebbero alcuni problemi dello stadio Flaminio e sarebbe un incipit in più per migliore questo impianto e riportarlo alla sua vecchia gloria, magari con l’assegnazione alla Lazio, sua vecchia casa.”

Speciale impianti: «C’è il rischio che il Flaminio cada a pezzi»

Articolo apparso sul Nuovo Corriere Laziale dell’11 Aprile 2016

di Marco PICCINELLI

In principio fu il Flaminio. Lo stadio, edificato dall’architetto dall’architetto Nervi nel 1959, versa in totale stato di abbandono dal 2011, da quando neanche più la Federazione Italiana Rugby ha deciso di disputarvi le partite della nazionale. L’impianto, dunque, che vide il possibile affacciarsi nella serie B del fu Atletico Roma, che doveva essere la terza squadra della Capitale nel calcio professionistico in Italia, versa in un degrado quasi senza possibilità di ritorno. Federsupporter ha, da tempo, lanciato l’idea di riqualificare l’impianto e di renderlo fruibile per la SS Lazio, corredando il tutto dal minuzioso studio “Stadio Flaminio, degrado diffuso” in cui si riscontrano più settori in completo stato d’abbandono. Il ‘Nuovo Corriere Laziale’ ha avuto modo di interpellare, a tal proposito, Anna Maria Bianchi, rappresentante dell’Associazione Carte in Regola e – da poco – coordinatrice di Cittadinanzattiva: «non dispiace l’idea che il Flaminio possa mantenere la sua vocazione sportiva, se questo non interferisse con l’architettura dell’opera ma c’è anche un problema di sostenibilità del territorio», ha dichiarato la Bianchi che ha proseguito affermando come la domenica, tra stadio Olimpico e altri punti di attrazione «la vita dei cittadini del Flaminio è stata sempre più insostenibile, tra soste selvagge e mobilità», dato che i mezzi su gomma arrancano e la metropolitana non arriva ad irrorare le zone limitrofe allo stadio. Una delle problematiche che mette in luce Anna Maria Bianchi, poi, è quella «per cui il cemento armato inizia a sgretolarsi a causa del ferro all’interno» per cui c’è proprio «il rischio che lo stadio cada a pezzi» e richiede «un’intervento di ristrutturazione massiccio e speriamo ci sia qualche privato che lo possa fare». Tuttavia, gli interventi dei privati, come tutte le grandi opere della Capitale testimoniano manifestamente, sono utili non alla collettività ma ai privati stessi e la Bianchi, a tal proposito, conferma che un progetto di un privato deve necessariamente seguire «una regia pubblica» perché «non deve diventare la scusa per fare un’opera speculativa, dato che il rischio è che molto spesso si pensa di realizzare degli interventi di pubblico interesse, come in questo caso tutelare un’opera così importante, ma che poi diventa la scusa per fare “duecentomila” cubature commerciali o di altra natura». «Una delle ipotesi che ci piaceva molto – ha proseguito la Bianchi – era quella dell’Assessore Pancalli per cui s’era pensato di utilizzare il Flaminio come stadio di allenamento» per le numerose attività che possono essere svolte all’interno della struttura. La trattativa andò avanti per un po’ ma in seguito venne, sostanzialmente, interrotta. Una delle altre possibilità per lo stadio Flaminio, secondo Anna Maria Bianchi, era quella per cui l’Auditorium, «che lamenta sempre di non avere abbastanza uffici e strutture per le sale, sia per il corso del Festival del cinema di Roma», si sarebbe potuto unire allo stadio Flaminio «a patto che potesse diventare un luogo per cui potessero essere creati nuovi spazi culturali e anche degli spazi commerciali, non siamo aprioristicamente contrari ma che siano calibrati con gli intenti e gli obiettivi culturali» che risultano essere – comprensibilmente – una necessità per qualsiasi territorio, da quelli più centrali a quelli più periferici anche extra-GRA. «La nostra paura – afferma la Bianchi – è che si mettano in atto modifiche che si lasciano in mano ai privati e che comportano un aumento della pressione sul quartiere senza che siano state predisposte delle infrastrutture decenti», specie per l’impatto tangibile che le partite hanno sul quartiere: «spesso c’è gente che è bloccata in casa e non riesce neanche più ad uscire perché gli hanno parcheggiato sul portone, ad esempio». Il tema del Flaminio ha bisogno, dunque, «di una riflessione a monte sul fatto che devono essere fatte delle operazioni compatibili col territorio e anche con la destinazione che si vuol dare al quartiere», dato che nel tempo si sono messe in piedi strutture come il MAXXI e «sicuramente è un quartiere che dovrebbe essere sviluppato su questo binario, quello della cultura e dello sport ma che sia sostenibile». Lo stadio dell’architetto Nervi, insomma, potrebbe essere usato come struttura d’allenamento anche perché ogni altra ipotesi «sarebbe assolutamente negativa e ci aspettiamo che la decisione venga anche presa consultando i cittadini e non come al solito che vengono prese decisioni che passano sulla testa di chi abita nei territori. Certamente è un punto d’interesse cittadino e metropolitano, ma è anche un discorso che va affrontato rassicurando gli abitanti sul fatto che non sarà l’ennesima opera che crea ancora più disagi e basta».

Speciale impianti: «Non snaturare il Flaminio e restituirlo ai cittadini romani»

Apparso sul Nuovo Corriere Laziale dell’11 Aprile 2016

di Ramona GIATTINO

Non snaturare lo stadio Flaminio e ridarlo ai cittadini romani. E’ questo l’obiettivo principale del progetto Agon, di cui vi abbiamo parlato qualche mese fa e di cui fanno parte Irene e Lucia Nervi, figlie di Antonio Nervi, progettista del Flaminio, e nipoti del famoso Pierluigi. La posizione della famiglia Nervi è chiara e irremovibile e difficilmente potrebbe sposarsi con l’idea di fare del Flaminio lo stadio della Lazio. Ci spiega tutto Caterina Galli, la portavoce del progetto molto vicina alle Nervi.

Qual è la vostra posizione sulla riqualificazione dello stadio Flaminio?
“Il nostro obiettivo è realizzare una casa dello sport aperto ai cittadini e quindi mantenere la destinazione d’uso originaria. Vogliamo recuperare l’impianto e ridonarlo ai cittadini romani perché si tratta di un bene comune e vogliamo che ne possano usufruire al 100% anche le persone con disabilità, e non solo come spettatori. Le attività sportive che si praticavano originariamente al Flaminio erano scherma, ginnastica e pugilato e adesso stiamo valutando altre nuove attività. L’elaborazione del progetto prevede diverse sfaccettature, da quelle tecniche, che riguardano quindi la riqualifica, a quelle sportive e finanziarie che vanno a braccetto anche in relazione a ipotetici investitori che potrebbero avere uno spazio all’interno dell’impianto con nuove discipline. Adesso aspettiamo che Roma abbia un nuovo sindaco per presentare la nostra idea progettuale e capire come la nuova amministrazione voglia gestire la questione. Nel caso in cui volesse indire un concorso, Agon parteciperebbe”.

Secondo i Nervi, quali sono i punti intoccabili? Su cosa invece si potrebbe intervenire?
“La posizione della famiglia Nervi è chiara: non vogliono che il Flaminio venga snaturato, quando si procederà alla ristrutturazione, con infrastrutture che possano intaccarne il valore artistico. Del resto, l’impianto è stato vincolato e ci sono situazioni che vanno portate avanti con delicatezza. Non abbiamo mai pensato di stravolgere l’impianto con progettazioni megagalattiche ma piuttosto di mantenerne il valore artistico e storico che lo contraddistingue”.

Negli ultimi giorni si sta parlando molto dell’idea di legare lo stadio alla Lazio. Qual è la vostra posizione in merito?
“Sono anni che si lega la società della Lazio al destino del Flaminio. Durante l’amministrazione Alemanno, nel 2010, era stato proposto a Claudio Lotito di fare del Flaminio la sede della sua società. Il presidente però non fece mistero di non essere d’accordo e rilasciò anzi delle dichiarazioni che non furono ben accolte, soprattutto dagli ultras bianconcelesti. All’epoca l’associazione Sodalizio Lazio fece una raccolta di firme e chiesero ad un tecnico, l’architetto Giulio Andrea De Santis, mio marito, di presentare un’idea progettuale, accompagnata da queste 14 mila firme. Il progetto venne presentato al pub Vecchi Spalti, famoso ritrovo di molti tifosi laziali, poi venne portata in Comune e depositata insieme ad altri progetti, rimasti tutti archiviati. Quindi il discorso di questi giorni non fa altro che riprendere una situazione che va avanti da anni. Un progetto che sia legato al solo calcio agonistico di Serie A non rientra nella nostra idea di riqualificazione del Flaminio. Per rendere lo stadio idoneo alla Serie A bisognerebbe aumentare le sedute e dotarlo di una copertura conforme alle normative europee. Quindi, a meno che non si trovi un’idea geniale con cui si riesca ad apportare queste modifiche senza snaturare l’impianto, è un’idea che non può sposarsi con il nostro obiettivo che è quello di farne un polo sportivo. Si potrebbe valutare l’idea, invece, di farne la sede della scuola calcio della Lazio e quindi di legare il Flaminio con la parte dilettantistica laziale”

Speciale impianti: parla il giornalista del Tempo Fernando Magliaro. “La prima pietra nei primi mesi del 2018”

Articolo apparso sul Nuovo Corriere Laziale dell’11 Aprile 2016

di Serena GRIMALDI

Dalle tempistiche alle probabili interruzioni dell’iter procedurale, dalle discussioni tra Marino e Zingaretti, dall’utilità delle opere strategiche alla necessità di costruire lo stadio della Roma, Fernando Magliaro giornalista de Il Tempo, offre una panoramica generale sulla situazione attuale riguardo la costruzione dello stadio a Tor di Valle.

Un anno fa si diceva che la prima pietra dello stadio a Tor di Valle non si sarebbe posta prima del 2017. Oggi nel 2016, cosa possiamo prevedere?
«Se va tutto bene, a maggio presentano il progetto, un mese circa perché il Comune lo esamini e siamo a giugno, altri quindici giorni per attivare la Conferenza dei Servizi, i sei mesi della Regione che potrebbero finire a dicembre. Quindi a occhio e croce, se non siamo negli ultimi mesi del 2017, presumibilmente saremo nel primo trimestre del 2018. Purtroppo mi capita spesso di essere smentito dai fatti. Ma il problema è che la Roma ha un pessimo modo di gestire la comunicazione su questa questione. Quando indico il primo trimestre del 2018, intendo che la Conferenza dei Servizi regionale impieghi minimo sei mesi (non saranno mai di meno). Se avesse bisogno di più tempo, si potrebbe fare il cosiddetto “stop and go”, cioè la Conferenza può interrompere il suo countdown di 180 giorni di lavoro, per eventuali problematiche di natura progettuale, ma solo di un certo rilievo: ad esempio, non per cambiare un tipo di albero ma per rivedere il progetto della metropolitana. Però l’interruzione non è quantificata, possono volerci altri sei mesi, inoltre l’eventuale maggioranza in Campidoglio potrebbe decidere di modificare la delibera e quindi azzerare l’iter. Però questi passaggi al momento non sono facilmente prevedibili»

L’ex sindaco Marino pare che stia spendendo molta energia per questo stadio, tanto da accusare la Regione di voler fermare il progetto. In questo senso come sono i rapporti tra Marino e Zingaretti?
«Marino? Potremmo parafrasare Renzi. Io ammetto di non avere avuto mai grande simpatia per Marino. La Regione non ha fermato nulla perché non ha ancora nulla, il progetto non è ancora stato presentato. Detto questo i rapporti tra Marino e Zingaretti non ci riguardano perché grazie a Dio Marino non è più il sindaco e ha smesso di fare danni. Per il resto la Regione intende portare avanti velocemente il progetto, però ovviamente ha delle riserve sull’iter procedurale del Campidoglio, parliamo di iter burocratici e questioni urbanistiche. Ciò detto, Zingaretti è un tifoso della Roma e non credo abbia alcuna intenzione di mettere i bastoni tra le ruote, considerato che ha salvato dal fallimento Parnasi con l’acquisto di una delle due torri di Eur Sky che stanno di fronte ad Euroma2. Visto anche che Parnasi è uno dei grandi sponsor del PD e di Zingaretti, dubito che voglia boicottare un’opera di questo genere»

Costruire uno stadio a Tor di Valle vuol dire anche riqualificare tutta la zona e i collegamenti, ovvero realizzare le opere cosiddette “strategiche”. Non è un po’ troppo complicato e oneroso?
«La complicatezza è un concetto che tecnicamente non esiste. Oggi siamo in grado di costruire aeroporti sull’acqua, però è costoso, sì. Ad esempio non è che la metropolitana a Roma non si può fare a causa del problema archeologico. Stesso discorso vale per lo stadio. Al Comune i costi non interessano perché è un’opera privata, compresi i pagamenti delle opere di interesse pubblico. Quando erano in corso le trattative, il Comune ha chiesto determinate cose per un valore di trecento milioni di euro e i proponenti, la Roma e Parnasi, si sono impegnati a rispondere. Se poi sono troppo onerose rinunceranno a tutto il progetto. È il motivo per cui ho dubbi su come potrebbe procedere al riguardo l’eventuale nuovo sindaco dei cinque stelle: la Raggi non credo cancellerà la delibera ma potrebbe decidere di discutere alcuni parametri in maniera tale da rendere talmente oneroso e improduttivo questo investimento che saranno gli stessi proponenti a rinunciare. Riguardo la riqualificazione, sono andato più volte a Tor di Valle a fare sopralluoghi e peggio di come sta ora è impossibile. Tu hai usato l’espressione opere strategiche, io sinceramente ho molti dubbi riguardo la loro strategicità: ponti, autostrada, trenino, metropolitana ecc., non sono opere realmente strategiche per la città, non se ne avverte il bisogno, ma servono fondamentalmente allo stadio e diventeranno strategiche in un secondo momento. Mi spiego meglio: la metro C è un’opera strategica a prescindere poiché nel centro storico ci sono quattro fermate metro, Colosseo sulla B, Barberini, Spagna e Flaminio sulla A, mentre la zona di Piazza Navona ha solamente gli autobus. La metro C che dovrebbe avere le fermate di Venezia e Chiesa Nuova andrebbe a completare il servizio. Ma la diramazione della metro B da Piramide a Tor di Valle non serve a nessuno, è lo stadio che giustificherebbe quella linea. La stessa cosa vale per il nuovo svincolo a Parco de’ Medici, per i lavori sulla Roma – Fiumicino. L’unica opera strategica che dovrebbe sussistere indipendentemente dallo stadio sarebbe l’adeguamento della strada che collega via del mare a Ostiense, che oggi è pericolosa ma potrebbe diventare una strada a buono scorrimento».

Per quanto riguarda la questione dei terreni di Tor di Valle, sai se ci sono ancora polemiche da chiarire?
«Dovrebbero essere state tutte risolte». 

Un’ultima battuta: si parla di oltre un miliardo di investimenti privati ma anche di cinquemila posti di lavoro, disponibili dal momento in cui si inizia a costruire. Secondo te, vale la pena costruire lo stadio?
«Assolutamente sì. Nonostante tutte le cose che ti ho detto, io parlo da tifoso della Roma e ti dico di sì perché potrebbe significare un salto di qualità e di livello per la società e per la squadra, capacità economiche maggiori e quindi possibilità di concorrere meglio alla conquista di trofei. Al di là di questo, a Roma gli investimenti pubblici e privati sono azzerati da decenni e le ultime cose realizzate sono Porta di Roma e Euroma2; i posti di lavoro scarseggiano, nel pubblico e nel privato, si licenzia e non si assume. Se ci sono imprese che vengono qui con le giuste precauzioni e controlli e ci mettono nella condizione di avere qualche migliaio di posti di lavoro sia di alta che di bassa specializzazione, non posso che essere contento. Quindi se io fossi il sindaco e da un punto di vista economico mi si presentasse la prospettiva di cinquemila posti di lavoro e un investimento privato di un miliardo e mezzo di euro, io stenderei un tappeto rosso a chi investe».

Speciale impianti: La peggior ferrovia d’Italia a servizio dello Stadio della Roma

Apparso sul Nuovo Corriere Laziale dell’11 Aprile 2016

di Giorgio MIGLIORE

Come indicato nel dossier finale, Tor di Valle/Stadio della Roma diventerà il distretto di Roma con la maggiore connessione di trasporti pubblici, apportando enormi benefici anche alle aree limitrofe grazie ad accessi multipli per fan e visitatori, incluso un ponte pedonale, un ponte stradale, la Metro B e le linee ferroviarie Roma-Lido e Roma-Fiumicino”. Era il 15 maggio 2015, quasi un anno fa, e questa frase era contenuta in un comunicato firmato da Marc Pannes, ex Ceo dell’As Roma e fra i personaggio maggiormente coinvolti nel progetto Stadio della società giallorossa.
Ma in meno di 12 mesi, tante cose sono cambiate. In primis, Pannes è andato via nel gennaio scorso, quasi contestualmente all’allenatore Rudi Garcia (un caso, ovviamente). Soprattutto, l’ottimismo rispetto al piano mobilità che ruota attorno a quello che diventerà l’As Roma Stadium è assolutamente crollato. La Regione Lazio infatti nega qualsiasi tipo di progetto per il collegamento di Tor di Valle che, per Nicola Zingaretti, per il momento è solo un ex ippodromo. E fa nulla se c’è “la volontà politica di costruire l’impianto”: oggi raggiungere l’area sarebbe un “viaggio della speranza”. Esattamente come quello che porta all’approvazione del progetto.

La Roma-Lido

Ad oggi, infatti, non c’è in programma nessun miglioramento della mobilità urbana, né in riferimento al trasporto pubblico, né per la mobilità privata. Se lo stadio venisse inaugurato domani, l’unico modo per raggiungerlo senza prendere il trenino Roma-Lido a Piramide e scendere alla stazione Tor di Valle. Già, prendere la Roma-Lido. La ferrovia che dal 1924 porta i romani al mare è stata dichiarata da Legambiente la peggiore d’Italia, ricevendo da due anni consecutivi il poco prestigioso Premio Caronte. Sui binari viaggiano i convogli scartati dalla Metro B, e di una flotta minima di 12 treni ne circolano ogni giorno al massimo 7-8 a causa dei continui guasti. Problemi alle sottostazioni elettriche, poi, finora non hanno permesso l’installazione dell’aria condizionata a bordo dei treni: essendo macchine pensate per viaggiare sotto terra, d’estate diventano dei veri e proprio forni. Insomma, dei carri bestiame a cui i pendolari sono costretti a sottoporsi.
La società francese Ratp Dev aveva presentato alla Regione Lazio un piano di ristrutturazione completa della ferrovia, con un project financing per tre anni di lavori, ma il governatore Nicola Zingaretti ha rifiutato l’offerta. Ad oggi, non esiste nessun piano di ammodernamento della linea, se non dei piccoli lavori di miglioramento che Atac sta realizzato alla parte elettrica e che dovrebbero portare a diminuire i disagi. Troppo poco per servire un impianto che, nelle intenzioni della società giallorossa, dovrebbe funzionare tutti i giorni, e non solo il giorno delle partite.

La Metro B2

Il “grande progetto” iniziale per servire lo Stadio della Roma era quello di realizzare la cosiddetta “Metro B2”. Di cosa si tratta? Come noto, nel 2012 ha aperto un diramazione al vecchio tragitto della Metro B, Laurentina-Rebibbia: dopo Bologna, alcuni treni virano in direzione piazzale Jonio. Si sarebbe voluta fare la stessa cosa dopo la fermata di Eur Magliana, facendo procedere la linea blu lungo i binari della Roma-Lido fino a Tor di Valle fino a Parco de’ Medici. Lo scorso anno, però, Atac ha bocciato il progetto, che sarebbe stato innanzitutto troppo costoso e poi insostenibile dal punto di vista tecnico. Da quando ha aperto la Metro B1, infatti, le attese per gli utenti sono aumentate esponenzialmente e comunque è impossibile scendere sotto i 5 minuti di attesa. Realizzando una nuova diramazione, le attese aumenterebbero ulteriormente. Senza contare che anche la linea B meriterebbe sensibili miglioramenti.

La Via del Mare

Nessun progetto anche per quanto riguarda la Via del Mare. Una delle strade più pericolose d’Italia (e d’Europa), a una sola corsia per senso di marcia, è l’unico modo oggi per raggiungere l’area dove sorgerà lo Stadio. Il raddoppio è un progetto rimasto sulla carta da oltre 25 anni, così come l’unione con la parallela via Ostiense. Che se si farà, si farà al massimo dal Gra (e già sarebbe una grande cosa). Si parla anche di un ponte sul Tevere per collegare il Business Park alla Roma-Fiumicino, e su quello la Conferenza dei Servizi in Regione dovrebbe valutare l’interesse pubblico, esattamente come ha fatto il Comune di Roma con la discussa delibera del 2015.

Cosa succede altrove

Storicamente, lo stadio Meazza di Milano è raggiungibile con il tram direttamente da Piazza del Duomo, o ancor più comodamente con la Metro Rossa scendendo alla fermata Lotto: da lì una passeggiata di circa 1 km lungo un viale alberato con un largo marciapiede. Da qualche settimana, però, ha aperto anche la Metro Lilla, che permette di scendere direttamente davanti all’impianto del quartiere San Siro. A Torino, sia lo Juventus Stadium che l’Olimpico si possono raggiungere prendendo gli autobus dalle fermate metro Bernini e Massaua o da Porta Nuova e Vinzaglio.
Peggio di Roma al momento c’è Napoli, che assicura un rafforzamento della linea 152 dell’Anm in occasione delle partite. Oggi lo Stadio Olimpico si può raggiungere con la Metro A e poi con un tram da Piazzale Flaminio fino a Piazza Mancini, a cui aggiungere una discreta passeggiata fino alla Curva Sud: anche nei giorni delle partite, la metropolitana chiude alle 23.30, rendendo difficilissimo prenderla in occasione delle gare in notturna.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Il sito della testata che segue lo sport giovanile e dilettantistico della regione Lazio.