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Lupa Castelli Romani, parla mister Palazzi

di Marco PICCINELLI

La Lupa Castelli Romani, a seguito della promozione nel girone G della Serie D, ha vissuto una stagione (la prima tra i professionisti) più che travagliata, tra infortuni, squalifiche e cambi di allenatore. Le pur buone prestazioni sul campo, infatti, non danno seguito a vittorie e nelle prime giornate di campionato la situazione si fa già tetra: i primi tre punti arrivano alla sesta giornata contro la Paganese. Il rovescio della medaglia, tuttavia, è l’infortunio del capitano Francesco Colantoni: crociato rotto e rientro nella squadra solo ad aprile contro la Casertana.

Nel frattempo la Lupa non riesce a vincere e si verifica più di qualche cambio d’allenatore: il duo Taraborelli/Cioci si incarica della conduzione della squadra dopo la decima giornata, a seguito dell’esonero di Galluzzo (tecnico autore del passaggio dalla serie D alla Lega Pro), poi subentra Di Franco che lascia nuovamente a fine febbraio. La dirigenza chiama, allora, mister Mario Palazzi, tecnico di grande esperienza e vice di Serse Cosmi. La gestione Palazzi deve affrontare subito due trasferte più che impossibili, tra cui il Foggia, ma la sua Lupa, a retrocessione già avvenuta, è capace di rialzare la testa e vincere in casa contro il Martina Franca per due reti a uno, mettendo in campo una prestazione tutt’altro che da Cenerentola del girone: «Devo dire, senza presunzione, che la vittoria di sabato è stata frutto di un lavoro continuo da due mesi a questa parte, sempre improntato a far migliorare i ragazzi e a far sì che credano un po’ di più nelle loro qualità», ha affermato il tecnico toscano al ‘Nuovo Corriere Laziale’.
«La stagione era, sostanzialmente, già compromessa – ha proseguito Palazzi – anche perché sono arrivato e subito abbiamo perso due partite, a Pagani e Foggia: diciamo, poi, che bisogna avere a disposizione anche un piccolo lasso di tempo perché un agglomerato di giocatori diventi squadra».
La famosa amalgama cara al presidente del Catania Angelo Massimino.
«La soddisfazione
 – ha proseguito Palazzi – è quella di vedere che questi ragazzi sono cresciuti ed hanno cominciato a diventare una squadra di calcio» anche perché «tatticamente ce la siamo sempre giocata con tutti», nonostante la classifica.

«La squadra se l’è sempre giocata anche con compagini di livello superiore», come Lecce, Foggia «ma anche Casertana, Messina, Cosenza». Anche perché, c’è da dirlo, il girone in cui è inserita la Lupa vede più d’una nobile del calcio professionistico italiano (come le realtà prima menzionate) o che hanno occupato positivamente per molto tempo la scena dilettantistica nazionale, come l’Akragas o il Matera nonostante la rifondazione del 2012.
«Per quanto mi riguarda devo badare al mio lavoro e migliorare sempre i giocatori che ho a disposizione, e questo credo che si noti, per cui sono soddisfatto» tuttavia «voglio ancora migliorare da qui alla fine della stagione».
Sulle prospettive future Palazzi è comprensibilmente reticente: «Penso che la Lupa, la dirigenza, dovrà fare un briefing e capire quali siano le intenzioni: al momento è ancora in corso il campionato e credo che la società abbia intenzione, come l’abbiamo noi, di portarlo a termine nella maniera più degna possibile per poi mettersi a tavolino ed eventualmente riprogrammare la prossima stagione».
«Quando le società ti propongono un lavoro è sempre positivo – ha detto Palazzi a proposito del futuro della Lupa, che non sarà più nella Lega Pro a partire dalla prossima stagione – sono abituato al professionismo ma non pongo limiti al fato: quando una dirigenza ti cerca si prescinde dal livello ma è chiaro che le mie ambizioni sono quelle di fare bene e di rimanere tra i professionisti».
«Ho trovato una squadra col morale bassissimo, a terra, da ricostruire sia nella mente che nell’animo – conclude Palazzi – tuttavia non credo la situazione si possa addebitare ai predecessori che ho avuto: molti giocatori sono stati cambiati, l’unica cosa che posso dire, ed è il mio rammarico, è stato quello di arrivare un pochino tardi sulla panchina della Lupa. Bastavano quattro o cinque partite prima e, con l’attuale rosa, ci saremmo salvati sicuramente».