Roma in moneta. La storia della città eterna in una grande mostra diffusa
di Giuseppe MASSIMINI
A differenza di vari manufatti la moneta, dai primi esemplari in età repubblicana fino all’euro, ha sempre accompagnato le vicende della vita politica e culturale di Roma raccontata, oggi, nella mostra Roma in moneta. Arte e potere nella storia della città eterna (catalogo Silvana Editoriale). Promossa dal Dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale del Ministero della Cultura e curata da Alfonsina Russo, Edith Gabrielli, Simone Quilici e Federica Rinaldi, si articola su tre grandi sedi museali: il Museo Nazionale Romano, il Parco Archeologico del Colosseo e il VIVE (Vittoriano e Palazzo Venezia). Aperta fino al 27 settembre, narra oltre duemila anni di storia di Roma attraverso la moneta, figlia ed espressione di un’autorità politica, religiosa ed economica. Il percorso si snoda in 25 sottosezioni: otto al Museo Nazionale Romano, otto al Tempio di Romolo all’interno del Parco Archeologico del Colosseo e nove al VIVE dedicate ad altrettanti episodi cruciali nella storia di Roma e alle relative temperie culturali, come l’elezione di Giulio Cesare dittatore, il rientro di papa Martino V dalla cattività avignonese e la breccia di Porta Pia. Ciascuna sottosezione prende avvio da una singola moneta accompagnata, subito dopo, da opere di arte antica, dipinti, sculture, codici miniati, oreficerie, installazioni contemporanei e testimonianze della cultura materiale. Entriamo nel vivo della mostra. Sono oltre 160 le opere esposte, dall’antichità al contemporaneo.

Il museo Nazionale Romano nella sede delle Terme di Diocleziano approfondisce il periodo compreso tra la costruzione dell’identità repubblicana e l’autorappresentazione imperiale. “Attraverso il dialogo tra monete e testimonianze archeologiche, viene restituito oltre un millennio della storia di Roma”, spiega Federica Rinaldi, Direttrice del Museo Nazionale Romano. Affascina lo sguardo il Tremisse di Giustiniano I (537-542 d. C.), un’antica moneta d’oro. Non passano inosservate il Piatto onorario di Ardabur Aspar e il Ritratto di Giulio Cesare. Il Tempio di Romolo al Foro Romano indaga l’eredità medievale della monetazione romana che dal solidus, denarius e aes si evolve nelle più disparate forme, pur mantenendo a lungo, almeno per tutto l’Alto Medioevo, l’originaria denominazione imperiale. “Un fenomeno, ci ricorda Simone Quilici, Direttore del Parco archeologico del Colosseo, di lunga durata lessicale che ha proprio qui le sue origini, se si pensa che la zecca di Roma si trovava a pochi passi dal tempio di Giunone Moneta sul Campidoglio”. Tra i punti forza del percorso, dove non mancano comunque le monete, il monumentale Bonifacio VIII di Manno di Bandino da Siena. Ultima tappa nella sezione del Vittoriano tra la Roma di Sisto IV e quello del terzo millennio. “Tra questi due estremi, sottolinea Edith Gabrielli, Direttrice del VIVE, l’ambizione dei pontefici rinascimentali e la costruzione della Roma Barocca, le discontinuità dell’età moderna e le aspirazioni nazionali dell’ottocento, le nuove identità politiche del 900 e le sfide dell’integrazione europea”. Si confrontano una scelta di opere tra la Roma di ieri come il Ritratto di PapaAlessandro VII Chigi di Gian Lorenzo Bernini e la Roma di oggi con Untitled di Maurizio Cattelan che chiude il racconto sul presente europeo. Sotto lo sguardo vigile dell’euro.
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