LE PAGELLE | Champions League, Lazio-Bayern 1-4: lo sciagurato Musacchio. Correa fa luce

LE PAGELLE | Champions League, Lazio-Bayern 1-4: lo sciagurato Musacchio. Correa fa luce

di Fabio BELLI

Le pagelle biancazzurre del ko contro il Bayern Monaco nell’andata degli ottavi di finale di Champions League.

Reina 6: Ne prende 4, vero, ma di responsabilità sue neanche l’ombra. Fa quello che può di fronte a una difesa nel pallone.

Patric 4: Sané lo punta come i fari della macchina addosso a un leprotto spaurito, Coman gli passa letteralmente sopra nell’azione del terzo gol. Peccato perché la sua storia alla Lazio parte da lontano e si è guadagnato questa partita come nessun altro, ma non si dimostra all’altezza.

Hoedt (dall’8’st) 5: Su un paio di interventi fa quasi tenerezza, entra con una fifa blu addosso dopo gli errori del passato. Fortunatamente i suoi sbagli non causano altri danni.

Acerbi 5: Prova a tenere strette maglie stroppo sfilacciate di una difesa in apnea per il pressing ossessivo del Bayern. Autogol sfortunato ma arriva su quel pallone senza un briciolo di lucidità.

Musacchio 4: Una bellissima trasmissione televisiva, antesignana dello storytelling calcistico in stile “Sfide” e Federico Buffa, si chiamava “Lo sciagurato Egidio”. Gli errori sotto porta di Calloni non sono nulla però di fronte al retropassaggio che frantuma le pur poche certezze con cui la Lazio era scesa in campo. Neanche un mese fa era fuori rosa al Milan, si ritrova catapultato in una partita più grande di lui.

Lulic (dal 31’st) 5.5: Esordio in Champions contro i campioni del mondo già avanti di 2 gol. Se lo sarebbe immaginato più tranquillo, sicuramente. Non malissimo ma anche lui lascia qualche spazio di troppo alle sue spalle.

Lazzari 6: Prestazione generosa da premiare, manca la concretezza nell’ultimo passaggio ma è esaltante in un paio di occasioni quando travolge il pur rapidissimo Davies.

Milinkovic-Savic 5.5: Si guadagnerebbe un rigore netto che sicuramente avrebbe aiutato il morale, cancellando l’erroraccio di Musacchio. Per il reso anche lui sbaglia molto ma gioca un infinità di palloni cercando di rompere la linea tra Goretzka e Kimmich.

Cataldi (dal 36’st) Senza voto.

Lucas Leiva 5: Dovrebbe portare l’esperienza in un match come questo, sembra invece inesorabilmente lento tra le linee di passaggio bavaresi. In più, si ritrova in mezzo su tutti i gol del Bayern, in un modo o nell’altro, o per compartecipazione, o perché fuori posizione. Con Escalante squalificato, Inzaghi lo preserva per Bologna.

Escalante (dall’8’st) 6: Entra in una fase in cui i tedeschi sembrano essersi accontentati, ma riporta un po’ d’ordine che a centrocampo era mancato terribilmente nel primo tempo.

Luis Alberto 6: Anche lui commette tanti errori, ma dispensa due-tre giocate che lasciano di stucco anche i tedeschi. Indispensabile alla manovra offensiva, anche se stavolta c’era ben poco margine per inventare.

Akpa Akpro (dal 36’st) Senza voto.

Marusic 6: Si mette addirittura a fare il centrale di destra: si conferma in buona forma, finché può prova a mettere una pezza dove serve, anche se non può certo sdoppiarsi.

Correa 6.5: E’ l’unico a far soffrire i tedeschi in mezzo all’area, in più il gol per quanto platonico è molto bello. Riaccende la luce in un momento in cui la Lazio stava sprofondando nel buio più totale.

Immobile 5: Da qualche partita è in calo, riceve pochi palloni ma al contrario di Correa, che trova sempre un modo per cavarsela, lui sbatte sistematicamente sui “cristoni” avversari, faticando anche ad aiutare la manovra come fa di solito. Sul rigore negato a Milinkovic sbaglia un gol (per fortuna in fuorigioco) ai confini della realtà, sintomo della serata-no.

L’all. Simone Inzaghi 5.5: Non è colpa sua se i giocatori stavolta lo tradiscono sul piano dello spirito, aveva chiesto spensieratezza, ha visto in campo solo paura e mancanza di lucidità. In più, senza due difensori titolari su tre la Lazio affonda, il Bayern con 6 assenze ne ha altrettanti più forti da mettere dentro. Piace l’onestà finale, “non siamo pronti per queste partite”, la grande sfida è presentarsi su questi palcoscenici anno dopo anno, per crescere, e non viverli come una serata di gala ogni vent’anni.

 

Redazione

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