Tevere, risultati soddisfacenti per le barriere anti-plastica

Tevere, risultati soddisfacenti per le barriere anti-plastica

di Francesca EMPLER

A fine ottobre sono state installate barriere in polietilene vicino alla foce del Tevere, nel territorio del Comune di Fiumicino. Il progetto, avente come obiettivo quello di drenare i rifiuti plastici buttati nel fiume prima del loro arrivo in mare, ha raggiunto un buon risultato.

Questa sperimentazione è stata studiata in modo tale da non intercettare nella rete la flora e la fauna del fiume e rimanere funzionante anche nei periodi dell’anno di pioggia.

Il progetto, nel concreto, come ha detto Cristiana Avenali, responsabile per la Regione Lazio dei Contratti di Fiume, ha permesso la raccolta di bene 460 chilogrammi di rifiuti, di cui più del 46% risulta essere plastica. Il resto del materiale intercettato dalle reti consiste in giacche, sedie, palloni e molto altro. Nel dettaglio si tratta di due barriere posizionate sul Tevere, una di quattro e l’altra di sei metri, che occupano nel complesso il 40% della lunghezza del fiume. Una volta inglobati dalle reti, gli scarti vengono collocati in un’area di raccolta e da lì messi in appositi “big bag”, a loro volta mandati a Loas Italia, la società di Aprilia che, per incarico del consorzio Corepla, ha il dovere di prendere gli scarti plastici.

Ad oggi, come ha spiegato ancora una volta Avenali, si pensa di allungare per circa due mesi l’uso di queste barriere per poi poterle magari trasferire nella parte del fiume che attraversa il centro della città. Questo spostamento permetterebbe non solo il contenimento delle plastiche, ma anche un maggiore coinvolgimento dei cittadini, che si troverebbero a essere direttamente informati e sensibilizzati per quanto concerne la questione dei rifiuti.

La responsabile per la Regione Lazio dei Contratti di Fiume ha inoltre dichiarato di voler provare a replicare questo progetto anche sul fiume Aniene, pieno di rifiuti che si riversano poi direttamente in mare. Da lì il problema: la plastica viene infatti mangiata dai pesci che poi, una volta pescati, ritroviamo sulle nostre tavole. Pensare dunque di estendere questo esperimento riuscito anche al fiume Aniene potrebbe essere positivo non solo per l’ambiente, ma anche per la salute di tutti noi.

Redazione

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