Ecco chi si è «imbertato» i 10 milioni del Governo – di Eraclito Corbi

Ecco chi si è «imbertato» i 10 milioni del Governo – di Eraclito Corbi

Lo confesso: sono colpevole. E’ così. Sono stato un pessimo imprenditore. E ho sperperato generosità. Due parole, impresa e generosità, che non possono stare insieme.
Ma non sono né un “furfante”, né un “ladrone”. E chi lo afferma ne risponderà davanti al giudice. Sono stato un pessimo imprenditore perché non ho saputo gestire al meglio i fondi che il Governo ha assegnato alla mia cooperativa editoriale in sette anni, dal 2006 al 2012 compreso. E quando questi sono mancati, per colpa di una errata dichiarazione dell’Inpgi, è andato tutto a rotoli. Soprattutto, quando sono arrivati i contributi, ho pensato di poter creare una redazione nutrita quanto quella di un quotidiano nazionale, pagando profumatamente giornalisti non professionisti, dispensando stipendi e telefoni di servizio, pagando i collaboratori che venivano in redazione a prendere i risultati, pagando puntualmente tutte le tasse e le quote Inpgi dovute ai miei dipendenti. A ognuno di loro pagavo buste paga di 1800-2000 euro netti, stipendi che forse si vedono solo nelle testate nazionali e vengono dati a capiservizio esperti.
Io retribuivo ragazzi che, non me ne vogliano, a parte il loro percorso interno, in molti casi non avevano grosse esperienze o titoli, cresciuti in blocco (salvo un’eccezione) all’interno della mia testata, dove hanno conseguito l’iscrizione all’albo dei giornalisti. Non solo. Ho preso una sede grande, confortevole, con aria condizionata d’estate e riscaldamenti d’inverno.
In sette anni abbiamo realizzato un giornale che ritenevo bello e interessante. Ho creato anche un sito internet e una web-tv.

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Questo, il rendiconto dei 7 anni di gestione del quotidiano ‘Il Corriere Laziale’

Quando i contributi sono venuti a mancare, ho scoperto che quel business non era più sostenibile. Avevo proposto ai miei dipendenti un accordo per diminuire gli stipendi: scendere dai 2000 euro netti ai circa 1600, per un paio d’anni, il tempo di riorganizzarsi.
Ma forse alcuni di loro si sentivano arrivati, così invece di aiutarmi hanno ritenuto opportuno rivolgersi al sindacato (senza che ci fossero le condizioni legali per istituire un comitato di redazione, come poi confermato dal Tribunale di Roma). Da quel momento è andato tutto a rotoli, fino alla sentenza della scorsa settimana, che ha sancito il fallimento della coop Edilazio 92.
Va beh, acqua passata. Quello che ora mi interessa chiarire, riguarda le assurde e diffamanti dichiarazioni che il giornalista professionista Massimiliano Cannalire, speaker di una nota radio romana, continua ad affidare ai social network (per non parlare delle telefonate a politici e dirigenti sportivi). Quasi settimanalmente il giornalista si chiede “Chi si è imbertato i 10 milioni di euro ricevuti dallo Stato”.
Ecco qui, signor Max.
Questo è il rendiconto di 7 anni di gestione del quotidiano Il Corriere Laziale.
Stipendi sempre pagati puntualmente, contributi, tipografia. Soprattutto, signor Max, ci sono anche le ritenute d’acconto ai collaboratori, regolarmente firmate dagli stessi, per le quali Edilazio 92 ha sempre versato tutto il dovuto.
Altrimenti l’Ordine dei Giornalisti, esaminando le pratiche, non avrebbe mai potuto accettare l’iscrizione all’albo.
Nel mio archivio ho trovato anche alcune fatture ed assegni che ho pagato proprio allo stesso Cannalire, il quale più volte e in diversi periodi ha lavorato con la mia testata. Dicevamo dei 10 milioni di euro. Di questi, oltre 4 milioni sono finiti per pagare gli stipendi.  Ovviamente, qui nessuno si è “imbertato nulla”: i ragazzi hanno lavorato, e io gli ho pagato anche le domeniche e i festivi, come risulta dalla busta paga pubblicata nell’edizione cartacea del Nuovo Corriere Laziale, intestata a Giovanna Sfragasso, oggi membro del consiglio dell’Ordine dei Giornalisti. Poi certo, c’era anche il mio stipendio. Come direttore responsabile, mi sono assegnato uno stipendio netto di 3.500 euro al mese, che negli ultimi tempi neanche percepivo per dare la precedenza ai dipendenti.
Voce notevole nel conteggio è anche la tipografia. Vi do una notizia: affidarsi a dei professionisti del settore per stampare un quotidiano, costa.

Certo, non potevo rivolgermi a dei dilettanti rischiando di non uscire in edicola e compromettere tutto.
Poi l’Inpgi ha fatto il guaio. Nel 2012 ha prodotto una certificazione non regolare, secondo la quale Edilazio 92 non avrebbe avuto più diritto ai contributi pubblici. Cosa poi rivelatasi del tutto falsa, visto che pochi anno dopo il Tar del Lazio mi ha dato ragione.
Però poi di soldi non ne sono più arrivati. C’è una causa in causa in corso contro la stessa Inpgi per la quale ho richiesto un risarcimento danni di circa cinque milioni di euro, a fronte della distruzione di una storia editoriale di quasi 50 anni.
Ma Max tutto questo non poteva saperlo. Era più impegnato a imbarcarsi in trasmissioni di scarso successo non pagando (lui sì) i suoi collaboratori e gettando fango e discredito verso il prossimo. Quando i miei ex dipendenti mi si sono messi contro, lui ha cercato di approfittarne, facendosi capo popolo e ottenendo così la possibilità di diventare giornalista professionista (situazione sulla quale ci sono alcuni buchi neri da chiarire). Nel frattempo continua a diffamarmi, a darmi del ladro.  Secondo lui io e la mia famiglia ci saremmo tenuti (anzi, imbertati) i 10 milioni, o buona parte di questi, facendo fallire la società e licenziando tutti.
Signor Max: MAGARI avessi messo quei 10 milioni di euro in qualche conto in un paradiso fiscale caraibico. Col cavolo che ancora starei qui, a quasi 80 anni, a sputare il sangue. Col cavolo, signor Max, che avrei ridato indietro la mia amata Mercedes accontentandomi di una piccola utilitaria (e pure usata). Ma va bene così, io non voglio convincere né Cannalire, né tantomeno il grande Sergio Rizzo, autore di libri importantissimi come La Casta, scomodatosi per passare sul Corriere della Sera le veline di Stampa Romana. Chissà se i motivi di quella vendetta sono da ricercarsi nelle critiche che per settimane ho avuto il coraggio di rivolgeri ai capi dell’Ordine dei Giornalisti, Bruno Tucci e Enzo Iacopino. I quali tra l’altro sono riusciti a sospendermi per ben tre volte, provvedimento mai preso con nessuno.
Rizzo, nel suo articolo sul Corsera, parlava di “fabbrica di pubblicisti”. Eppure, quelle persone sono state iscritte all’ordine e nessuno le ha cancellate. Anzi, la dott.ssa Sfragasso è diventata anche consigliere. Comunque, voglio solo che emerga definitivamente la verità. E’ per questo che ho deciso di denunciare Massimiliano Cannalire per diffamazione.
Così, finalmente, avrà la possibilità di mostrare davanti al giudice i dettagliati documenti che lo hanno portato a darmi del “mascalzone”, “farabutto”, “ladrone”, “zozzone” e anche “Barabba”. Mi ha paragonato perfino a Platini (e non certo per le mie doti di calciatore). Sto dando all’ex amico Cannalire l’opportunità di confermare davanti alla magistratura tutte le accuse che affida ai social network. Avranno la stessa chance anche Emilio Piervincenzi, pseudo-editorialista che continua ad attaccarmi da un foglio locale, e Andrea Listanti, uno dei tanti collaboratori passati per Il Corriere Laziale, che prima ha ottenuto il tesserino all’Ordine e dopo ben sei anni si è ricordato che di fantomatici sfruttamenti.
Di tutto questo se ne sta già occupando il mio avvocato. Per il momento se c’è qualcuno che si è “imbertato” qualcosa è proprio Max Cannalire, che continua a perdere la dignità.

 

Redazione

Il sito del settimanale 'Nuovo Corriere Laziale' testata che segue lo sport giovanile e dilettantistico della regione Lazio.

2 pensieri su “Ecco chi si è «imbertato» i 10 milioni del Governo – di Eraclito Corbi

  1. Il ricordo che ho io, di lei, carissimo Direttore, è di persona perbene, corretta ed onesta. Ha dato possibilità a molti di realizzare quanto avevano nel cuore. Io non dimenticherò mai l’incoraggiamento e, primo fra tanti, le parole di apprezzamento. Per lei, solo gratitudine e rispetto. Sempre. Un saluto affettuoso.
    Maria Teresa

  2. Carissimo direttore, non so se mi leggera’, sono Alessandra Lupis divenuta pubblicista grazie al Corriere laziale lavorandovi dal 1996 al 1998. Ricorderò sempre quell’esperienza, le belle parole di lode, la fiducia che mi ha dato proponendomi allora di imparare, stipendiata!, a impaginare il giornale. Grazie ancora, prosegua con la schiena dritta di sempre! Alessandra

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