L’intervista: Alessandro Trani, l’infinita poesia del mare

L’intervista: Alessandro Trani, l’infinita poesia del mare

di Giuseppe MASSIMINI

Una telefonata precede il nostro incontro al ristorante I Buoni Amici a Roma. Subito Alessandro mi mostra il volume “L’arte in cucina” dove alcune sue opere affiancano un piatto di orecchiette con gamberi, pachino e rucola. Mentre degustiamo un buon bicchiere di prosecco offerto da Nino, patron del ristorante, dal tablet mi mostra alcuni dipinti. Lo spazio della tela è occupato interamente dal mare e dal cielo separati solo dalla linea dell’orizzonte. Caratterizza la sua pittura l’ampia pennellata, nelle infinite variazioni del blu che scorre veloce sulla tela come un fiume in piena. La luce è un altro elemento dominante che illumina la scena fino a fondere cielo e mare nella loro infinita bellezza e segreta regalità. Di professione avvocato Alessandro Trani dipinge da più di 20 anni. “Partecipo, mi dice con orgoglio, assiduamente a mostre in Italia e all’estero per poter mostrare a tutti la mia pittura iniziata prima come hobby e nel tempo divenuta professione come quella di avvocato”.

Come ti sei avvicinato alla pittura?

Ho sempre amato l’arte studiandola a fondo anche visitando mostre e gallerie. Ma grazie all’incontro con alcuni maestri romani, tra cui l’amico pittore Gene Pompa, ho scoperto la mia vena artistica.

Chi sono i maestri e gli artisti a cui guardi?

Van Gogh e Caravaggio sono i miei preferiti, ma il mio amore per il mare, vissuto, sognato e vibrante, mi ha portato naturalmente alle marine di Turner, alle distese di Rotkho e ai silenzi di Lazzaro e Guccione.

Da sinistra, Tra notte e giorno, Il ritorno e L’incontro. In basso l’artista Alessandro Trani

Lavori con ampi spazi blu a fasce. A cosa ti ispiri?

Il pensiero della natura incontaminata, con i suoi cieli e i suoi mari, mi trasporta in mondi lontani e mi ispira costantemente. Mi piace ricreare sulla tela quei momenti interiori fatti di emozioni allo stato puro, dove puoi dialogare serenamente con te stesso con l’occhio sempre proteso verso l’orizzonte.

Quando dipingi a guidarti è l’istinto o…..la razionalità?

Mi guida soprattutto l’istinto. La mia pittura è gestuale, non lavoro mai su di un progetto e lascio libera la mano di scegliere il colore, di stenderlo e mescolarlo sulla tela, con tratti e sfumature che determinano la scena marina, non riproducendola com’è realmente ma come i miei sensi la percepiscono, istante dopo istante.

Come leggi la scena dell’arte contemporanea?

La lettura è assai difficile….. direi che segue le mode (vedi street art, pop art, digital art……). Manca la vera scena, il movimento artistico-culturale trainante. D’altro canto l’arte contemporanea pullula di individualità, che danno vita a multiformi scenari. Siamo a mio parere in una fase di transizione. L’approdo mi pare ancora incerto.

Quando pesa l’intelligenza artificiale nel mondo dell’arte?

Ancora non molto e spero che almeno nel mondo dell’arte non sfondi. Io sono molto legato all’arte tradizionale e all’emozione che solo un dipinto e una scultura possono trasmettere. Ma temo che le nuove tecnologie invaderanno anche il mondo dell’arte e ne determineranno le sorti.

Redazione

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