Feuerman. La voce del corpo. A Palazzo Bonaparte a Roma la prima antologica in Italia della signora dell’iperrealismo

Feuerman. La voce del corpo. A Palazzo Bonaparte a Roma la prima antologica in Italia della signora dell’iperrealismo

di Giuseppe MASSIMINI

Calchi, ballerine, bagnanti con cuffie dorate, atleti, nuotatori, nudi, frammenti di corpi alle pareti. Corpi perfettamente realizzati in resina, bronzo, silicone, acciaio inossidabile e vernice. Palazzo Bonaparte a Roma ospita la mostra Carole A. Feuerman. La voce del corpo (prodotta e organizzata da Arthemisia e da Feuerman Sculture Foundation, a cura di Demetrio Paparoni, fino al 21 settembre). E’ la prima grande mostra antologica Italiana dell’artista americana nata nel 1945 a Hartford, nel Connecticut, e riconosciuta come “signora” dell’iperrealismo, capace di plasmare il corpo umano in un racconto potente, vivo, profondamente emotivo; capace di commuovere, interrogare e affascinare. “Per Feuerman, ilcorpo, spiega il curatore, ha una sua voce, esprime stati interiori, racconta storie, veicola le sue battaglie, commenta la società e riflette la condizione umana. Comunica temi universali di forza, sopravvivenza, bellezza e transitorietà. Ma è anche un corpo che sente, che fa esperienza del mondo attraverso l’immediatezza dei sensi riuscendo a cogliere aspetti della realtà che sfuggono all’analisi razionale”.

Da sinistra, Mona Lisa e Pisces di Carole A. Feuerman

Entriamo nel vivo dell’esposizione. Articolata in più sezioni ripercorre con oltre 50 opere tutto il suo lavoro, dai primi disegni giovanili degli anni settanta e dai primi altorilievi alle sculture a grandezza naturale, fino a quelle più recenti con corpi tatuati. Ogni dettaglio, una goccia d’acqua, una piega della pelle, uno sguardo è un invito ad ascoltare il silenzioso grido del corpo, a percepirne la voce. Ogni sala è parte integrante di un percorso. Avvincente e spettacolare. Sia quando si sofferma su storie di sopravvivenza, immigrati cubani alla deriva su zattere di fortuna, sia quando esplora i temi della bellezza, dell’armonia, dell’identità femminile e della fragilità esistenziale, sia quando un semplice accessorio come una cuffia da nuotatrice rivela il temperamento di chi la indossa. Scorrono lungo il percorso espositivo Three Hands (1976), Texas (1981), Mona Lisa (2019), Pisces (2022), Black Towel with Tattoo (2025), opere capitali che hanno scandito per decenni i temi della sua ricerca, affiancati in mostra da fotografie e da una serie di disegni su carta a carboncino e matita e a carboncino e inchiostro, posti all’inizio del percorso. A fare da fil rouge, in questo viaggio nell’universo di Feuerman, l’installazione Mitologie individuali. Presentati per la prima volta al pubblico, in una struttura reticolare d’acciaio lucidata a specchio, frammenti di corpi che rimandano alle singole persone con cui l’artista ha condiviso durante il processo di realizzazione del calco, confidenze e racconti rimasti impressi nella sua memoria. Una mostra nella Mostra.

Redazione

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