Arte | L’intervista: Antonella Capuano, emozioni sulla tela

Arte | L’intervista: Antonella Capuano, emozioni sulla tela

di Giuseppe MASSIMINI

Ha sempre trovato ispirazione nel suo vissuto personale. Specialmente dalle persone più vicine a lei sia in ambito lavorativo che familiare. “Ovunque fossi, racconta, avevo la necessità di buttare uno schizzo su qualunque foglio di carta a portata di mano”. Non vedevo da tempo Antonella Capuano. Ritrovo la stessa simpatia e la curiosità nonostante il tempo passato. Ti confesso, sussurra sottovoce, “che non si finisce mai di imparare”. Matite, pastelli e pennelli sono le armi con le quali lavora e trascrive le sue emozioni, una realtà rimodellata a sua immagine, sulla tela.

Come ti sei avvicinata alla pittura?

Ho iniziato a disegnare sin da piccola. Erano disegni dei cartoni animati e personaggi di Walt Disney. Poi ho frequentato un corso di figurinista che ha cominciato a stimolare la mia fantasia nella creazione di abiti e accessori e lì ho capito che il disegno era anche un’occasione per esprimere me stessa. Solo nel 1986 mi sono dedicato alla pittura quando mi sono resa conto che i soggetti delle mie opere non provenivano più dall’esterno, ma dalla necessità di tirar fuori i miei sentimenti.

Da sinistra Il percorso e Identikit di un sogno. Al centro Rapporto a due di Antonella Capuano

Ricordi il tuo primo dipinto?

Certamente. Si intitola Vita e Morte. E’ stato realizzato a tecnica mista nel 1986 con un insieme di figure e natura. Quest’opera ha dato inizio ad un’ introspezione che è andata a toccare corde che fino a quel momento non avevo avuto il coraggio neanche di sfiorare.

I tuoi punti di riferimento?

L’ Espressionismo tedesco e la pittura surreale hanno sempre stimolato e continuano a stimolare la mia fantasia. Ma l’ispirazione per le mie opere l’ho sempre trovato nel mio vissuto personale. Non sono mai riuscita a realizzare opere su commissione. Tutto deve ed è sempre dovuto partire da me, dalle mie sensazioni.

Ricordi piacevoli, delusioni…

Ho molti ricordi piacevoli. Dalle mostre collettive, a cui ho partecipato, in particolare quella dove ho ricevuto il Premio Campidoglio nel 1987 con l’opera Il Percorso, alle mostre personali. Hanno tutte contribuite alla crescita del mio lavoro. Delusioni? Ne ho avute tante ma sono ormai superate.

Un sogno nel cassetto?

Mantenere la stessa carica emozionale che ha guidato il mio lavoro sia davanti ad una tela che ad un foglio bianco trasformando in immagini le  sensazioni e i sentimenti provati per consolidare e completare come, in un grande mosaico, il filo conduttore che ha sempre guidato la mia ricerca.

Redazione

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