Marcel Duchamp e la seduzione della copia. Una grande mostra alla Guggenheim Collezione di Venezia

Marcel Duchamp e la seduzione della copia. Una grande mostra alla Guggenheim Collezione di Venezia

di Giuseppe MASSIMINI

Dissacrante e provocatorio concepì l’arte come un gioco intellettuale fatto non solo di abilità tecnica e manuale ma piuttosto di idee e concetti. Tutta l’arte del XX secolo è toccata dalla presenza di Marcel Duchamp (1887-1968 ). La vita dell’ artista si svolge, tutta, tra Parigi e New York, poiché l’America si era dimostrata sensibile a tutte le novità e assai più disponibile dell’Europa a rompere con la tradizione artistica. Fratello dello scultore Duchamp-Villon e del pittore J. Villon, Duchamp aveva seguito il cubismo, accentuandone la dimensione dinamica (Nudo che scende le scale, 1912) e partecipando poi all’orfismo. Ma già in questi anni manifestò una volontà dissacratoria, tesa a rovesciare il concetto stesso di arte. Nel 1913 espose la famosa Ruota di bicicletta (una ruota di bicicletta fissata su sgabello), considerato il suo primo “ready-made”. Così avviene anche per lo Scolabottiglie (1914) e per Fontana, un orinatoio esposto con firma apocrifa nel 1917. La Collezione Peggy Guggenheim ospita la mostra Marcel Duchamp e la seduzione della copia, a cura di Paul B. Franklin, studioso e tra i massimi esperti del maestro francese (fino al 18 marzo). Si tratta della prima, grande personale che il museo veneziano dedica ad uno degli artisti più influenti e innovativi del Novecento, storico amico nonché consigliere della mecenate americana Peggy Guggenheim che acquista direttamente dall’artista il primo esemplare dell’edizione deluxe del capolavoro Scatola in una valigia, raccolta di riproduzioni e repliche in miniatura dei lavori dell’artista. “Tutto quello che ho fatto di importante potrebbe stare in una valigia”, racconta l’artista.

Scatola in una valigia di Marcel Duchamp

Il percorso della mostra si articola in diverse sezioni e presenta una sessantina di opere, provenienti da prestigiose istituzioni museali italiane e statunitensi, realizzate tra il 1911 e il 1968. Tra i lavori esposti, nonostante alcuni dei dipinti più noti del XX secolo tra cui Nudo (schizzo) e Giovane triste in treno, rapisce lo sguardoIl re e la regina circondati da nudi veloci (1912) proveniente dal Philadelphia Museum of Art, per la prima volta messo in dialogo con la sua riproduzione colorata dall’artista (coloriage original), contenuta all’interno di Scatola in una valigia. Basterebbe quest’opera a sintetizzare tutta la sua arte e a spiegare tutto il suo cammino. Duchamp abbandona la pittura da cavalletto a trentun’anni, nel 1918. Nei successivi cinquant’anni si dedica a molteplici attività creative e alla riproduzione delle proprie opere in tecniche e dimensioni diverse aggirando così con grande abilità il mercato dell’arte e la sua voracità. “Distinguere il vero dal falso, così come l’imitazione dalla copia, è una questione tecnica del tutto idiota”, dichiara nel 1967 in un’intervista, mentre in un’altra occasione afferma: “Un duplicato o una ripetizione meccanica ha lo stesso valore dell’originale”. Fotografie, documenti d’archivio e pubblicazioni ripercorrono il legame e la lunga amicizia tra Duchamp e Peggy Guggenheim.

Redazione

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