Il Simbolismo in Italia. Una mostra ben articolata alla Fondazione Magnani-Rocca a Mamiano di Traversetolo

Il Simbolismo in Italia. Una mostra ben articolata alla Fondazione Magnani-Rocca a Mamiano di Traversetolo

di Giuseppe MASSIMINI

Una mostra rigorosa e di alto profilo scientifico su una delle stagioni più visionarie dell’arte italiana tra Otto e Novecento. La Fondazione Magnani-Rocca a Mamiano di Traversetolo (Parma) ospita, fino al 28 giugno, nelle sale della celebre Villa dei Capolavori la mostra Il Simbolismo in Italia. Origini e sviluppi di una nuova estetica 1883-1915 (curata da Francesco Parisi e Stefano Roffi, catalogo Dario Cimorelli Editore). Il simbolismo cominciò a manifestarsi in Francia dal 1885 come reazione al naturalismo e all’impressionismo. Trovò immediata risposta in tutta Europa. Più che rappresentare il mondo esterno gli artisti avvertirono l’esigenza di andare oltre la realtà visibile per esplorare dimensioni più profonde e misteriose dell’esistenza. Nonostante si sviluppò in dialogo serrato con le varie declinazioni della pittura preraffaellita e mitteleuropea che aveva in Gustave Moreau e in Arnold Böcklin alcuni dei principali riferimenti, la via al simbolismo assume caratteristiche peculiari intrecciandosi con altre correnti artistiche come il divisionismo. Il percorso espositivo, articolato in più sezioni, si snoda attraverso una selezione di oltre 150 opere tra dipinti, disegni e documenti. Mette in luce tutta la varietà e la ricchezza di questo movimento e le sue diverse interpretazioni con una netta distinzione tra gli artisti che elaborarono consapevolmente un lessico simbolista da quelli che aderirono occasionalmente a mode iconografiche. La mostra prende avvio dal contesto culturale degli anni Ottanta e Novanta dell’Ottocento, con le riflessioni estetiche di Gabriele D’Annunzio, Angelo Conti, Vittore Grubicy e le opere degli artisti che si ritrovarono riuniti nel gruppo di In Arte Libertas, guidati da Nino Costa e animati da Alessandro Morani e poi da Giulio Aristide Sartorio.

Da sinistra, L’amore nella vita di Giuseppe Pellizza da Volpedo e Ritratto della sorella pia di Galileo Chini

Si prosegue con la sezione dedicata alla pittura di storia in Italia, “filtrata attraverso la lente dell’archeologia”, punteggiata dalle opere di Francesco Netti, Cesare Maccari e Domenico Morelli, tanto per citare qualche nome e successivamente con quella dedicata alla natura concepita come spazio animato da presenze mitiche radicate nella tradizione mediterranea. Ci si trova di fronte a opere notevoli a cominciare da La sirena (Abisso verde) di Giulio Aristide Sartorio, uno dei capolavori assoluti del Simbolismo italiano. Particolare attenzione è riservata al ruolo della figura femminile “capace di sedurre e di distruggere” e allo stesso tempo “espressione di pulsioni e desideri”. Questa sezione chiama a raccolta le opere di Galileo Chini, Alberto Martini, Cesare Ferro e una rara prova giovanile di Marussig. Anche il paesaggio diventa spazio mentale, proiezione di stati interiori. Non passa inosservata, tra le opere esposte, L’amore nella vita di Giuseppe Pellizza da Volpedo. Si continua con altri artisti che hanno rielaborato il linguaggio simbolista attraverso il disegno e le tecniche grafiche. Senza dimenticare le presenze internazionali di particolare rilievo come Edwards Burne-Jones, Franz von Stuyck, Max Klinger. La mostra si estende idealmente nel Parco Romantico che circonda la Villa dei Capolavori. Un paysage d’âme vivente, dove il visitatore può prolungare l’esperienza simbolista immerso in spazi di contemplazione e mistero.

Redazione

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