Notti. Alla GAM di Torino cinque secoli di stelle, sogni e pleniluni nell’arte figurativa

Notti. Alla GAM di Torino cinque secoli di stelle, sogni e pleniluni nell’arte figurativa

di Giuseppe MASSIMINI

Prosegue fino al 12 aprile alla GAM, Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, nell’ambito della terza risonanza, la mostra “Notti. Cinque secoli di stelle, sogni, pleniluni”. L’esposizione, curata da Fabio Cafagna ed Elena Volpato, ripercorre con un centinaio di opere provenienti in gran parte dalle collezioni della GAM e da prestigiose istituzioni pubbliche e collezioni private europee, la rappresentazione del notturno nell’arte figurativa dall’inizio del XVII secolo fino alla contemporaneità. Ordinata tematicamente in più capitoli, esplora come il tema della notte sia stato per gli artisti, nei secoli, un campo privilegiato di sperimentazione tecnica, riflessione scientifica e introspezione poetica. Il percorso prende avvio con la sezione dedicata al rapporto tra arte e scienza. L’incipit è riservato alla presenza di un esemplare del Sidereus Nuncius di Galileo Galilei, le cui scoperte segnano nel 1610 un punto di svolta nella percezione del cielo notturno. Nella prima sala, a testimoniare la tradizione ancora viva tra Sei e Settecento della rappresentazione allegorica dell’astronomia, si confrontano due opere rilevanti: il primo attribuito a Johann Carl Loth, il secondo a Giuseppe Antonio Petrini. Da contraltare, un bassorilievo di Antonio Canova destinato al tempio neoclassico di Possagno, dove il pensiero teologico trasfigura il cosmo in un racconto biblico.

Da sinistra Astronomo con eclissi di sole e Costellazione di Cassiopea di G. Petrini e Amalasunta occhio giallo di O. Licini

A coronamento di questa straordinaria stagione di scoperte, due raffigurazioni di fenomeni celesti di Maria Clara Eimmart, tra le figure più rappresentative dell’illustrazione astronomica del tardo XVII secolo. Ampio spazio è dedicato all’Ottocento, con le vedute notturne di Giuseppe Pietro Bagetti e Giovanni Battista De Gubernatis, dove l’indagine topografica si intreccia con le prime suggestioni romantiche. La sala centrale del percorso presenta un affondo nella dimensione onirica simbolista tra fine Ottocento e inizio Novecento. In altre sezioni la notte è intessuta di silenzi, sogni e visioni. Lo sguardo si ferma su La Costellazione di Orione, 1910, di Giacomo Balla, una precoce testimonianza della sua passione astronomica e su due figure silenti di Felice Casorati, addormentate sotto il firmamento rilucente. Si continua con il tema della luna mostrata attraverso alcuni dei suoi infiniti volti. Per Jackson Pollok è una figura ambivalente, una donna nutrice e tiranna, mentre per Louise Nevelson è un aspro paesaggio connotato da un alfabeto di elementi variegati e indecifrabili. A coinvolgere ulteriormente il visitatore le Amalassunte, benevole creature lunari, di Osvaldo Licini e Melanthon di Alberto Savinio. Non passa inosservata una preziosa opera su su carta di Paul Klee, uno dei suoi numerosi notturni, cosi come colpiscono le opere di Sergio Romiti, Titina Maselli e Tano Festa che, a partire dal secondo dopoguerra, hanno approfondito il tema delle vedute notturne. Dopo una breve sezione, La notte della storia, dedicata agli orrori della guerra raccontata da tre grandi artisti, Francisco Goya, Pablo Picasso e Renato Birolli, chiude la mostra Dans mon pays di Marc Chagal (1943), primo dipinto acquistato per la collezione della GAM al concludersi della Seconda guerra mondiale. In un’ atmosfera notturna nei toni del blu e dell’azzurro un villaggio russo innevato è sospeso nello spazio e nel tempo. Una fuga onirica dalla storia e la sua dolorosa memoria.

Redazione

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