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INTERVISTA ad Alessandro Vitagliano Responsabile Settore Giovanile Cassino calcio: “vogliamo continuare a crescere”

di Lorenzo Petrucci

Intervista esclusiva al Responsabile del Settore Giovanile del Cassino calcio, Alessandro Vitagliano, in merito a questa prima parte di stagione per le varie categorie giovani del club biancoazzurro, prospetti futuri e sogni nel cassetto.




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“Dal calcio ho avuto tutto” – L’intervista a Fabio Petruzzi

Intervista realizzata da Andrea Celesti

Schietto, sincero, determinato e con una grande passione per tutto quello che fa. Sono queste le qualità principali di Fabio Petruzzi, ex calciatore con un grande passato in Serie A alle spalle.

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Intervista a David Di Michele: “sarei felice di allenare un giorno in Serie A”

di Simone Ducci

L’ex attaccante di Serie A e Nazionale David Di Michele ha rilasciato una lunga intervista ai nostri microfoni, durante la quale ha parlato del calcio dilettantistico, fornendo alcuni consigli ai calciatori più giovani.

Un parere sui campionati dilettantistici. Ci sono allenatori e giocatori tecnicamente e tatticamente validi?

“Anche nel calcio dilettantistico ci sono giocatori interessanti e di qualità, che possono far bene nel professionismo. Ciò che può venire a mancare è magari la mentalità del lavoro perché tra i dilettanti ci si può adagiare su alcune cose mentre nel professionismo si deve sempre rimanere sul pezzo. Ci sono poi allenatori molto preparati che hanno idee importanti e lo dimostrano quando arrivano in Lega Pro, proponendo un calcio di livello. In questo momento il calcio sta puntando molto sugli allenatori e questo è a favore di noi giovani allenatori”.

Pensi di essere pronto a sederti su panchine di Serie B o magari di Serie A, visti i numerosi allenatori giovani presenti?

“Bisogna prima dimostrare tanto in Lega Pro e in Serie B per poter arrivare in A. Io ho avuto solo un’esperienza in Lega Pro e quindi dovrò ancora migliorare. Ancora non posso allenare perché devo prendere il UEFA A e poi fare il master per poter allenare in A. Se troverò in futuro la possibilità di allenare sarò felice di farlo”.

C’è qualcuno a cui ti ispiri?

“Ammiro tanto Spalletti perché mi ha allenato e mi piace come fa giocare le squadre e ammiro la sua idea di calcio. Mi piace che la mia squadra giochi a calcio e cerchi di offendere tanto, facendo un bel gioco. Nel calcio di oggi penso sia importante giocare a pallone senza mai buttarlo. Ciò agevola sia un allenatore sia la squadra. Una volta che si mette in campo la squadra con le giuste opzioni bisogna avere la fortuna e la bravura che tali opzioni siano messe in campo la domenica dai ragazzi. Questa è la mia idea di calcio, poi ci saranno partite meno belle ma la mia idea è che la maggior parte delle partite siano belle”.

C’è una squadra che ti piacerebbe allenare un giorno?

“Dirne una è difficile anche perché ce ne sono tante che giocano bene in Serie A. Sarebbe facile dire Roma, Inter, Milan e Napoli. Quest’ultima in questo momento gioca secondo me il miglior calcio d’Italia.

Qual è il segreto per diventare un grande calciatore? Che consiglio daresti ai giovani calciatori?

“Non c’è un segreto vero e proprio: ci sono tanti fattori. Non bisogna arrendersi mai, nel bene e nel male. Bisogna essere determinati. Non bisogna cullarsi quando le cose vanno bene perché si perde di vista l’obiettivo. I grandi campioni ogni anno si mettono sempre in discussione, vedi i vari Higuain, Messi e Ronaldo. Ciò vale anche per i giovani che vogliono ambire a palcoscenici importanti”.

Perché molti giovani si perdono, pur avendo le qualità giuste?

“In questo calcio la difficoltà grande nelle Giovanili è il mantenere i giusti equilibri. Il ragazzo promettente può perdere di vista il suo bene poiché viene circondato da amici, genitori, procuratori e parenti che non fanno altro che fargli complimenti: è facile essere bravo a 12 anni, il difficile è mantenersi. Un ragazzo di 12 anni può perdere facilmente la testa”.

ESCLUSIVA – Fondi, il d.g. Morrone: “Anche la prima squadra ad Ardea. Faremo meglio dell’Unicusano”

di ANDREA PONTONE

In seguito al passaggio di testimone tra Unicusano e Pezone, è intervenuto in esclusiva ai nostri microfoni il nuovo Direttore Generale del Fondi, Alfonso Morrone.




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Studio legale Ricca di Brescia: “stiamo lavorando affinché ogni nostro giocatore possa avere l’occasione di diventare professionista”

di Lorenzo Petrucci

A margine della finale Allievi Elite, vinta per 3-1 dalla Vigor Perconti contro la Tor Tre Teste, abbiamo avuto il piacere di contattare l’agente Giuseppe Basile dello studio Ricca di Brescia e procuratore di ben sei giocatori della finalissima di Ciampino parlando con lui del presente e del futuro dei suoi assistiti.

E’ recente la vittoria della Vigor Perconti nel campionato Allievi elite del Lazio contro la Tor Tre Teste, che partita hai visto e pensi che il risultato è stato giusto?
“Penso che sia stata una finale scontata, all’atto conclusivo sono arrivate le squadre più forti del campionato e al di là del risultato complimenti ai due allenatori. A Miccio (Vigor Perconti) che ritengo essere uno dei migliori allenatori della categoria per quanto riguarda il settore giovanile Laziale , considerando proviene da società professionistiche come Nocerina e Crotone, ha arricchito con il suo bagaglio di esperienza le squadre che ha allenato alla Vigor Perconti, portando in due anni due titoli regionali nelle categorie 2001 e 2000. dall’altra parte anche Emiliano Corsi si è dimostrato essere un allenatore di qualità, ed e stato un ottimo motivatore portando comunque la sua squadra a disputare una finalissima regionale. ”

Nella finale, in entrambe le squadre, avevi diversi giocatori in procura (Timperi della Vigor Perconti e nella Tor Tre Teste Angeli, Ciotti, Melucci ,DE Luca e Marianelli) come si sono comportanti in campo?
“Partendo da Alessandro Marianelli, il più piccolo, l’unico classe 2001 tra le file della Tor Tre Teste nella finale, negli ultimi due anni spesso e’ stato aggregato da sotto età con i 2000, ritengo che sia un giocatore molto valido e di notevole prospettiva, e che ha tutte le carte in regola per far bene in futuro. Per quanto riguarda Massimiliano Ciotti ritengo che abbia fatto un buon campionato , è un ragazzo ,senza grilli per la testa, ritengo essere un giocatore che può ancora dare tanto e ci auguriamo che possa avere tante soddisfazioni in futuro. Matteo Melucci: ha avuto una stagione particolare, è stato poco utilizzato, è una punta vera, rapido sotto porta, ogni volta che è entrato a partita in corso, ha sempre dato il massimo, facendo anche gol. E’ un giocatore che farà sicuramente molto bene in futuro. Su Lorenzo Angeli invece posso dire che è stata una stagione da incorniciare. E cresciuto notevolmente sia tatticamente che fisicamente, ha dato il suo contributo al torneo delle regioni, laureandosi campione d’Italia.Ha avuto anche la soddisfazione di indossare la maglia azzurra della L.N.D. di mister Silipo. Gli auguro tutto il bene possibile per la sua carriera. Emanuele De Luca: E stato sicuramente un punto fondamentale della squadra, con la sua costante presenza ha contribuito fortemente alla finalizzazione del gioco di Mister Corsi, ha tutte le carte in regola per fare sempre meglio. Su Andrea Timperi invece penso che sia un ragazzo che tutti vorrebbero avere nelle loro squadre, ritengo che sia un giocatore di una notevole capacità tecnica e tattica.Andrea ha dato molta qualità al gioco del suo allenatore, lo stesso Miccio lo ha fatto giocare in situazioni abbastanza di sacrificio facendosi trovare sempre pronto Penso che nel suo futuro calcistico ci saranno belle sorprese ,e sono molto contento che abbia coronato la sua splendida stagione con il titolo regionale. Ora si andrà’ a giocare le finali con il suo gruppo, e spero che possa far bene, chiudendo la sua stagione con il tricolore.”

Avere ben sei ragazzi tra le due finaliste, deve essere stato per te una bella soddisfazione?
“Sicuramente avere sei giocatori su trentasei è motivo di orgoglio. Il fatto che questi ragazzi siano stati scelti dallo studio Ricca dimostra che sono ragazzi di prospettiva, sono tutti validi e sopratutto seri . Sono contento per quello che hanno fatto, però ora dovranno lavorare sodo per il futuro .

Per Angeli, Ciotti, Melucci e Marianelli e De Luca, invece la stagione può dirsi conclusa, hai avuto modo di parlare con loro e che parole hai espresso nei loro confronti?
“Per Lorenzo e Matteo e’ stata ancora più difficile smaltire la rabbia, in quanto per loro e’ stata le seconda sconfitta consecutiva in finale, avendola giocata la scorsa stagione da sotto eta, guidati da Damiano Buffa. che per quel che mi riguarda resta uno dei migliori allenatori del panorama Laziale. . La finale Allievi è una partita che tutti vorrebbero giocare e portarsi a casa, come già ho detto è stata una finale tra le due squadre più forti e alla fine una sola vince. Ai ragazzi della Tor Tre Teste ho detto di star tranquilli, anche perché le sconfitte aiutano a crescere.”

Dopo le due semifinali allievi fascia B elite giocate che idea ti sei fatto delle partite?
“Sicuramente avrei scommesso su una nuova finale tra la Vigor Perconti e la Tor Tre Teste, che ritengo anche nei fascia b siano le squadre più forti del campionato. Peccato, ma faccio comunque i complimenti a mister Corsi e al suo gruppo, in particolar modo a nostro Alessandro Marianelli che nelle due partite finali ha giocato ad altissimo livello ,segnando anche il 2 a 2 contro l’Urbetevere. Per quanto riguarda la Vigor Perconti non posso che fare ancora una volta un plauso a mister Miccio,per la seconda finale di stagione conquistata,e in particolar modo voglio citare Gianmarco Maggini,che con un intervento strepitoso, ha contribuito a portare la sua squadra alla finale, e gli auguro di coronare il suo anno con la vittoria regionale.

 Per tutti questi ragazzi, che si sono ben comportanti in questa stagione, pensi che si possano aprire le porte del professionismo nelle prossime settimane, prossimi mesi? Puoi dirci se c’è qualcosa che si muove?
“Sicuramente il lavoro che stiamo svolgendo noi dello Studio Ricca ( Mauro Ricca, Alessandro Maffini ed Io) , è importante, stiamo lavorando molto affinché questi ragazzi possano realmente coronare il loro sogno, . Ci sono delle trattative importanti in corso, che a breve ci auguriamo possano concludersi. Mi auguro che i nostri ragazzi, possano avere le giuste gratificazioni, “AD MAJORA.

 

L’intervista: i ricordi di Marco Capparella

Stadio San Paolo 12 giugno 2005. 79000 spettatori elettrizzati gremiscono gli spalti. Una calda giornata a Fuorigrotta offre una splendida cornice per il match di andata dello spareggio play-off, per l’accesso alla Serie B, tra Napoli ed Avellino. Lo speaker declina la formazione locale. Con la maglia numero 10, sì proprio quella indossata dal ‘Pibe de Oro’ in tempi non sospetti, c’è l’idolo dei tifosi partenopei: Marco Capparella. Un folletto imprendibile che fa girare la testa ai difensori avversari. A soli sedici anni il buon Marco sale sul treno che cambia in un batter di ciglia la sua esistenza, trasferendosi da Roma a Piacenza. Lontano dagli affetti, dalla solita quotidianità capitolina, il talento inizia la sua corsa chilometrica sui binari del prato verde. Il viso pulito e genuino resta solare con il passare delle primavere. Sulle pagine del Nuovo Corriere Laziale Capparella si racconta con aneddoti limpidi scolpiti nella memoria. L’infanzia affrontata serenamente con le magie di Bruno Conti nei sogni. Il pallone tra i piedi compare presto. La società del Bettini Quadraro lo accoglie. Altre due squadre nella città eterna, ovvero Libertas Centocelle e Pro Calcio Italia, prima del salto nel profondo Nord. A Piacenza i dirigenti della compagine biancorossa notano le prestazioni da otto in pagella del giovane. Dalla Primavera alla Prima Squadra guidata da Cagni è un attimo. La favola del professionismo accende il motore. Sora, Perugia, Avellino. In Irpinia l’incontro con il profeta del 4-3-3 Zdenek Zeman. Nel 2005 lo sbarco a Napoli. Quattro anni con il sangue azzurro nelle vene. Il 13 gennaio, a San Siro al cospetto del Milan, la sostituzione con Savini al 26’st decreta l’esordio in Serie A. Dai castelli pieni di sfarzo ai campi fatiscenti della Promozione Capparella insegue l’affetto per il calcio in pratica fino a ieri. Dopo goal e assist, adesso il folletto di Roma dona la sua sagacia ai più piccoli con la Scuola Calcio di tecnica individuale ‘k7’.

Iniziamo dalle origini. Quali sono i suoi primi ricordi legati al calcio?

“Da piccolino ho iniziato a tirare i primi calci a Roma. Otto anni nel Bettini Quadraro per poi passare alla Libertas Centocelle e dopo ancora nella Pro Calcio Italia. Da lì il salto al Piacenza a soli sedici anni”.

Dalla capitale a Piacenza in tenera età. Il distacco dai propri affetti è stato duro da digerire?

“Non è stato certo facile da ragazzo lasciare la famiglia e gli amici. Ti privi di molte cose con la speranza di ottenere una ricompensa in ottica futura. In tal senso posso dire di aver fatto la scelta giusta. In Emilia c’è stato subito il passaggio dalla Primavera alla Prima Squadra in pianta stabile. Pian piano, con tanta gavetta, ho realizzato il sogno di calcare i campi del professionismo. Dalla C2 alla C1, passando per la B fino alla Serie A”.

Da giovane c’è stato un idolo a cui si ispirava?

“Sì. Bruno Conti. Un talento incredibile. Mi riconoscevo nelle sue sguscianti movenze”.

Qual è stata la stagione della svolta? Forse quella a Sora nel 1997?

“Indubbiamente è stata un’esperienza importante. All’epoca la società era formata da persone serie e competenti. Mister Ezio Castellucci dimostrava saggezza trasmettendo tranquillità. Ho avuto l’opportunità di mettermi in luce. Nel 1999 si materializzò il passaggio al Perugia”.

Durante il periodo vissuto ad Avellino ha incontrato mister Zdenek Zeman. Cosa ha imparato dal boemo?

“Io sono innamorato di Zeman. Innanzitutto per la persona che dimostra di essere. E’ stato senza dubbio l’allenatore più preparato con cui ho lavorato. Lui insegna il calcio come pochi”.

Dal 2005 al 2008 l’avventura intensa ed emozionante a Napoli…

“E’ una piazza che non ha bisogno di presentazioni. Ho avuto l’onore di vincere con la maglia azzurra indossando spesso la casacca numero 10, la stessa del giocatore più forte al mondo. Aneddoti indimenticabili che porterò sempre nel cuore. Auguro ai giovani di correre sul prato del San Paolo”.

Recentemente ha pure incontrato Maurizio Sarri. Questo Napoli ha le potenzialità per vincere trofei?

“L’incontro con Sarri è stato piacevolissimo. Il mister è una persona umilissima che merita i migliori complimenti per ciò che sta facendo. Il Napoli di oggi è un’orchestra perfetta che diverte il pubblico per la spettacolarità delle sue trame. Gli esterni offensivi fanno la differenza. Le carte in regola ci sono”.

Lei ha giocato in ogni categoria, dalla Serie A alla Promozione. La passione per il calcio non ha confini vero?

“La passione rappresenta l’elemento imprescindibile in qualsiasi disciplina sportiva. Dalla carica emotiva per una singola partita, alla serenità psicologica per affrontare una stagione intera, tutto deve essere affiancato dalla passione”.

Con la k7 ha esaudito il suo grande desiderio di insegnare questo meraviglioso sport ai bambini. Come e quando nasce l’idea?

“Nel corso del tempo ho studiato e applicato le metodologie per l’insegnamento della tecnica di base ai più piccoli. Il mio motto è ‘saper fare e saper far fare’. Trasmettere i giusti dettami non è una passeggiata di salute. Bisogna possedere capacità educative non indifferenti. Ho organizzato anche dei Camp con il Chievo Verona. Successivamente è nato il progetto della Scuola Calcio di tecnica individuale k7. Le mie lezioni si concentrano su esercizi volti al perfezionamento di eventuali punti deboli. Basti pensare alla postura del corpo ed al controllo del pallone. Nella maggior parte dei vivai, lavorando con trenta o quaranta ragazzi, le fondamenta vengono di frequente sottovalutate. Nel mio caso invece gli allenamenti coinvolgono due o tre allievi per volta”.

Alessandro Iacobelli

CARRIERA DI MARCO CAPPARELLA

GIOVANILI

-Bettini Quadraro

-Libertas Centocelle

-Pro Calcio Italia

 

PRIMAVERA

-Piacenza (1992-1993)

 

PRIMA SQUADRA

-Piacenza (1992-1994)

-Sparta Novara (1994-1995)

-Varese (1995-1997)

-Sora (1997-1999)

-Perugia (1999-2000)

-Catania (2000-2001)

-Fidelis Andria (2001)

-Sora (2001-2003)

-Avellino (2003-2004)

-Ascoli (2004-2005)

-Napoli (2005-2008)

-Juve Stabia (2008-2010)

-Pescina Valle del Giovenco (2010)

-Casertana (2010-2011)

-L’Aquila (2011-2012)

-San Nicolò (2012)

-Torrese (2013-2014)

-Martinsicuro (2014-2015)

-Pontevomano (2015-2016)

 

 

Quando Miccio si accende… è un’esplosione di vittorie! INTERVISTA ESCLUSIVA al tecnico della Vigor Perconti

di Lorenzo Petrucci

 

Si dice che gli allenatori valgano il 10, massimo 20% del potenziale di una squadra ma non sempre è così, a volte anche di più. Ne è un esempio Antonio Conte nell’ultimo Europeo con l’Italia, riuscendo a trascinare a un passo dalle semifinali un gruppo grazie al suo carisma e alle sue qualità.
Fare l’allenatore è più complicato di quello che sembri, c’è dietro un lavoro mentale e tecnico indescrivibile con ore e ore di studio e applicazione. Ne sa qualcosa Luigi Miccio, tecnico degli Allievi Elite e Allievi fascia B della Vigor Perconti che con la sua determinazione, la sua passione e la sua voglia, nonostante la giovane età, sta raggiungendo traguardi importanti per un sogno che può tramutarsi in realtà.

 

Mister partiamo analizzando il momento attuale. Sei alla guida di due squadre alla Vigor Perconti, i 2000 e 2001, e con entrambi sei primo in classifica. Gestire due gruppi non è facile, ma i risultati sono più che positivi, quanto del tuo lavoro c’è dietro?
“Questo dovrebbero dirlo i responsabili tecnici della società e chi giudica il mio lavoro, io posso dire che quello che mi muove e mi ha sempre mosso è la passione, l’amore. Per me tutto parte da questo, da un sentimento forte verso il lavoro che non è soltanto un dovere ma anche una ricerca di affetti, di nuovi sentimenti, nella capacità e nella volontà di vedere nei miei ragazzi e nelle mie squadre un prolungamento di casa. Quindi, lo stress mentale e non avere mai un momento libero non mi spaventano perché se avessi l’opportunità di passare 24 ore su 24 in campo con i miei ragazzi lo farei. In passato, nella mia precedente esperienza alla Nocerina, avevo già guidato due squadre ma in contesti differenti, qui alla Vigor Perconti pur avendo due gruppi con aspettative e finalità differenti, quando scendi in campo hai sempre il dovere di provare a primeggiare e se mi chiedessero altre cento volte di gestire due squadre risponderei positivamente.”

 

Circa un anno fa, dopo la tua esperienza nel settore giovanile del Crotone, hai ricevuto, a stagione iniziata, la chiamata della Vigor Perconti, com’è stato tornare “a casa” a Roma dopo tre anni di assenza e prendere un gruppo dei Giovanissimi con una squadra già preparata?
“L’estate del 2015, dopo l’esperienza a Crotone, è stato un periodo molto difficile per me, perché dopo un buon lavoro ritenevo che mi venisse confermato quanto mi era stato detto ma alla fine mi sono ritrovato con una proposta differente da quella accordata, con la chiamata della Perconti che è stato un onore per quello che questa società rappresenta a livello di settore giovanile regionale e nazionale. In un periodo in cui ero molto confuso e amareggiato la chiamata dalla Vigor Perconti è stata come una rinascita per me. Se devo dire la verità, la delusione della precedente esperienza l’ho portata dietro per un po’, fino al trionfo regionale con i Giovanissimi elite lo scorso anno che è stata una gioia immensa.”

 

Le tue squadre giocano principalmente in maniera offensiva sapendo però anche soffrire quando è richiesto, da quando hai iniziato ad allenare c’è qualcuno che hai guardato con maggiore interesse anche ispirandoti?
“La mia passione la prendo in eredità da mio padre che ha avuto un percorso molto simile a quello che sto facendo io, è una persona che ha sempre vissuto di calcio e nel calcio in tutti i ruoli, dall’allenatore al giornalista. La curiosità e la passione di quelli che sono gli aspetti legati al ruolo dell’allenatore mi vengono quindi sicuramente da mio padre e tutt’ora per me il confronto con lui è un riferimento che conservo con cura. Oltre a questo, devo dire che la base dei miei insegnamenti nasce dalla mia carriera da calciatore, mi ricordo di aver avuto tecnici che in aspetti diversi mi hanno fortemente condizionato facendomi capire che la vera abilità di un calciatore doveva essere quella di inserire il proprio talento fisico, tecnico e tattico all’interno di un meccanismo di gioco collettivo, o di altri che si sono caratterizzati nel creare una forte empatia con i propri ragazzi e di trasferirgli una mentalità vincente. Potrei dire che un’altra persona che mi ha aperto un mondo relativo alla figura dell’allenatore è Zeman, nonostante non lo conosca di persona, perché gli ho visto fare calcio con dei giocatori che secondo me da soli non avrebbero potuto nemmeno giocare due/tre categorie sotto rispetto a quello che hanno fatto con l’allenatore boemo, non so se sia più importante vincere una Champions League o portare dieci/quindici calciatori che l’anno prima giocavano in Lega Pro in Nazionale.”

 

Con i tuoi ragazzi instauri un rapporto basato sul rispetto e sulla reciproca collaborazione, con questi che si dedicano completamente alla causa, oltre ad essere un allenatore ti senti anche un educatore?
“E’ un dovere quello che ho di ricordare ai miei ragazzi in collaborazione con l’istituzione primaria i riferimenti che devono avere, come la famiglia, e che prima di tutto diventino degli uomini in gamba, onesti, seri e responsabili. E’ proprio sul principio della responsabilità io mi batto molto con loro, sanno che hanno tutta la mia fiducia, il mio appoggio e che possono contare su di me per qualsiasi cosa, soprattutto quando hanno dei problemi che non sono calcistici ma di tipo personale e generale, io pretendo però la condivisione di valori umani che sono fondamentali e devono essere applicati al calcio, che sono il senso di responsabilità, la responsabilità e l’onesta. Il mio obiettivo non è quello di entrare nella testa ma nel cuore e che cerco sempre di sostenerli per quello che posso.”

 

Vedendoti in panchina durante le partite sembra come se vuoi entrare in campo per la grinta che ci metti, per te cos’è allenare una squadra di calcio?
“E’ una sfida, è la capacità di far andare venti/trenta teste diverse una sola e portare persone che sono profondamente diverse tra loro a pensare, a muoversi, a ragionare nello stesso modo e magari a comprendersi con un cenno degli occhi. E’ una sfida di trasformare tante persone diverse in una persona unica e con un unico obiettivo.”

 

Alleni già da molti anni, nonostante sei ancora molto giovane. Sei partito da Roma, poi Nocerina e Crotone, guidando anche categoria importanti, ti senti un po’ che stai bruciando le tappe? “La risposta è che la vita non permette a tutti le stesse occasioni e io in questo non posso che ringraziare la mia famiglia. Se io oggi provo a fare l’allenatore è perché la mia famiglia mi sostiene. Negli anni ho cercato di crearmi delle opportunità e di sfruttarle nel miglior modo possibile ma credo che tutto parta dalla base famigliare che mi ha permesso di poter vivere questa esperienza. Ho iniziato a fare l’allenatore che non ero ancora maggiorenne, avevo 17 anni, con una società a cui sono molto legato e che ringrazio ancora che è il Certosa ed era il settembre del 2003 e avevo i primi calci misti ’96 che adesso hanno 20 anni.”

 

Il tuo lavoro alla Vigor Perconti già la scorsa stagione è stato magnifico, vincendo con i 2001 il titolo regionale e fermandoti solo al girone nazionale delle Final Six, ciò ti ha messo ancor più determinazione a fare meglio quest’anno?

“Si anche perché la ferita è ancora aperta. Negli ultimi tre anni ho avuto l’opportunità di arrivare alle fasi finali scudetto prima con la Nocerina e lo scorso anno con i Giovanissimi della Vigor Perconti e nel considerare che vincere non è mai semplice e che le occasioni non tornano così frequentemente a certi livelli il fatto di esserci arrivato così vicino negli ultimi tre anni ma non aver portato a casa uno scudetto è una ferita aperta ed è un sogno che non ho mollato assolutamente.”

 

Sei un tecnico molto ambizioso e sei stato anche coraggioso ad accettare di trasferirti lontano da casa per acquisire quella giusta esperienza per mirare a traguardi importanti. Partendo da questo, come ti vedi da allenatore tra 10 anni?

“Ho iniziato ad allenare con un’ambizione che è quella di dedicarmi principalmente ai ragazzi, quindi il mio sogno è di diventare un allenatore di settore giovanile di altissimo livello, anche se non mi dispiacerebbe passare un giorno con gli adulti, però ad oggi desidero di arrivare al top a livello nazionale nella formazione dei giovani calciatori professionisti, col sogno di diventare l’allenatore di una delle prime quattro/cinque società in Italia nell’ambito di settore giovanile.”

 

 

FRANCESCO CASTRIGNANO’ (collaborate tecnico Allievi e Giovanissimi fascia b elite Vigor Perconti)
“Il mister sia in allenamento che in partita ha una grande concentrazione, chiede sempre il massimo ai suoi ragazzi e a tutto lo staff che lo circonda. Gli allenamenti sono spesso duri ma poi i risultati durante le gare si vedono. E’ un grande studioso con schemi provati e riprovati con i suoi giocatori che poi li applicano a memoria durante le partite. Durante i suoi allenamenti si impara molto, un allenatore che ci mette tanta passione e che studia molto per essere sempre migliore e crescere.”

 

 

ALESSIO DI BARI (Ex giocatore Vigor Perconti ora Under 16 Ternana)
“Per me Miccio prima di tutto, lo scorso anno insieme con i Giovanissimi elite, è stato come un fratello, avevamo tutti un buon rapporto col Mister. Per lui conta più l’aspetto mentale che quello tecnico, con lui e grazie a lui sono cresciuto molto e ho imparato cose che mi stanno tornando molto utili quest’anno nel professionismo. Quando posso e sono a Roma torno spesso a salutarlo insieme ai miei ex compagni di squadra.”

 

 

FRANCESCO BARBA (Attaccante allievi fascia B elite Vigor Perconti)
“E’ un allenatore che mette i sentimenti davanti alla tattica e tratta noi ragazzi come dei fratelli, poi sotto l’aspetto di campo è perfetto. Ci ha sempre insegnato che per raggiungere gli obiettivi non ci sono scorciatoie è l’unica strada è quella del lavoro. Con la squadra ha un rapporto come se fosse uno di noi e questo è quello che fa creare dei rapporti che vanno oltre il calcio e poi in campo lo ritrovi perché non giochi per te stesso ma per lui e per la squadra. L’unione per lui è tutto, giocare insieme, vincere insieme.”

 

 

SIMONE MADONNA (Centrocampista Allievi Elite Vigor Perconti)
“Miccio credo si possa definire un allenatore completo, a livello tattico è sicuramente il più preparato con cui ho lavorato, il motivo credo sia la dedizione che mette in ciò che fa, lui vive per questa sua passione. Personalmente col Mister ho un bellissimo rapporto. Da parte mia c’è una stima immensa sia come persona che come allenatore, grazie a lui sono migliorato tanto sia in campo che fuori. E’ in grado di far sentire ogni componente della squadra fondamentale per il gruppo, ha molta fiducia in noi e questo ci responsabilizza. Credo che la sua carriera sia appena agli esordi, arriverà molto lontano.”

Marino in conferenza stampa: “Dopo due sconfitte era importante portare a casa il risultato anche soffrendo”

Ecco le impressioni di mister Pasquale Marino al culmine della sfida con il Brescia.

Dopo due sconfitte consecutive era troppo importante portare a casa il risultato. Sui calci piazzati abbiamo rischiato qualcosa, ma  la squadra ha fatto il suo dovere. Chiaramente il Brescia in svantaggio ha cercato di alzare il baricentro aumentando la pressione. Peccato solo perché non siamo riusciti a chiudere la partita nel primo tempo con un altro gol. Ad un certo punto della gara è subentrata un po’ di ansia. Abbiamo anche saputo soffrire. Mokulu ha fatto una buona prestazione muovendosi nel settore offensivo e quindi si è inserito subito nei meccanismi. Fiamozzi si è comportato in modo egregio in fase difensiva coprendo la fascia destra, ma deve migliorare in fase di spinta. Soddisfacente pure la prova di Krajinc. Per quanto riguarda l’assetto tattico da utilizzare contro il Latina, valuteremo durante la settimana in base alle indicazioni offerte dalle sedute di allenamento.

Alessandro Iacobelli