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Stefano Tacconi: “D’accordo con Inzaghi, la Lazio non può limitarsi fare il compitino”

Stefano Tacconi è intervenuto sugli 88.100 di ElleRadio nella trasmissione Laziali On Air condotta da Danilo Galdino e Fabio Belli:




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Il talento Francesco Mezzoni, ex di Orange Futbolclub e Carpi, sbarca a Napoli

di Giacomo Chiuchiolo

Un passato all’Orange Futbolclub, poi il passaggio al Carpi, da oggi il futuro di Francesco Mezzoni si tingerà d’azzurro. L’esterno classe 2000 originario di Roma, infatti, firmerà in giornata un contratto che lo legherà al Napoli. Futuro radioso: bastava poco per capirlo: giusto qualche tocco di palla e una serpentina sulla fascia. I suoi colpi migliori. Quelli che metteva in mostra con la maglia dell’Orange Futbolclub sui campi della capitale. Ci ha messo poco per farsi notare da piazze importanti. La prima a farsi avanti è stata il Carpi che ha intuito il talento del ragazzo e l’ha aggregato alla propria Under 17. Da lì la scalata è stata breve: prima la Primavera, poi la prima squadra, tutto nel giro di pochi mesi. Processo di crescita importante che lo ha portato anche nella lista dei convocati per la parte finale dell’ultimo campionato di Serie B. L’esordio non è mai arrivato, ma poco importa, per Francesco Mazzoni è arrivata comunque la grande chiamata, quella che può cambiarti la vita. Il Napoli ha bussato alla porta del Carpi, oggi arriverà la chiusura della trattativa che porterà Mezzoni a vestire la maglia azzurra.

Premio Bearzot 2017: vince l’allenatore del Napoli Maurizio Sarri

di Lorenzo Petrucci

(foto di © Gian Domenico SALE – www.photosportiva.it)

Nella giornata di oggi, 30 maggio, presso il prestigioso Salone d’Onore del Coni di Roma, è avvenuta la celebrazione della settima edizione del premio Enzo Bearzot, riconoscimento promosso dall’Unione Sportiva Acli che col patrocinio della Figc per quest’anno ha premiato l’allenatore del Napoli Maurizio Sarri.
Oltre all’allenatore partenopeo, presente anche il Presidente partenopeo Aurelio De Laurentiis.
A premiare Maurizio Sarri, il Presidente dell’Us Acli Damiano Lembo, il numero uno della Figc Carlo Tavecchio e il Presidente del Coni Giovanni Malagò, oltre alla giuria composta da direttori e capi redazione delle più importanti testate italiane sportive nazionali.
A presenziare l’evento il noto giornalista sportivo Enrico Varriale che ha brillantemente condotto la cerimonia di premiazione al tecnico napoletano.
Ad essere premiato anche il Progetto sociale Kunta Kinte Cup, un progetto calcistico che propone l’integrazione di vari richiedenti asilo.
Maurizio Sarri che succede nell’albo d’oro del prestigioso premio Bearzot a Cesare Prandelli, Walter Mazzarri, Vincenzo Montella, Carlo Ancelotti, Massimiliano Allegri e per ultimo Claudio Ranieri, vincitore dell’ultima edizione dello scorso anno.
A scegliere Maurizio Sarri come vincitore per quest’edizione una giuria formata presieduta da Tavecchio e Lembo e dai direttori e capi redazione delle più importanti testate italiane sportive e nazionali.
Di seguito, la motivazione con cui la giuria ha deciso di premiare il tecnico del Napoli:
“Dostoevskij ha scritto che la bellezza salverà il mondo. Chissà se Maurizio Sarri, uomo di buone letture oltre che grande allenatore, si è ispirato a questa frase nel corso di una carriera che dai campi di provincia fino alla Champions League ha avuto come comun denominatore il bel gioco sempre praticato dalle sue squadre. Anche Enzo Bearzot, pur non essendo un esteta, mise in campo la Nazionale più spettacolare della storia azzurra, nei mondiali di Argentina del 1978. Quel progetto diventò vincente quattro anni dopo quando alla bellezza si unì anche la praticità e la concretezza che portarono al trionfo di Spagna ’82. Con ‘il grande Vecio’, Maurizio Sarri ha in comune anche la capacità di creare una coesione straordinaria nel gruppo di giocatori che guida. Uomini che per lui hanno dimostrato di dare sempre il massimo, grati a un allenatore che con la sua cultura del lavoro ha sempre esaltato e migliorato le individualità, inserendole però nel superiore concetto di squadra. Un maestro capace di scrivere uno spartito originale e sempre riconoscibile da tutti quelli che amano la bellezza, anche nel calcio”. 

 

A margine della cerimonia al tecnico Sarri sono state poste delle domande anche in merito alla stagione da poco conclusa col suo Napoli, del rapporto con la tifoseria, del merito di essere riuscito a rimediare dopo l’infortunio di Milik e l’idea di schierare Mertens a falso nueve, del mercato che verrà con giocatori “da Napoli” e il sogno di poter regalare alla città e ai tifosi biancoazzurri un trofeo.
Ho feeling con il pubblico di Napoli e con la città. La tifoseria è vicina e matura. Il pubblico accetta le sconfitte, è contento se si pareggia giocando bene. Il premio lo dedico ai tifosi, visto che per ora non ho potuto dedicargli altri successi. Quest’anno non abbiamo vinto, ma ci siamo divertiti facendo grande calcio. Quando torno a casa la sera, non penso altro che al giorno successivo per poter tornare al lavoro, questo nella vita è una grande fortuna. Il livello del nostro calcio è sottovalutato, siamo competitivi in un momento nazionale poco ricco.  Nell’ultima stagione ho visto una mentalità diversa, squadre di metà classifica che hanno lottato fino alla fine.  Abbiamo giovani bravi, a livello tattico non siamo inferiori a nessuno. La convivenza tra Mertens e Milik verrà facile, possono giocare centrali ma Mertens è anche esterno, ci sono momenti in cui sarà possibile farli giocare insieme, fortunatamente non abbiamo avuto questa necessità se non a Sassuolo. Milik è un grande calciatore, ha fatto benissimo ad inizio stagione prima dell’infortunio.”

L’intervista: i ricordi di Marco Capparella

Stadio San Paolo 12 giugno 2005. 79000 spettatori elettrizzati gremiscono gli spalti. Una calda giornata a Fuorigrotta offre una splendida cornice per il match di andata dello spareggio play-off, per l’accesso alla Serie B, tra Napoli ed Avellino. Lo speaker declina la formazione locale. Con la maglia numero 10, sì proprio quella indossata dal ‘Pibe de Oro’ in tempi non sospetti, c’è l’idolo dei tifosi partenopei: Marco Capparella. Un folletto imprendibile che fa girare la testa ai difensori avversari. A soli sedici anni il buon Marco sale sul treno che cambia in un batter di ciglia la sua esistenza, trasferendosi da Roma a Piacenza. Lontano dagli affetti, dalla solita quotidianità capitolina, il talento inizia la sua corsa chilometrica sui binari del prato verde. Il viso pulito e genuino resta solare con il passare delle primavere. Sulle pagine del Nuovo Corriere Laziale Capparella si racconta con aneddoti limpidi scolpiti nella memoria. L’infanzia affrontata serenamente con le magie di Bruno Conti nei sogni. Il pallone tra i piedi compare presto. La società del Bettini Quadraro lo accoglie. Altre due squadre nella città eterna, ovvero Libertas Centocelle e Pro Calcio Italia, prima del salto nel profondo Nord. A Piacenza i dirigenti della compagine biancorossa notano le prestazioni da otto in pagella del giovane. Dalla Primavera alla Prima Squadra guidata da Cagni è un attimo. La favola del professionismo accende il motore. Sora, Perugia, Avellino. In Irpinia l’incontro con il profeta del 4-3-3 Zdenek Zeman. Nel 2005 lo sbarco a Napoli. Quattro anni con il sangue azzurro nelle vene. Il 13 gennaio, a San Siro al cospetto del Milan, la sostituzione con Savini al 26’st decreta l’esordio in Serie A. Dai castelli pieni di sfarzo ai campi fatiscenti della Promozione Capparella insegue l’affetto per il calcio in pratica fino a ieri. Dopo goal e assist, adesso il folletto di Roma dona la sua sagacia ai più piccoli con la Scuola Calcio di tecnica individuale ‘k7’.

Iniziamo dalle origini. Quali sono i suoi primi ricordi legati al calcio?

“Da piccolino ho iniziato a tirare i primi calci a Roma. Otto anni nel Bettini Quadraro per poi passare alla Libertas Centocelle e dopo ancora nella Pro Calcio Italia. Da lì il salto al Piacenza a soli sedici anni”.

Dalla capitale a Piacenza in tenera età. Il distacco dai propri affetti è stato duro da digerire?

“Non è stato certo facile da ragazzo lasciare la famiglia e gli amici. Ti privi di molte cose con la speranza di ottenere una ricompensa in ottica futura. In tal senso posso dire di aver fatto la scelta giusta. In Emilia c’è stato subito il passaggio dalla Primavera alla Prima Squadra in pianta stabile. Pian piano, con tanta gavetta, ho realizzato il sogno di calcare i campi del professionismo. Dalla C2 alla C1, passando per la B fino alla Serie A”.

Da giovane c’è stato un idolo a cui si ispirava?

“Sì. Bruno Conti. Un talento incredibile. Mi riconoscevo nelle sue sguscianti movenze”.

Qual è stata la stagione della svolta? Forse quella a Sora nel 1997?

“Indubbiamente è stata un’esperienza importante. All’epoca la società era formata da persone serie e competenti. Mister Ezio Castellucci dimostrava saggezza trasmettendo tranquillità. Ho avuto l’opportunità di mettermi in luce. Nel 1999 si materializzò il passaggio al Perugia”.

Durante il periodo vissuto ad Avellino ha incontrato mister Zdenek Zeman. Cosa ha imparato dal boemo?

“Io sono innamorato di Zeman. Innanzitutto per la persona che dimostra di essere. E’ stato senza dubbio l’allenatore più preparato con cui ho lavorato. Lui insegna il calcio come pochi”.

Dal 2005 al 2008 l’avventura intensa ed emozionante a Napoli…

“E’ una piazza che non ha bisogno di presentazioni. Ho avuto l’onore di vincere con la maglia azzurra indossando spesso la casacca numero 10, la stessa del giocatore più forte al mondo. Aneddoti indimenticabili che porterò sempre nel cuore. Auguro ai giovani di correre sul prato del San Paolo”.

Recentemente ha pure incontrato Maurizio Sarri. Questo Napoli ha le potenzialità per vincere trofei?

“L’incontro con Sarri è stato piacevolissimo. Il mister è una persona umilissima che merita i migliori complimenti per ciò che sta facendo. Il Napoli di oggi è un’orchestra perfetta che diverte il pubblico per la spettacolarità delle sue trame. Gli esterni offensivi fanno la differenza. Le carte in regola ci sono”.

Lei ha giocato in ogni categoria, dalla Serie A alla Promozione. La passione per il calcio non ha confini vero?

“La passione rappresenta l’elemento imprescindibile in qualsiasi disciplina sportiva. Dalla carica emotiva per una singola partita, alla serenità psicologica per affrontare una stagione intera, tutto deve essere affiancato dalla passione”.

Con la k7 ha esaudito il suo grande desiderio di insegnare questo meraviglioso sport ai bambini. Come e quando nasce l’idea?

“Nel corso del tempo ho studiato e applicato le metodologie per l’insegnamento della tecnica di base ai più piccoli. Il mio motto è ‘saper fare e saper far fare’. Trasmettere i giusti dettami non è una passeggiata di salute. Bisogna possedere capacità educative non indifferenti. Ho organizzato anche dei Camp con il Chievo Verona. Successivamente è nato il progetto della Scuola Calcio di tecnica individuale k7. Le mie lezioni si concentrano su esercizi volti al perfezionamento di eventuali punti deboli. Basti pensare alla postura del corpo ed al controllo del pallone. Nella maggior parte dei vivai, lavorando con trenta o quaranta ragazzi, le fondamenta vengono di frequente sottovalutate. Nel mio caso invece gli allenamenti coinvolgono due o tre allievi per volta”.

Alessandro Iacobelli

CARRIERA DI MARCO CAPPARELLA

GIOVANILI

-Bettini Quadraro

-Libertas Centocelle

-Pro Calcio Italia

 

PRIMAVERA

-Piacenza (1992-1993)

 

PRIMA SQUADRA

-Piacenza (1992-1994)

-Sparta Novara (1994-1995)

-Varese (1995-1997)

-Sora (1997-1999)

-Perugia (1999-2000)

-Catania (2000-2001)

-Fidelis Andria (2001)

-Sora (2001-2003)

-Avellino (2003-2004)

-Ascoli (2004-2005)

-Napoli (2005-2008)

-Juve Stabia (2008-2010)

-Pescina Valle del Giovenco (2010)

-Casertana (2010-2011)

-L’Aquila (2011-2012)

-San Nicolò (2012)

-Torrese (2013-2014)

-Martinsicuro (2014-2015)

-Pontevomano (2015-2016)