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Premio Maurizio Maestrelli: al Teatro Manzoni di Cassino i premiati del 2017

Personaggi di spicco e figure di primo piano dell’universo calcistico hanno partecipato alla serata dedicata al premio Maurizio Maestrelli, andata in scena al Teatro Manzoni in quel di Cassino. Per l’edizione del 2017 Jacopo Volpi e Simona Rolandi di Rai Sport hanno presentato la prestigiosa kermesse.

Ecco la lista dei premiati scelti appositamente dalla giuria presieduta da Massimo Maestrelli:

  • Eusebio Di Francesco (Allenatore Sassuolo);
  • Gabriele Gravina (Presidente Lega Pro);
  • Gian Piero Ventura (CT Italia);
  • Igli Tare (Direttore Sportivo);
  • Ciro Immobile (Calciatore Lazio);
  • Stefano Vecchi (Allenatore Inter);
  • Stefano Braghin (Resp. Settore Giovanile Juve);
  • Walter Mattioli (Presidente Spal);
  • Davide Zappacosta (Calciatore Torino);
  • Giampiero Pocetta (Agente Fifa);
  • Subrataa Dutta (Vice Presidente Fed. India);
  • Kakha Kaladze (Ex calciatore Milan);
  • Riccardo Cucchi (Giornalista Rai).

Nel corso della serata sono stati assegnati anche alcuni importanti riconoscimenti a Erjon Bogdan (Allenatore U17 Albania), Luis Norton De Matos (Allenatore U17 India), Pasquale Gallo (Agente Fifa) e Nicandro Rossi (Presidente Cassino Calcio).

Foto di Matteo Ricci

 

 

Pomezia: né ‘Persia’, né vittoria

Apparso sul Nuovo Corriere Laziale del 19 Dicembre 2016
 
Il 31 Ottobre Andrea Persia, da poco assunto come allenatore del Pomezia SDP, viene sollevato dall’incarico per aver perso il derby contro l’UniPomezia per 2 reti a 1.
 
Questa, almeno, la motivazione ufficiale, ribadita dal Co-Presidente Coculo al ‘Messaggero’ quando ancora la panchina era vacante e il nome di Cristiano Gagliarducci non era ancora stato ufficializzato: «E’ stata molto dura prendere una decisione del genere. Stimo Andrea (Persia ndr) sia come persona che come tecnico e dunque la sua professionalità è fuori discussione. Ma nel mondo del calcio quando le cose non vanno per il verso giusto a pagare è sempre l’allenatore».
Il leitmotiv del ‘a pagare è sempre l’allenatore’, dunque non smette mai di confermarsi, anno dopo anno. Nessuno, infatti, mette in dubbio le capacità di Cristiano Gagliarducci, già vincitore del Campionato d’Eccellenza per due volte (Lupa Castelli Romani e Albalonga), tuttavia l’esonero dopo neanche 10 giornate dell’allenatore fresco del titolo nazionale della Juniores Elite potrebbe serenamente rientrare sotto quelle scelte che comunemente vengono classificate come ‘poco felici’. I risultati del Pomezia di Gagliarducci, infatti, non sono poi così diversi di quelli della squadra a guida Persia: tre vittorie, due pareggi e due sconfitte, l’ultima in casa dell’Aprilia per 3 reti a 1.
Tale posizione per il Pomezia di Gagliarducci, tale quella dell’ex blaugrana della Vigor: settimo posto. ‘Fu vera gloria?’, verrebbe da dire, forse un poco prosaicamente.
 
Ma tant’è.
 
Marco Piccinellli

Andrea Persia: «Vigor Perconti, ti porterò sempre nel cuore»

di Marco PICCINELLI 

Apparso sul Nuovo Corriere Laziale del 27/6/2016

Andrea Persia approda al Pomezia, in Eccellenza, dopo una stagione ‘al massimo’ alla guida della Juniores blaugrana della Vigor Perconti, confermatasi Campione d’Italia per la seconda volta consecutiva. Il mister di Primavalle, dunque, torna tra i ‘seniores’ a seguito di una stagione in cui la sua Vigor ha avuto un ruolino di marcia impressionante: nel solo girone B del campionato (fasi finali escluse, sia nazionali che regionali) la squadra ha vinto 25 partite su 30, pareggiandone 3 e perdendone solo 2; 80 gol realizzati e un numero irrisorio di gol subiti, 17. I numeri ‐ e il gioco mostrato dalla Vigor nel corso di questa stagione ‐ parlano da sé e la squadra di Persia con determinazione, umiltà e sacrificio, costruisce quel che le malelingue, forse bisbigliando, iniziavano a far serpeggiare ad inizio stagione. Prendere le redini della Juniores di Bellinati, alla Vigor, sarebbe stato come suonare dopo Jimi Hendrix sul palco di Woodstock e i paragoni tra l’uno e l’altro tecnico, dai ‘lontani’ spalti, erano fin troppo ovvi e scontati. Pur tuttavia, Persia si rimbocca le maniche e dimostra di saper contare, e anche molto, per la verità. Così come dirà al ‘Nuovo Corriere Laziale’ lo stesso Maurizio Perconti: «il nuovo Bellinati». A Persia bastano dieci mesi. La Vigor vince il campionato, conquista il titolo regionale contro un Tor di Quinto (a guida Vergari) per nulla semplice da battere, si fa largo tra le finali nazionali ed elimina tutti uno dopo l’altro. Arriva, alla fine, anche il titolo nazionale, a coronamento di una stagione sostanzialmente perfetta.

Spero tu possa perdonarmi per l’ovvietà della prima domanda: perché lasciare la Vigor in un anno in cui hai vinto tutto, alzando sia il trofeo regionale che conquistando il titolo nazionale?
«Non è stato un ‘lasciare la Vigor’: Francesco (Bellinati nda) s’era preso un anno sabbatico dalla sua categoria, che era la Juniores per l’appunto, dato che ha sempre guidato la squadra. Io già sapevo che, l’anno prossimo, Bellinati avrebbe ripreso la squadra. Successivamente, s’è prospettata la possibilità d’andare ad allenare in una piazza importante come Pomezia (dove già sono stato) e dove credo di aver fatto bene. Ne ho parlato col Presidente, a 360 gradi, e abbiamo deciso di comune accordo».

Proprio Perconti, al termine della partita contro il Settimo Torinese in cui Bellinati è corso ad abbracciarti, ha detto «questo fa capire a tutti come viviamo alla Vigor Perconti: noi siamo così».CAMPIONATO DI CALCIO JUNIORES ELITE 2015/2016 - VIGOR PERCONTI VS CALCIO SETTIMO FINALE NAZIONALE
«E’ stato un anno bellissimo, dove dopo tanti anni sono riuscito a raccogliere il massimo che potevo in dieci mesi: titolo regionale e scudetto. E’ stato difficile ma anche una meravigliosa esperienza. La società è, a livello regionale e nazionale, di primissimo livello, ti mette in condizione di lavorare da professionista per come è strutturata, così come anche per la gente che ci lavora. Ho avuto la possibilità di lavorare con un gruppo di ragazzi a cui voglio molto bene e a cui sarò per sempre legato, per tutto il corso della mia vita. Credo molto nel rapporto, come allenatore, oltre al discorso tattico e di metodologia: con questi ragazzi s’è instaurato un rapporto significativo e hanno dato – in ogni occasione – il 110%, tanto per loro, quanto per me. Ci tengo a sottolinearlo a caratteri cubitali. Così come ci tengo a dire che ho avuto la possibilità di incontrare un Presidente straordinario come Maurizio Perconti e di avere avuto accanto a me tanti collaboratori, citando quelli che mi sono stati a fianco per tutto questo cammino: Davide Massimi, il preparatore atletico è stato determinante perché è stato insieme a me sul campo nel corso di tutti gli allenamenti; il preparatore dei portieri Mattia Scalabrin; Raffaele Trinchera, l’anima della Vigor Perconti, un valore aggiunto all’interno di un gruppo in cui ho scoperto di avere un amico; Moreno Grilli, uomo di calcio e che ha vissuto insieme a me tutto questo percorso».

«Porterò sempre nel cuore questi ragazzi, per tutta la vita»

In molti video – facilmente reperibili su Youtube o altri social network – è facile rivederti esultare e invadere letteralmente in campo saltando insieme ai ragazzi per ogni gol segnato. E’ stato un anno calcistico vissuto intensamente, pur essendo stato il primo non a guida di una prima squadra?
«Ho vissuto come se stessi in campo coi ragazzi: ci sono mille immagini, infatti, di me che esulto con foga assieme ai ragazzi. Loro mi hanno trascinato a livello emotivo più di sempre: nei ragazzi ho visto la mia stessa fame, umiltà e determinazione nel voler raggiungere degli obiettivi. Ci lega, in sostanza, un legame viscerale, di sentimento, e ogni volta che loro facevano una giocata, un gol, il mio istinto mi portava a esultare così. E poi, insomma, s’è creato un bel rapporto anche con Bellinati, storia e simbolo della Vigor: è lui che ha portato i titoli alla squadra negli anni precedenti. Ho avuto il piacere di vederlo allenare e di conoscerlo meglio: le immagini della finale a Settimo, poi, insomma, parlano da sé».

Nelle prime occasioni che ci sono state, nelle prime interviste che abbiamo realizzato, emergeva nelle tue parole l’alterità della condizione, o comunque della categoria, dato che per te è stata una ‘prima volta’, alla guida di una Juniores, come vivi il ritorno alla guida di una prima squadra?
«Molto tranquillamente. Anche se, in ogni caso, personalmente, la Juniores della Vigor Perconti la considero una prima squadra, per come è costruita, per come è strutturata ed inquadrata nella società. Chiaramente con ‘i grandi’ ci sono altri aspetti da valutare».

Hai avuto altre proposte da altre squadre, oltre al Pomezia? Perché ritornare proprio a Pomezia?
«No, non ci sono state proposte da squadre di Serie D o professionistiche, anche se mi avrebbe fatto molto piacere e che avrei senz’altro colto. E’ un impegno che ho già assunto quando ero alla guida degli Allievi Nazionali e della Berretti dell’Aprilia: mi piacerebbe molto fare lo stesso con società di Serie A e Serie B. E’ un’esperienza a cui tendo. A me, comunque, piace lavorare ‘coi grandi’ e credo d’avere la maturità di farlo».

Che campionato d’Eccellenza t’aspetti (data l’Astrea retrocessa, neopromosse di liv- ello come Unipomezia e Lepanto Marino o – ancora – allenatori come Gagliarducci dati quasi per certi alla Vis Artena)?
«Conosco molte squadre tra quelle che animano il campionato d’Eccellenza, dato che ho già fatto questo campionato, provando anche ultimamente a seguirne gli sviluppi. Al di là dei valori presenti in altre compagini, ce ne saranno alcune che partiranno con un cospicuo budget e che avranno l’obbligo di vincere il campionato; ce ne saranno delle altre, invece, come noi, che valorizzeranno i giovani e che avranno un gruppo mirato di grandi. La squadra dovrà cercare di fare, insomma, di fare un campionato commisurato alla squadra che viene imbastita. Ovviamente, il nostro sarà un campionato diverso da quello della Vis Artena o da quello dell’Unipomezia o altre realtà: attraverso il lavoro, l’organizzazione del gioco, la scelta di giovani di qualità e vogliosi di crescere e di emergere, coadiuvati da ‘senior’ che saranno la spina dorsale della squadra, cercheremo di colmare il gap con le altre squadre in questo modo. Sapendo, fin da subito, che il nostro obiettivo è quello della tranquilla salvezza, facendo in modo di accogliere tutto ciò che viene in più di positivo».

«E’ stato un anno eccezionale. Perconti? Un presidente straordinario»

Quando hai vinto lo Scudetto Juniores hai detto che è stato il momento più alto della tua carriera d’allenatore, qual è stato quello peggiore?
«C’è stato un momento bello, positivo, ma che in quella circostanza non riuscivo a viverlo pienamente: quando sono andato via dalla Berretti dell’Aprilia, stavo vivendo un momento familiare molto difficile… Avevo le due persone a me più care che stavano male entrambi e, in quel momento, non riuscivo a far conciliare le cose, perché dovevo badare a loro dato che erano tutt’e due in ospedale, ed è stato molto difficile…».

E quelli da giocatore, invece? Sul tuo profilo Facebook, qualche giorno fa, hai cari- cato un video di quello che la stampa definì l’”inferno di Giorgione”

FIRENZE ITALIA 11 GIUGNO 2016, CAMPIONATO DI CALCIO JUNIORES ELITE 2015/2016 - VIGOR PERCONTI VS SETTIMO CALCIO FINALE NAZIONALE NELLA FOTO:

«Quell’occasione era un derby, tra noi (il Giorgione) e il Padova, contro una squadra – insomma – che aveva un blasone e aveva giocato la Serie A. La partita racchiudeva parec- chie tensioni già da sé: noi in campo eravamo sicuramente molto determinati e motivati. Quel che è successo fuori lo abbiamo vissuto dal campo, ogni tanto buttavo un occhio sugli spalti ma nessuno avrebbe mai immaginato che potesse accadere quel che poi è successo. Sono ricordi, in ogni caso, ai quali sono legato e che hanno costellato la mia carriera da calciatore, dato che ho avuto modo di fare parecchie esperienze (Livorno, Massese, Olbia, solo per citarne alcune nda). Un altro aneddoto del genere fu quando, in un Olbia-Trapani, ci fu un’invasione di campo incredibile alla fine della partita, a causa di un arbitro che – ricordo – prese delle decisioni dubbie. Successe di tutto! Queste storie, in ogni caso, al di là dei singoli episodi sui generis, ti fanno stare bene: essere stato calciatore è stata la cosa più importante della vita, oltre a questo scudetto vinto».

Andrea Persia approda al Pomezia

Andrea Persia torna a guidare una squadra d’Eccellenza, una prima squadra. Il Corriere dello Sport, nella giornata di ieri, infatti, riporta: «Il Pomezia ha scelto il tecnico per la prossima stagione. La squadra sarà infatti guidata da Andrea Persia, fresco vincitore del titolo italiano Juniores sulla panchina della Vigor Perconti. Per Il tecnico si tratta di un ritorno, visto che Persia aveva già fatto parte del club pontino nella stagione 2013/14.».

Nel prossimo numero del Nuovo Corriere Laziale (Lunedì 27 Giugno), inoltre, ci sarà uno speciale proprio su Andrea Persia.

La Capitale del calcio

Se Roma fosse come la Londra del Football: quali erano (e quali sarebbero) le squadre che rappresentano le diverse zone della città. Prima della fusione nell’AS Roma, i club che contendevano alla Lazio il primato nei campionati del centro sud, dal periodo antecedente alla Prima Guerra Mondiale fino al 1927. Lazio e Roman squadre della “Roma bene” tra Prati e Parioli, la Fortitudo dalle forti radici cattoliche, nata per donazione di Pio X. L’Alba “popolare” del quartiere Flaminio, la Juventus nata per emulare i bianconeri di Torino e l’Audace del “teatro dei sogni” degli anni ‘20, il Velodromo Appio. La mappa completa.  Articolo apparso sul Nuovo Corriere Laziale del 4 maggio 2015 

di Fabio BELLI

SS Lazio

Da una panchina di piazza della Libertà al campo della “Rondinella”

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I risultati parlano di quattro secondi posti ottenuti nei tempi antecedenti al girone unico e al dualismo con la Roma per i biancocelesti. Nel periodo antecedente alla Prima Guerra Mondiale, la formazione biancoceleste era la regina incontrastata del centro-sud. Nel 1913 e nel 1914 al titolo di Campione dell’Italia Meridionale, fecero seguito le sconfitte nelle finali scudetto contro Pro Vercelli e Casale. Troppo grande il divario con le grandi del nord, così come enorme era la differenza nelle sfide nella Capitale. Il secondo posto del 1915 arriva senza poter disputare la finale per il titolo del centro-sud con l’Internapoli a causa della guerra: lo scudetto verrà assegnato d’ufficio al Genoa. Grifoni che conquistano il loro ottavo scudetto nel 1923 proprio in finale contro la Lazio. Nel bilancio dei derby capitolini di Prima Categoria e poi Prima Divisione, la Lazio è in largo vantaggio su tutte le altre compagini, fatta eccezione per l’Alba, il primo club che riuscì a sfruttare al 100% il coinvolgimento popolare che il football stava spandendo nel primo dopoguerra, adattandosi nel contempo alla perfezione all’esplosione del professionismo. Questo il bilancio completo dei derby tra la Lazio e le altre sette formazioni capitoline di massima serie, dal 1912 al 1926.  

LazioVittoriePareggiSconfitte
Alba244
Audace1222
Fortitudo1216
Juventus R.932
Pro Roma1510
Roman1631
US Romana802

ALBA

Due finali scudetto per l’anima popolare di Roma, dal quartiere Flaminio all’Aurelio

ss-alba-roma_fE’ il 1907 quando nell’osteria di Umberto Farneti, nel cuore del quartiere Flaminio, si affollano i clienti per brindare a vino dei Castelli Romani: è nata l’Alba, che da piazzale Flaminio fino a Trastevere vuole regalare una grande squadra di football alla gente, per emulare Lazio e Virtus che si sfidano nei derby fin dal 1904. E proprio alle spalle del Lungotevere Flaminio, dove ora c’è il Maxxi e non molto lontano dall’Auditorium, c’era il campo di piazza Melozzo da Forlì dove le casacche bianche con banda orizzontale verde dell’Alba davano battaglia. E’ solo nel primo dopoguerra però che l’Alba riesce a raggiungere significativi risultati nel girone capitolino di Prima Divisione. Per ben tre volte consecutive tra il 1924 e il 1926 raggiunge la finalissima per il titolo di campione del Centro-Sud. Perde nel 1924 contro il Savoia, l’anno successivo batte l’Anconitana e si gioca lo scudetto contro il Bologna. I felsinei vincono 4-0 allo “Sterlino” e passano 2-0 a Roma, aggiudicandosi il primo titolo della loro storia. Il bis nel 1926: l’Alba è campione centro-meridionale battendo l’Internaples, ma subisce nel doppio confronto con la Juventus per lo scudetto un bruciante 1-12. Le due finali tricolori si giocano allo Stadio Nazionale: nel frattempo l’Alba, dopo la fusione con l’Audace, si sposta al Motovelodromo Appio, e come Alba Audace partecipa al campionato di Divisione Nazionale 1926/27. Al momento della fusione nell’AS Roma, rappresenta con la Fortitudo l’anima popolare del club. Quella più aristocratica, saltata l’inclusione della Lazio nell’operazione, viene incarnata dal Roman, che offre al nuovo club un’organizzazione dirigenziale d’avanguardia. L’Alba offre invece alla nuova Roma un parco giocatori di assoluto rispetto, come Bianchi, Degni, Mattei, Fasanelli, Ziroli, Luduena e il portiere Ballante.

FORTITUDO

Radici cattoliche e lo scudetto conteso al Bologna: un omaggio alla Roma dei Papi

Schermata 04-2457507 alle 17.56.17Sarebbe stata la squadra vicina alla comunità cattolica capitolina, dunque con una base dall’enorme forza. Nata nel rione Borgo, a due passi da San Pietro e grazie ad una donazione di Papa Pio X, la Fortitudo assieme all’Alba rappresentava l’anima popolare del calcio a Roma, così come Lazio e Roman erano esponenti dei ceti più alti. Sanguigna e “trasteverina” l’Alba, popolare e cattolica, apostolica e romana la Fortitudo, che giocava nel campo Aurelio – Madonna del Riposo, sempre sotto gestione sacerdotale. Esordisce in Seconda Divisione nei campionati FIGC, poi due quarti posti nel girone romano prima del conflitto mondiale. Dopo la guerra il boom: nel 1920 la finale di Lega Sud persa 3-2 contro il Livorno, poi nel 1922 il titolo di Campione dell’Italia Centro-Meridionale: 2-0 alla Puteolana con gol di Bramante e autorete di Lo Bianco. E’ storia, anche se la finale scudetto come da pronostico se la aggiudica la Pro Vercelli con un 8-2 complessivo tra andata e ritorno. Nel 1926 assorbe la Pro Roma, e si guadagna l’accesso alla Divisione Nazionale 1926/27, ultima classificata con soli 5 punti in 18 partite in un girone con Torino, Bologna e Milan. Poi la fusione nell’AS Roma con la figura del presidente fortitudino Italo Foschi assolutamente preponderante, e tanti giocatori rossoblu (colori sociali in omaggio alla Roma dei Papi) in giallorosso come Attilio Ferraris, Giuseppe Rapetti, Giovanni Corbjons, Mario De Micheli, Enrico Cappa, Corrado Scocco e Carlo Zamporlini.

JUVENTUS ROMA

Gli emuli dei bianconeri di Torino, di base al campo della Farnesina per tanti derby storici

A dirlo oggi sembra strano, ma c’era una Juventus anche a Roma, nata per diretta emulazione dei bianconeri di Torino. La Juventus Romana è uno dei primi club capitolini attivi nel football dopo la Lazio, e con i biancocelesti condivide l’utilizzo pionieristico del campo di Piazza d’Armi. Raccoglieva i suoi tifosi nell’attuale zona alle spalle della Stazione Termini, fra i rioni Monti e Testaccio. Fece parte del gruppo che diede vita al girone romano del campionato di Prima Categoria, dopo essersi rinforzata dalla diaspora dell’ex Virtus, che fornì alla Juventus molti giocatori. Proprio nel campionato 1912/13 arrivò un secondo posto nel girone alle spalle della Lazio, miglior risultato nella massima serie della Juventus Romana. Nel periodo post Prima Guerra Mondiale, arriva la fusione con un piccolo club, l’Audax: ne deriva il cambio di denominazione in Juventus Audax e lo spostamento al Campo della Farnesina, con la zona dell’attuale Foro Italico-Corso Francia che diventa la base del tifo bianconero romano. Nei campionati del ’21 e del ’22 arrivano due terzi posti nel girone capitolino, poi la retrocessione in Seconda Divisione che fa da preludio alla fusione con la Fortitudo nel 1924. Il fiore all’occhiello resta la vittoria nel torneo romano di guerra dell’aprile 1919, con sei delle otto rivali storiche capitoline del massimo campionato (mancavano all’appello Alba e Roman). La Juventus Romana trionfò piegando nella finalissima la Fortitudo.

ROMAN

Gli aristocratici, i primi del centrosud a sfoggiare uno stadio di calcio: il “Due Pini” proprietà: il “Due Pini”

Schermata 04-2457507 alle 18.19.40Il primo club a potersi fregiare di uno stadio di proprietà a Roma: il Roman era l’espressione dell’aristocrazia capitolina, e scendeva in campo allo stadio “Due Pini”, situato dove sorge l’attuale Tennis Club Parioli. Giocò ininterrottamente nel campionato di Prima Divisione dal 1912 al 1923. Resta storico il campionato 1914/15: nel girone laziale ottenne il primo posto sopravanzando la Lazio. Nella seconda fase del torneo centro/sud furono però i biancocelesti ad ottenere l’accesso alla finale contro l’Internazionale di Napoli, mai disputata per la sospensione bellica. Dopo la Prima Guerra Mondiale, la struttura dirigenziale del club si rinforzò con l’ingresso di facoltosi membri della Comunità Ebraica. Dopo due stagioni in Seconda Divisione, arriva la promozione, ma nel 1926 il Roman mancò l’accesso alla Divisione Nazionale, antesignana dell’attuale Serie A. Al momento della fusione nell’AS Roma, il Roman fornì un contributo più di natura amministrativa che sportiva. I giocatori migliori infatti erano quelli impegnati nella Divisione Nazionale con Alba e Fortitudo. Il Roman vantava però una robusta organizzazione societaria, dirigenti ricchi e capaci tra i quali spiccava Renato Sacerdoti, detto “il banchiere di Testaccio”, passato alla storia come uno dei presidenti più importanti della storia dell’AS Roma. Particolare di grande rilevanza storica, è stato il Roman a fornire alla Roma i colori sociali. Nonostante la costruzione di una tribuna per gli spettatori, una autentica novità per l’epoca, non fu il “Due Pini” il primo stadio della Roma, bensì il Motovelodromo Appio, ereditato dall’Audace, incorporata dall’Alba proprio in previsione dell’utilizzo del campo.

US ROMANA

Piccoli e popolari, ospitarono al “Degli Olmi” le storiche capitoline della Prima Divisione

Schermata 04-2457507 alle 18.19.48La “piccola” della compagnia, con maglia a strisce biancoverdi e l’orgoglio di non essere mai retrocessa nei cinque campionati di massima divisione disputati dopo la Prima Guerra Mondiale, tra il 1919 e il 1924. L’US Romana aveva il suo quartier generale presso il Campo dell’Olmo, nei pressi dell’attuale Piazza Maresciallo Giardino. Una squadra di cui non si conosce moltissimo in termini storici anche perché nacque in un contesto calcistico capitolino ormai fuori dall’epoca pionieristica, con Lazio, Fortitudo, Roman e Audace (e l’aumento enorme di popolarità nel periodo post-bellico dell’Alba) che già catalizzavano le attenzioni degli appassionati di football. Eppure soprattutto nei primissimi anni venti, l’US Romana riuscì a farsi valere in molti infuocati derby del girone romano di Prima Divisione. Spicca il quarto posto del campionato 1922/23, al quale però fece seguito la peggiore stagione in termini di risultati per i biancoverdi. Al momento dell’esplosione del primo conflitto mondiale, l’US Romana raccolse l’eredità dello storico club della Società Ginnastica Roma, diventandone di fatto il proseguimento della sezione calcistica. Nel 1924 arrivò la fusione con la Pro Roma e il trasferimento al Campo Flaminio, dove l’US Pro Roma disputò due campionati prima della successiva, ulteriore fusione con la Fortitudo.

PRO ROMA

Quelli della Piramide, con le leggendarie sfide con la Fortitudo tra don Toncker e fra’ Ciprari

Schermata 04-2457507 alle 18.04.08L’esordio della Pro Roma nel calcio romano è datato 1911: sconfitta 0-7 in un derby contro la Lazio. Il club nasce dall’Ardor, che cessò la sua attività passando il testimone a una società che nasce come presidio di un’altra popolosa e storica zona romana, quella della via Ostiense e della Piramide Cestia. E proprio al campo Piramide le maglie bianche con i risvolti rosso e neri della Pro Roma fanno il loro esordio nella Prima Categoria. I risultati però scarseggiano, e dopo il quarto posto del 1921, miglior risultato nella massima serie, arriva la retrocessione. Il ritorno in Prima Divisione (dopo la fusione con l’US Romana) è solo il preludio alla fusione con la Fortitudo, che come Fortitudo Pro Roma partecipa al campionato di Divisione Nazionale 1926/27, con pochissimi risultati positivi, ma anche una vittoria storica contro il Torino, poi Campione d’Italia. Tra le fila dei proromani giocò per diversi anni Silvio Sensi, padre del presidente del terzo scudetto giallorosso Franco Sensi e architetto di Campo Testaccio. Come la Fortitudo anche la Pro Roma aveva una forte matrice cattolica, e nei match tra le due squadre si scontravano in panchina due sacerdoti: don Toncker nella Pro Roma e frate Ciprari nella Fortitudo. E come il campo della Madonna del Riposo della Fortitudo, il campo della Piramide non aveva tribune né spogliatoi. Dopo la Prima Guerra Mondiale, il club si spostò dalla Piramide al Campo Flaminio messo a punto da don Toncker in persona, anche se la base del seguito proromano restò sempre sulla via Ostiense fino alla fusione con la Fortitudo.

AUDACE

Eroi di periferia, titolari del “Teatro dei Sogni” degli anni ‘20 a Roma, il Motovelodromo Appio

Schermata 04-2457507 alle 18.12.24Il calcio romano agli inizi del ventesimo secolo si sviluppava soprattutto nei rioni del centro. Se c’è un club che può essere indicato come portabandiera delle periferie, è senza dubbio l’Audace che, pur nascendo in Corso Umberto Primo come società podistica (per poi diventare Audace – Esperia assorbendo il suddetto club nel 1912), negli anni ruggenti del calcio capitolino gioca i suoi match al Motovelodromo Appio, dove non si poteva arrivare se non dopo una camminata di quattro chilometri, una volta scesi con il tram al capolinea di Porta San Giovanni. Club di culto anche se non tecnicamente all’altezza dei migliori, la sua maglia biancorossa a scacchi è altrettanto mitizzata: ne esiste anche una riproduzione per il Subbuteo (vedi foto). Dopo la prima guerra mondiale, nel girone romano della rinnovata Prima Divisione arrivò un sorprendente secondo posto alle spalle della Fortitudo, che portò l’Audace alle “final-six” per il titolo di campione del centro-sud. Nel successivo girone a tre la spuntò il Livorno, ma resta questa la migliore stagione calcistica dei biancorossi a scacchi. Dal 1922 al 1924 in Seconda Divisione, arrivarono poi due quarti posti in Prima Divisione prima della fusione con l’Alba. La polisportiva Audace è ancora attiva a Roma, ha festeggiato quest’anno i 114 anni di età ed è principalmente attiva nella boxe e nelle arti marziali.

Torneo internazionale Donne e Pace: vince lo Spartak Subotica

Ufficio Stampa LND 

Sconfitta per 7-1 la Roma Femminile. Per la formazione serba è il secondo successo di fila in due edizioni del torneo.

Fiumicino (RM), 4 marzo 2016 – Lo Spartak Subotica concede il bis. La formazione serba si conferma campione anche per l’edizione 2016 del torneo internazionale “Il Calcio è Rosa – Donne e Pace”. Battuta in finale la Roma Femminile, che cede per 7-1 alle ragazze di mister Arsic. Scatenata come sempre Milena Nikolic, autrice di una tripletta. Alla seconda edizione della kermesse al femminile hanno preso parte cinque club, tre stranieri e due italiani oltre alla Rappresentativa del CR Lazio, la stessa che sarà impegnata a maggio al Torneo delle Regioni. Oltre allo Spartak Subotica, hanno preso parte alla competizione le lituane del Gintra Universitetas e le montenegrine dello ZKF Ekonomist. Club italiani partecipanti: la finalista Roma Femminile e la Res Roma. L’atto conclusivo della competizione, organizzata dal Comitato Regionale Lazio nell’ambito del torneo Roma Caput Mundi (anch’esso a carattere internazionale), ha avuto come teatro il “Cetorelli” di Fiumicino. Ad omaggiare le due squadre che si sono contese il trofeo c’erano il presidente LND Antonio Cosentino, il segretario del Dipartimento Calcio Femminile Patrizia Cottini, il presidente del CR Lazio Melchiorre Zarelli, accompagnato dal segretario Claudio Galieti e dal delegato regionale al calcio femminile Alba Leonelli.

LA GARA – Partono subito forte le ragazze di mister Seleman. Ma è lo Spartak a passare in vantaggio al 7′ con il bomber Nikolic che approfitta di un retro passaggio sbagliato da parte di Rossi. Continua forte la pressione dello Sparta. Al 13′ del primo tempo arriva il raddoppio con la scatenata Nikolic. L’attaccante serba approfitta nuovamente di un retropassaggio errato, stavolta da parte del capitano Lucci, ed a tu per tu con il portiere Casaroli non fallisce il colpo. E’ ancora lo Spartak al 21′ a siglare la terza rete con Allegra, brava a sfruttare un filtrante perfetto da parte di una compagna, e ad andare in gol con un preciso diagonale. E’ asfissiante il pressing dello Spartak ed è incontenibile Nikolic che sfiora la quarta rete con un diagonale che lambisce il palo. Ancora pericolose le ragazze di Arsic: al 26′ Markovic sfiora il palo a conclusione di una fantastica azione personale. La pressione dello Spartak prosegue e le serbe vanno ancora vicinissime al gol al 35′ sempre con Milena Nikolic. Si fanno vive allora le ragazze di mister Seleman che sfiorano il gol al 39′ con la numero 18 Rossi. Alla ripresa le giallorosse sembrano ripartire con un un buon piglio e si rendono subito pericolose con Pittaccio che si avventa su un pallone vagante in aria ma poi calcia debolmente verso la porta: facile la presa del portiere. Dopo 5 minuti è lo Spartak a siglare la quarta rete sempre con la Nikolic, che firma la sua tripletta personale. La quinta rete dello Spartak all’8′ è opera di Filipovic, che deposita in rete un delizioso assist della compagna Nikolic. Ancora in gol lo Spartak che si porta sul risultato di 6 a 0: a segno ancora Allegra (doppietta per lei) al 9′. Al quarto d’ora la Nikolic si divora un gol clamoroso, mancando il poker di giornata. Marcatura sfiorata al 23′ anche dalla Roma Femminile, pericolosa con la numero 9 Pittaccio. Ma il gol arriva della bandiera arriva al 36′ grazie ad una bellissima azione personale di Rossi che salta di netto il capitano avversario Ilic e trafigge il portiere Kostic con un diagonale. C’è ancora tempo per il settimo gol dello Spartak. L’ultima segnatura porta la firma della Jakovska, che parte in solitaria dalla propria metà campo per poi trafiggere il portiere.

ROMA FEMMINILE – SPARTAK SUBOTICA 1 – 7

Reti: 7′ ,13′ pt e 5′ st Nikolic (S), 21′ pt e 9′ st Allegra (S), 8′ st Filipovic (S), 36′ st Rossi (R), 39′ st Jakovska
ROMA FEMMINILE: Casaroli, Capitta (dal 1′ st Cacchioni), Lucci, Berarducci, Sgaggiaro, Pittaccio , Castiello, Visentin, Santacroce, Carosi (dal 1′ st Tumbarello), Rossi; a disp: Monti, Cacchioni, Antonilli, Proietti, Antonelli, Carbone All: Seleman
SPARTAK SUBOTICA:Kostic (dal 15′ st Cetinja) , Burkert (dal 1′ st Frajtovic), Krstic, Vajda, Malesevic, Allegra, Filipovic, Nikolic (dal 10′ st Marenic), Ilic, Markovic (dal 18′ st Jakovska) , Pavlovic; A disp. Mostarac,All. Arsic
Arbitro: Fantozzi di Civitavecchia
Assistenti: Doria di Ciampino – Fratello di Latina
Ammonizioni: 37′ del pt n. 16 Carosi (R), 15′ st Cacchioni (R),
Note: terreno di gioco in perfette condizioni, temperatura esterna 11°

ALBO D’ORO – 2016 Spartak Subotica; 2015 Spartak Subotica

Racing Club, Tanzilli: «Il gruppo cresce e sarà pronto per l’anno prossimo»

E’ uno dei gruppi dell’agonistica del Racing Club “esentato” dal dover guardare anche alla classifica. L’obiettivo stagionale dei Giovanissimi sperimentali 2003 di mister Tiziano Tanzilli era chiaro fin dall’inizio: far giocare a questi ragazzini un campionato sotto età che fosse allenante in vista dello sbarco nella “vera” agonistica l’anno prossimo. «Sapevamo che, incontrando squadre con molti 2001 in organico, avremmo potuto avere delle sofferenze a livello di risultato, ma è proprio per questo che la società ha deciso di fare un campionato sperimentale per questi ragazzi» dice mister Tanzilli. In realtà, nell’ultimo turno il Racing ha centrato un rotondo 3-0 sul campo dell’Aurelio Fiamme Azzurre, frutto della doppietta di Saliani e del gol su calcio di rigore di Camillotto. «E’ stata la nostra seconda vittoria in campionato – spiega Tanzilli – ed è arrivata al termine di una gara molto ben giocata, dominata in lungo e in largo».
Al di là della gioia per l’ultimo risultato, il percorso di crescita dei Giovanissimi sperimentali prosegue in maniera evidente secondo Tanzilli. «I ragazzi si allenano con grande impegno e cercano di seguire i miei dettami, provando a portarli in campo durante le partite. Questo campionato per loro è molto difficile, ma li sta abituando a un profilo agonistico di buon livello e a dei tempi di gioco più rapidi. La speranza del Racing Club è che questo gruppo possa essere la base per una eventuale categoria Giovanissimi regionali d’Elite, in caso di successo da parte dell’attuale gruppo regionale allenato da mister Rizzo».
Tra l’altro il Racing, che è ormai una realtà consolidata a livello di settore giovanile, conta pure su un altro gruppo di Giovanissimi sperimentali 2003 allenato da Fabio Gemelli. «Le nostre squadre si allenano assieme sotto un’unica metodologia, alcuni ragazzi passano da un gruppo a un altro, ma l’obiettivo è il medesimo». Tanzilli, che è al secondo anno di Racing (e anche alla guida del gruppo 2003), si dice «orgoglioso di poter lavorare in un club importante come questo e di potermi relazionare con responsabili tecnici di alto profilo che non ci fanno mai mancare il loro sostegno. Mi piacerebbe poter allenare questi ragazzi anche il prossimo anno nell’agonistica, ma ovviamente dipenderà dalle direttive della società».

Ufficio Stampa

Cinque giovani giallorosse si tingono d’azzurro

Sono 5 le giallorosse della Res Roma Move Up che saranno impegnate nei prossimi giorni per gli stage delle nazionali under 17 e under 19.

Camilla Labate, Virginia Di Giammarino, Arianna Caruso e Giada Greggi saranno impegnate con la nazionale Under 17 di Rita Guarino in uno stage di preparazione di quattro giorni che apre il nuovo anno della Nazionale Femminile Under 17, impegnata a marzo nella Fase Elite del Campionato Europeo dove affronterà le pari età di Grecia, Olanda e Finlandia.

Venti sono le Azzurrine convocate dall’allenatore federale, che si raduneranno nella serata di domenica 24 gennaio e il giorno seguente inizieranno la preparazione con una doppia seduta di allenamento. Martedì 26 è in programma una gara amichevole allo stadio “Massimo Soprani” (ore 14.30) con il S. Zaccaria, mentre giovedì 28 l’Under 17 affronterà allo stadio “Germano Todoli” (ore 14.30) la Riviera di Romagna.

Flaminia Simonetti invece sarà impegnata con la Nazionale Under 19 che si radunerà domenica 24 gennaio e si allenerà presso il Centro tecnico federale fino a giovedì 28. Due sedute di allenamento al giorno attendono le ventitré Azzurrine convocate oggi dal tecnico federale Enrico Sbardella, più una gara amichevole contro il Castelfranco CF in programma mercoledì 27 alle ore 14.30.

Successivamente allo stage, l’Under 19 Femminile parteciperà, come ogni anno, al Torneo Internazionale La Manga che si svolgerà dal 3 al 5 marzo e dove affronterà le pari età di Svezia, Olanda e Francia.

Ufficio Stampa 

Casilina calcio, Di Stante: «L’ago della bilancia può essere il Tor Vergata»

Non si è esaurita la spinta dei Giovanissimi provinciali fascia B del Casilina. La squadra di mister Luigi Di Stante, partita fortissimo nel suo girone e autore di un’incredibile striscia di successi, ha avuto un leggero calo dopo la pausa natalizia culminato con la sconfitta nello scontro diretto interno contro l’Audace Sanvito Empolitana. «Ma domenica scorsa i ragazzi hanno vinto per 5-0 sul campo della Roma Sei, dando una buona risposta – dice il tecnico – Nel primo tempo, forse, abbiamo subito i riflessi di quella sconfitta e abbiamo chiuso in vantaggio “solo” per 1-0 al termine di una prima metà di gara non brillantissima. Nella ripresa abbiamo apportato alcune modifiche a livello tecnico e giocando senza una vera e propria prima punta abbiamo dilagato». Alla fine tris per Spezia e reti di Lilli e Bimonte, ma anche un rigore sbagliato da Campaniello che avrebbe potuto rendere più largo il punteggio finale. «Nel secondo tempo ho rivisto a sprazzi il Casilina della prima parte di stagione» dice Di Stante che si proietta sul turno di domenica. «Faremo visita al Borussia, squadra che finora ha sempre perso. Chiaramente si tratta di una partita da vincere, non dovremo commettere errori di approccio: questo test, unito a quello con la Roma Sei, ci possono consentire di tornare “in fiducia”. D’altronde sono assolutamente convinto che questa squadra ha il suo avversario più grande in se stessa: le potenzialità del gruppo sono notevoli e dovremo cercare di arrivare fino in fondo ai vertici della classifica». L’Audace Sanvito Empolitana a due punti, Tor Vergata e Academy un po’ più indietro. «Credo che l’ago della bilancia di questo campionato possa essere proprio il Tor Vergata – dice Di Stante – Sia noi che l’Audace dovremo far visita alla squadra che gioca al Tre Torri di Torrenova e quella è una formazione che può togliere punti a quelle di testa. Se poi le distanze tra noi e l’Audace non varieranno, allora sarà lo sconto diretto sul loro campo a decidere la vittoria del girone».

Ufficio Stampa