Le metamorfosi di Wu Jian’an in mostra alle Terme di Diocleziano a Roma

Le metamorfosi di Wu Jian’an in mostra alle Terme di Diocleziano a Roma

di Giuseppe MASSIMINI

Il mio lavoro è come un organismo vivente: ogni piccolo pezzo ha una sua anima ma, insieme, formano qualcosa di nuovo e mostruoso”. Il Museo Nazionale Romano ospita, nelle Aule X e XI-XI bis delle Terme di Diocleziano, la mostra Metamorphoses. L’arte che trasforma, prima personale dell’artista Wu Jian’an allestita in un museo italiano (a curata di Umberto Croppi per la Fondazione Berengo con il coordinamento di Giulia Cirenei, fino al 17 maggio). La mostra propone una riflessione sul tema della trasformazione attraverso un dialogo continuo tra le tradizioni orientali e occidentali. Wu Jian’an si confronta con le Metamorfosi di Ovidio, il poeta latino vissuto all’epoca di Augusto, che narrano le trasformazioni di essere mitici o persone reali in cose inanimate o in piante o in animali. “Allo stesso modo, spiega Federica Rinaldi direttrice del Museo Nazionale Romano, Wu Jian’an lavora sul concetto di trasformazione, utilizzando il linguaggio dell’arte visiva contemporanea”. Il confronto tra Wu Jian’an e Ovidio, conclude Rinaldi, mostra come il tema della metamorfosi diventa un modo per riflettere sul mutamento costante del mondo e sull’identità dell’essere umano. Wu Jian’an (Pechino 1980) si forma nel campo della pubblicità e dell’arte sperimentale. “Si pone, scrive il curatore della mostra, in opposizione all’arte occidentale e tantomeno la imita. Non subisce il fascino del concettualismo europeo, del ready-made, della Pop Art, ma muove dalla tradizione popolare cinese, dialogando semmai con il Barocco europeo, la pittura fiamminga, il Surrealismo”. L’esposizione si sviluppa come un viaggio immersivo attraverso i diversi materiali e le tecniche che caratterizzano la pratica artistica di Wu Jian’an: dal vetro di Murano soffiato a mano a opere realizzate con intricate tecniche di carta, pelli intagliate, collage.

Masks, la monumentale installazione di Wu Jian all’ingresso della mostra

All’ingresso della mostra domina Masks (2017–2018), una monumentale installazione composta da 360 sculture intagliate nel cuoio. Da contraltare, nella stessa sala, colpisce The Heaven of Nine Levels (2008–2009), un’opera finemente traforata realizzata in cuoio intagliata a mano, struttura in metallo, sorgente luminosa LED. Si prosegue con la serie Incarnations (dal 2011), un alfabeto di 186 figure sovrapposte, intagliate su carta da acquerello, dipinte e cucite con filo di cotone e montate su seta. In particolare i cicli dedicati a Xíng Tiān (2021–2022), leggendario eroe mitologico antico e a The Eternal Cycle – Running Through the Seasons (2024–2025), composizioni di figure che incarnano la trasformazione ciclica delle stagioni e lo scorrere del tempo. Completa l’esposizione la serie Invisible Faces (dal 2019) nell’Aula XI bis, composta da sculture in vetro soffiato a mano realizzate dall’artista presso Berengo Studio. Sembrano visitatori provenienti da un altro pianeta e, al tempo stesso, reliquie di antichi miti che aleggiano nel mondo umano. Un’ultima considerazione. La monumentale installazione all’ingresso della mostra si pone come un diaframma tra il visitatore e la maestosa aula delle Terme di Diocleziano. Appare come un corpo estraneo che urla la propria presenza. Un intervento forse fin troppo eccessivo? Visitate la mostra per rispondere a questo interrogativo.

Redazione

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