Fausto Pirandello, la magia del quotidiano. Roma e Agrigento celebrano l’artista

Fausto Pirandello, la magia del quotidiano. Roma e Agrigento celebrano l’artista

di Giuseppe MASSIMINI

Nel cinquantenario della scomparsa di Fausto Pirandello, l’Accademia Nazionale di San Luca a Roma celebra uno degli artisti più significativi della pittura italiana, tra le due guerre, in dissenso con i formalismi linguistici del Novecento ammantati di naturalismo e classicismo. La mostra, Fausto Pirandello. La magia del quotidiano, ben articolata da Fabio Benzi e Flavia Matitti, riunisce circa trenta dipinti selezionati tra i maggiori capolavori dell’artista e un nucleo di opere su carta, con un focus sui pastelli, tecnica prediletta da Pirandello nel secondo dopoguerra (mostra promossa dall’Accademia Nazionale di San Luca a Roma, e dal Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento in collaborazione con l’associazione Fausto Pirandello, fino al 28 Febbraio). Le prime sale al piano terra di Palazzo Carpegna, sede dell’Accademia Nazionale di San Luca, si aprono con i lavori deglianni Venti segnati da un crudele e stupefacente realismo che sembra anticipare, per intensità e taglio visivo, l’impietosa oggettività di Lucian Freud. Seguono le opere del periodo parigino (1928–1930), in cui si innestano suggestioni surrealiste e atmosfere enigmatiche e i grandi capolavori degli anni Trenta, caratterizzati da nature morte e figure solidamente composte, dipinte con una materia densa e opaca che appare in sintonia con le ricerche tonali di Cagli, Capogrossi e Cavalli.

Da sinistra Composizione, 1923 e Composizione, 1928 di Fausto Pirandello

A partire dalla metà degli anni Trenta i suoi dipinti risentono delle influenze dei maestri del Quattrocento italiano e delle avanguardie europee soprattutto nelle figure colte, con materia spessa, in atteggiamenti intimi e quotidiani. L’ultima sala presenta la stagione del dopoguerra, animata da una sintesi spaziale supportata dal colore neoimpressionista e dalle deformazioni espressioniste che ebbe riconoscimenti in Italia e all’estero, in particolare negli Stati Uniti. Successivamente avvia una nuova fase di ricerca in cui si orienta verso una sintesi di matrice “cubista” dipingendo soggetti che replica nella ricerca di un linguaggio stilizzato e negli anni Sessanta tornano i vecchi soggetti di figure, in particolare le bagnanti. L’attività degli ultimi anni è soprattutto legata alla produzione di disegni e pastelli proposti in mostra nella grande sala al primo pianoinsieme a un solo dipinto, un Autoritratto. Un nucleo di opere che rivela il laboratorio intimo dell’artista, il suo incessante lavoro sulla forma, la sua visione oggettiva e insieme drammatica della realtà. Dopo l’appuntamento romano, la mostra si sposta dal 20 marzo al 2 giugno nella suggestiva Villa Aurea nel parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento, in un ritorno simbolico che lega le origini familiari del pittore (Luigi Pirandello, padre dell’artista, nasce nella contrada “Caos”, oggi sede della Casa Museo) e la città di Roma dove Fausto Pirandello nasce nel 1899 e muore nel 1976 anche se trascorse in Sicilia molte estati giovanili, assorbendone luce e colori che avrebbero alimentato la sua poetica.

Redazione

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