Da Picasso a Van Gogh. Esposti a Treviso 60 capolavori dal Toledo Museum of Art

Da Picasso a Van Gogh. Esposti a Treviso 60 capolavori dal Toledo Museum of Art

di Giuseppe MASSIMINI

Una selezione di sessanta dipinti, arrivati dall’Ohio, disegnano la grande mostra Da Picasso a Van Gogh. Capolavori dal Toledo Museum of Art. Storie di pittura dall’astrazione all’impressionismo, curata da Marco Goldin al Museo Santa Caterina a Treviso, fino al 10 maggio. L’esposizione nasce geograficamente da lontano e ancora più nell’anima di Goldin, che, studente a Venezia a Ca’ Foscari, scopre I racconti dell’Ohio di Sherwood Anderson. Al suo primo viaggio in America decide di recarsi proprio a Toledo nello stato dell’Ohio dove rimane affascinato sia dai colori intensi del paesaggio che da quelli dei quadri esposti nel museo. Nelle prime pagine del catalogo (Linea d’ombra) Goldin si sofferma ampiamente su questi ricordi utili per capire la nascita di questa mostra e i suoi lunghi rapporti con il Museo americano. Infatti, la mostra di Treviso, unica tappa non solo in Italia ma in Europa, si arricchisce rispetto al tour di un pacchetto preconfezionato che si svolge nel continente australe di un nucleo di opere di qualità assoluta che escono per la prima volta dal Museo dell’ Ohio. Il percorso, volutamente tracciato da Goldin, procede a ritroso. Si apre con una delle versioni degli Ocean Park n. 32 di Richard Diebenkorn (1922-1993), uno dei massimi interpreti dell’astrazione americana dopo la metà del secolo scorso e si chiude con il celebre dipinto Campo di grano con falciatore, Auver (1890) di Vincent Van Gogh.

Da sinistra Campi di grano con falciatore, Auvers di Vincent Van Gogh e Donna con cappello nero di Pablo Picasso

Tra questi due capolavori di straordinaria bellezza, lontani ottant’anni e diversi nello stile ma accomunati dalla tensione emotiva del giallo e dell’azzurro, scorre tutta la mostra. Articolata in successivi capitoli tematici prende avvio dall’astrazione americana del secondo Novecento, da Richard Diebenkorn a Morris Louis, da Ad Reinhardt a Helen Frankenthaler, per transitare ad alcune esperienze capitali dell’astrazione europea, da Ben Nicholson e Josef Albers fino a Piet Mondrian e Paul Klee. Poi quando la pittura incrocia il passaggio dal ‘900 all’ ‘800 si entra nei tre grandi temi: la natura morta, le figure e i ritratti, i paesaggi. Nella sala dedicata alla natura morta colpisce la bottiglia sua tipica con le varie scanalature di Giorgio Morandi accanto a un quadro tardo cubista di Georges Braque. Molto ampia, la sezione dedicata ai ritratti, alle figure e alle figure ambientate. Sfilano una galleria di opere a partire da Matisse, Bonnard e Vuillard. Poi i volti dipinti diversamente da de Chirico e Modigliani e uno splendido ritratto cubista del 1909 di Picasso. Tre significative opere di Renoir, Manet e Dégas danno ulteriore valore spettacolare e assoluto a questa sezione. Nell’ambito delle figure ambientate si scopre tutto l’amore degli impressionisti americani per quelli francesi. L’ultima sala raccoglie una sequenza strepitosa di paesaggi impressionisti e post-impressionisti. A occupare la scena una delle più belle, e ultime, versioni delle Ninfee di Monet. Da corona una scelta di capolavori da Gauguin, Cezanne, Caillebotte, Renoir, Sisley e Whistler che poco si concentra sulla riconoscibilità dei luoghi e molto più sul dato atmosferico. Infine, su una parete isolata, Campo di grano con falciatore, Auvers di Van Gogh, dipinto alla fine di luglio del 1890. “Un quadro, sottolinea Goldin che nella sua assolutezza, nel suo essere grondante di colore e umanità, splendidamente rappresenta la qualità altissima delle opere custodite nel Toledo Museum of Art. “

Redazione

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