La Maddalena di Piero di Cosimo e la vita delle donne nella Firenze rinascimentale. Fino al 5 luglio a Palazzo Venezia a Roma

La Maddalena di Piero di Cosimo e la vita delle donne nella Firenze rinascimentale. Fino al 5 luglio a Palazzo Venezia a Roma

di Giuseppe MASSIMINI

Sul versante delle grandi mostre va segnalata La Maddalena di Piero di Cosimo: arte, storia e vite di donne nel Rinascimento fiorentino; in corso fino al 5 luglio a Palazzo Venezia a Roma, negli spazi che un tempo ospitavano le antiche cucine, restaurati e riaperti per l’occasione (a cura di Edith Gabrielli, con la consulenza storica di Fernanda Alfieri, Serena Galasso e Isabella Lazzarini). Non è una mostra come tante altre che, in questo periodo, affollano il panorama espositivo della capitale nella frenesia di produrre “cultura” per il vasto pubblico con una miriade di quadri già visti. L’esposizione nasce da un preciso progetto interdisciplinare che coinvolge circa trenta studiosi di diverse formazione e provenienza. “L’obiettivo, spiega Edith Gabrielli direttrice del VIVE (Vittoriano e Palazzo Venezia), è mettere in dialogo oggetti, contesti e saperi, offrendo al pubblico una lettura integrata tra storia, tecnica e cultura materiale.” Allo stesso tempo si dà avvio a un sistema di relazioni tra musei e istituti specializzati che, in questa occasione, coinvolge il Museo del Tessuto di Prato, il Museo della Ceramica di Montelupo, la mostra permanente “La produzione vetraria a Gambassi (secoli XIII-XVI)” e il Museo del Gioiello di Vicenza. La mostra ruota intorno alla preziosa tavola, La Maddalena, in prestito dalle Gallerie Nazionali d’Arte Antica di Palazzo Barberini, di Piero di Cosimo (1462- 1522), uno degli artisti fiorentini del tardo Quattrocento e interessante figura di transizione tra il XV e il XVI secolo, formatosi nella bottega di Cosimo Rosselli, senza dimenticare la lezione di Filippino Lippi, Domenico Ghirlandaio e le suggestioni della pittura fiamminga e di Leonardo da Vinci. La Maddalena viene rappresentata da Piero come una giovane del suo tempo. Tutto, dalla forma dei vestiti all’acconciatura dei capelli, dal libro devozionale a due colonne, al vaso degli unguenti, evoca la realtà del Quattrocento fiorentino.

Da sinistra, La Maddalena di Piero di Cosimo e Libro d’ore, manoscritto miniato

Ed è proprio da questa gentildonna che prende forma l’idea della mostra per aprire uno sguardo più ampio sulla vita femminile nella Firenze del Rinascimento. Il percorso, articolato in undici sezioni, segue tre linee narrative. La prima si sofferma sull’analisi iconografica e stilistica dell’opera; la seconda segue passo dopo passo le donne fiorentine del tempo: la nascita e l’educazione, la vita religiosa, il matrimonio e la maternità, la gestione della casa, la devozione, le occupazioni, l’ambiente domestico, la cura del corpo. La terza linea pone al centro il ruolo delle arti decorative nella cultura del tempo. L’esposizione conta oltre settanta tra tessuti, gioielli, vetri, ceramiche, cassoni nunziali, altari in terracotta, cofanetti e manoscritti miniati. E ancora, lettere, poesie e libri di conti scritte da donne celebri come Lucrezia Tornabuoni, madre di Lorenzo il Magnifico o quasi sconosciute come Dianora Petriboni che, dopo la morte del secondo marito Jacobo Salviati, amministrò direttamente i propri beni. Dall’Archivio Storico di Firenze arriva la lettera manoscritta di suor Paraclita che supplica Lorenzo de Medici, giunto in città, di andare a salutare lei e le sue consorelle. Accompagna il visitatore un articolato apparato digitale. Ventidue videoinstallazioni approfondiscono i temi e le opere e una sala multimediale mostra come venivano realizzate gli oggetti esposti rendendone visibili “il lavoro, la tecnica e il sapere”.

Redazione

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