LE PAGELLE | Serie A, Lazio-Atalanta 0-2: Provedel salva l’onore, Cataldi fuori partita

LE PAGELLE | Serie A, Lazio-Atalanta 0-2: Provedel salva l’onore, Cataldi fuori partita

di Arianna MICHETTONI (foto © Antonio FRAIOLI)

Le pagelle biancazzurre della sconfitta interna della Lazio contro l’Atalanta, brusca frenata nella corsa ai primi quattro posti della classifica.

Provedel – 7: Dirige l’orchestra il maestro Provedel, ed evita disastri di esibizione della corale biancazzurra. Nulla può, però, contro le stonature del gruppo – e ricorda l’orchestra del Titanic, che imperterrita suonava durante l’affondamento: lui para ciò che è parabile, anche sul doppio svantaggio.
Marusic – 4.5: Brutta prestazione la sua, quasi suscettibile di una sospensione del giudizio per evidenti problemi tecnici. Solo che la partita non può ricominciare, e le carenze strutturali devono essere risolte limitando i danni (e, possibilmente, non sfasciando tutto).
Casale – 6: Difensivamente il più disciplinato, non gli causa turbamenti il cambio di compagno nel reparto. Detta i tempi, tiene la diagonale, è l’unico ad azzeccare i tempi dei colpi di testa – gran cosa, per una squadra che ha bisogno dei fondamentali.
Romagnoli – 6: Finché è in campo, il supporto alla squadra non è manchevole in nulla. È di grande aiuto a Provedel in fase di copertura, poi sente il flessore tirare ed è costretto al cambio. (dal 38’, Patric – 6: Bonus ingresso a freddo, che non va ad inficiare minimamente la tenuta fisica e l’approccio alla gara. Si inserisce perfettamente nella fase di gioco laziale. Sul raddoppio nulla può: la palla del gol di Hojlund filtra per sfortuna.)
Hysaj – 6: Autore perfetto della semplicità, fa da efficace contraltare alla deludente prestazione di Marusic. Ma il pubblico non apprezza il suo perfetto adattarsi al tono della serata, e lo fischia immeritatamente. Artista incompreso. (dal 57’, Lazzari – 5: Sembra impossibile, ma il suo ingresso peggiora gli equilibri di fascia. Non ha una buona lettura dello spartito, non tiene il ritmo, non segue i compagni che pure scaricano su di lui alla ricerca di un acuto.)
Milinkovic – 5.5: Da lui ci si aspetta l’esibizione da standing ovation, e invece è il favorito in gara che finisce fuori dal podio. Non perché manchi la sostanza, è piuttosto l’assenza di presenza scenica, della trovata eclettica che possa strappare applausi e consensi. Onesto mestierante dotato di un pezzo bruttino, tuttavia trasmesso sul campo come omaggio alla carriera.
Cataldi – 4.5: Uomo in meno del centrocampo laziale: prestazione peggiorata da un numero di errori che compromettono l’andatura della sua squadra e, contemporaneamente, favoriscono gli avversari. (dal 57’, Vecino – 4.5: Il suo ingresso dimostra – con il gol del raddoppio bergamasco – l’insostenibilità di un centrocampo da dividere con Milinkovic e Luis Alberto.)
Luis Alberto – 5: Nemmeno lui rimane fuori dal diario degli errori biancazzurro. Si può ridurre la sua prestazione ad una dubbia citazione musicale, un fallimento per chi è solista per natura. Invece il pasticcio lo fa corale: sbaglia il disimpegno, un controcanto né per Lazzari né per Pedro; l’intonazione giusta la trova Hojlund per una chiusura da tenore.
Felipe Anderson – 5.5: Stanco, poco lucido, nemmeno veloce: sempre raddoppiato, non riesce a servire palloni utili per Immobile o a sfruttarne di suoi, ricordandosi del suo ruolo prestato al centravanti. (dal 57’, Pedro – 5: Ingresso lento, spazi chiusi e – descrizione ancor più preoccupante di un periodo sottotono – poca intesa con i compagni. Non trova Luis Alberto, non trova nemmeno la giocata.)
Immobile – 5: Irriconoscibile, ma è quel che fa il tempo che passa. Il presente stride con i ricordi, quindi si fa fatica ad accettare gli errori dovuti ad una mancanza di forma (tempra fisica, la sua, mai recuperata). La Curva Nord lo incita, ma tace una spaventosa possibilità: e se a non crederci davvero fosse lo stesso Ciro?
Zaccagni – 5.5: L’ammonizione lo tira fuori da un periodo di squadra inaccettabile: la diffida gli sarà utile per avere una visione esterna di una squadra che non lo segue più, e che lui stesso quasi non riesce più ad ispirare. Costringersi (e costringere) a fare di necessità virtù come insperato tentativo di risolvere un attacco ormai diventato sterile.
Sarri – 5.5: Insufficienza non per l’undici scelto, né – questa volta – per le sostituzioni. Insufficiente è l’atteggiamento, lo stesso percepito dai suoi calciatori, dalla società e, ora, anche dai tifosi: forse dichiarare che non si è da Champions è il modo migliore per smettere di lottare per la Champions. I sogni, poi, si fanno da addormentati: non è forse allora il caso di svegliare questa squadra, privata di qualsiasi mordente?

Redazione

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