Lasciatemi divertire. La GAM di Torino celebra con una grande mostra Fausto Melotti
di Giuseppe MASSIMINI
Dai primi anni Trenta fino alla scomparsa, Fausto Melotti (Rovereto, 1901 – Milano, 1986) ha sempre mantenuto un ruolo di primo piano nella scultura italiana. A oltre cinquant’anni dalla storica retrospettiva del 1972 la GAM (Galleria Civica d’Arte Moderna) di Torino, nell’ambito della Seconda Risonanza, dedicata ai temi del ritmo, struttura e segno, torna a celebrare con una grande mostra Fausto Melotti. Il titolo della mostra, Lasciatemi divertire, realizzata in collaborazione con la Fondazione Fausto Melotti di Milano e curata da Chiara Bertola e Fabio Cafagna, trae ispirazione da un’ironica affermazione dell’artista e sottolinea l’approccio giocoso e sperimentale che ha caratterizzato la sua ricerca. L’esposizione presenta oltre centocinquanta opere, provenienti da collezioni pubbliche e private e si articola intorno al nutrito nucleo di lavori conservati dalla GAM, tra cui la grande Modulazione ascendente (1977), collocata nel giardino del Museo. Il percorso espositivo, scandito in otto sezioni, ordinate secondo una progressione cronologica e tematica, mette in luce, passo dopo passo, lo straordinario mondo creativo e intellettuale di Fausto Melotti.

Una vera e propria ricognizione di tutto il suo lavoro con una selezione ragionata di opere, dal periodo dell’Arte astratta della prima metà degli anni Trenta alle suggestioni urbane e naturali di Città e foreste, passando per le Cosmologie e i miti antichi, fino agli Alfabeti, testimonianza del profondo legame che nella poetica dell’artista lega scrittura, disegno e scultura. Due sezioni, intitolate Intervalli e contrappunti e Pioggia e vento, raccolgono opere ispirate rispettivamente alla musica e ai ritmi naturali, elementi ricorrenti nella produzione dell’artista che trovano forma in composizioni di estrema leggerezza e sospensione, dove il vuoto e il silenzio assumono un ruolo centrale. Ampio spazio è riservato alle opere in ceramica, realizzate anche su commissioni di architetti come Giò Ponti, e ai celebri Teatrini, piccoli scenari abitati da figure antropomorfe che Melotti ha realizzato a partire dalla metà degli anni Quaranta. Il percorso prosegueoltre le sale espositive, coinvolgendo atrio, vestiboli e giardino con sculture di grande formato. Impeccabile l’allestimento della mostra. Rispetta le soluzioni espositive ideate da Melotti stesso come i caratteristici piedistalli a “I”. Così come le sezioni dedicate alla ceramica e ai teatrini portano i visitatori dentro l’atmosfera che caratterizzava i suoi studi di Milano e di Roma, ricostruiti per l’occasione. Una mostra perfetta che ci aiuta ad approfondire la grandezza di questo artista, tra i pochi che hanno saputo mescolare in modo singolare scultura, pittura, ceramica, scrittura e musica.