70 anni dalla tragedia di Superga: il Grande Torino è di tutti per sempre

di Gianluigi Pugliese

Bacigalupo, Ballarin, Maroso, Grezar, Rigamonti, Castigliano, Menti, Loik, Gabetto, Mazzola, Ossola. Quante volte abbiamo sentito questa formazione! In diversi la sanno a memoria come fosse una poesia imparata sui banchi di scuola. Ce l’hanno insegnata i nostri nonni però, che certamente ricordano il Grande Torino. Gli invincibili che tra il 1942 e il 1949 hanno scritto pagine di storia del nostro calcio e non solo. Erano gli anni di piena guerra prima, e della rinascita poi. Gli americani esercitavano pressione politica sul nostro Paese allontanando la minaccia del comunismo sovietico. Di contro quest’ultimo, aveva intenzione di improntare la nostra ricostruzione dello stesso stile dei Paesi ad est della cortina di ferro. La DC di De Gasperi aveva vinto da poco le elezioni politiche prevalendo sul Fronte Democratico Popolare (socialisti e comunisti). Il calcio e il ciclismo in quella fase di estrema difficoltà ma al contempo voglia di rinascere, erano le cose più importanti tra le meno importanti nonché elementi di svago e distrazione popolare. Siamo quasi certi che quel Torino avrebbe comunque attratto migliaia di cuori a prescindere dal momento storico. Uomini straordinari, squadra leggendaria, in larga parte anche squadra della nazionale italiana. Squadra apprezzata anche all’estero – cosa non da poco se si pensa che la globalizzazione è roba dei giorni nostri -.
Era il 4 maggio 1949 quando, di ritorno dall’amichevole disputatasi a Lisbona per festeggiare l’addio al calcio del capitano lusitano Francesco Ferreira, l’aereo che stava portando i granata a casa, si schiantò sul muraglione posteriore della Basilica di Superga. Nessuno si salvò. La notizia ebbe un impatto tremendo in tutto il Paese anche negli anni a venire (al mondiale in Brasile dell’anno successivo la nazionale partì in nave) e ai funerali furono presenti quasi un milione di persone.
Sono passati settant’anni da quel terribile e drammatico evento. Il Torino Calcio trovò la forza per ripartire promettendosi onorare quella gloriosa corazzata capitanata da Valentino Mazzola.
Oggi come ogni 4 maggio il capitano del Torino con i vertici della società, si dirigono innanzi alla lapide commemorativa per ricordare tutte le vittime della tragedia. Superga è divenuto ancor di più luogo di culto e la Mole oggi, non si spartisce i colori delle due squadre della città, ma veste interamente granata trascurando il pareggio nel derby di ieri.
A settant’anni di distanza il ricordo è ancora lo stesso. A distanza di generazioni gli aneddoti vengono ancora riproposti e allora è giusto, che questa sacra poesia, continui ad essere insegnata.

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